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Le dimissioni di Benedetto XVI riscrivono la storia del papato nell’era globalizzata

Pubblicato il 11 febbraio 2013 da Fernando Massimo Adonia
Categorie : Corsivi Scritti

papa benedetto XVIIl passo indietro di Benedetto XVI è già nella Storia. L’ultimo pontefice a dimettersi fu Celestino V nel 1294. Per questo gesto, Dante lo classificò nell’anti-Inferno,  tra i grigi ignavi. Un giudizio durissimo, ma a distanza di secoli diciamocelo pure: il Padre-della-lingua-italiana era troppo coinvolto negli eventi della sua epoca per essere obiettivo. Basti pensare che Celestino V, al secolo Pietro Angeleri, fu un sant’uomo, addirittura un mistico. Ma questo è un episodio del passato. E bisogna stare attenti a non avanzare facile analogie e sovrapposizioni.

L’uscita di scena Papa Benedetto, teologo, impone alcuni interrogativi sul presente e sul futuro della Chiesa, dell’Occidente e dell’intero consesso mondiale. Chi pensa a complotti è fuori strada. Il gesto di oggi, è in perfetta linea con quanto prescrive il Codice di diritto canonico: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”. A quanto pare Ratzinger è ancora nel pieno delle sue facoltà mentali (fisiche, probabilmente, un po’ meno). Così dal giorno 28, precisamente dalle ore 20.00, la sede di Pietro sarà vacante. Verrà convocato un nuovo Conclave e molto probabilmente Benedetto XVI si ritirerà definitivamente dalla scena pubblica. La sua vita terrena si concluderà, necessariamente, nel riserbo e nel silenzio di una scelta monacale.

Quali scenari ci aspettano? Difficile rispondere. Una cosa è certa: a differenza del 2005, i vertici ecclesiali sono divisi. Ratzinger era il Papa dell’Unità tra le correnti. La rapida fumata bianca del 19 aprile fu indicativa di quel clima. Come è pure probabile che lo stesso ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede svolgesse già un ruolo di primissimo piano alle spalle del Beato Giovanni Paolo. Ma l’interrogativo esatto non è, da oggi in poi, come verranno eletti i prossimi vescovi di Roma, ma sul come usciranno di scena. Benedetto XVI indica uno scenario nuovo, anzi suggella uno nuovo modo d’intendere il papato. In un mondo globale il successore di Pietro deve essere nel pieno delle forze mentali, spirituali, ma anche, e soprattutto, fisiche. Fino alla morte di Giovanni XXIII, il Papa che aprì i lavori del Concilio con un tumore allo stomaco, non era richiesto un attivismo pastorale da maratoneta. Non erano previsti tanti viaggi e neanche tante diplomazie a cui tener conto.

Se prima il Primato petrino aveva una estensione pastorale confinata, tutta al più, al vecchio continente, oggi non è più così. Non esistono più le nazioni cristiane, ma l’estensione delle Chiesa romana è globale. Ci vuole una tenuta fisica per tenere a bada un gregge tanto ampio. Soprattutto ora che, a differenza del passato, non vi è più alcuna alleanza tra trono e altare.  Il Papa non può essere considerato più soltanto in termini simbolici. Un Pontefice debilitato, non è accettabile. Da oggi si apre una nuova fase. Benedetto XVI lo sa bene. Lui, prima di altri, ha intuito che la Chiesa romana è mutata profondamente. Proprio lui, da tanti accusato di conservatorismo e integrismo tradizionale. La sua scelta è sicuramente meditata. E, seppure nell’inquietudine di un mondo dove le auctoritas stanno svanendo, il suo gesto va visto in chiave profetica.

Di Fernando Massimo Adonia

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