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Limonov, scrittore fascista (amato a sinistra): “Vorrei un film di Tarantino sulla mia vita”

Pubblicato il 8 febbraio 2013 da Michele De Feudis
Categorie : Cultura Scritti

limonovEduard Limonov è un intellettuale che milita le proprie idee, come un esteta armato. Il contrario dei pantofolai, dei Soloni che firmano manifesti comodamente seduti nel proprio salotto borghese. Lo scrittore russo è ormai un caso letterario. E la sinistra culturale, sempre pronta a tirare fuori i vecchi scheletri delle contrapposizioni novecentesche, sembra essere rimasta folgorata dalla biografia “Limonov” (Adelphi) curata sullo scrittore nazionalbolscevico dal francese Emmanuel Carrère.

Il quotidiano “La Repubblica” nei giorni scorsi ha intervistato Limonov e la conversazione raccolta da Nicola Lombardozzi conferma che l’autore de “Il diario di un fallito” incarna uno spirito rivoluzionario pienamente in linea con le coordinate di una certa area non conformista della destra italiana.

L’intervista si è svolta nella casa spartana dello scrittore (“Seduto a una scrivania di finto mogano, in una casa umida al terzo piano di una costruita negli anni Sessanta per i funzionari di partito di seconda fascia”) e battuta dopo battuta spiega le sue idee e le sue aspirazioni («Mi piacerebbe che facessero un film su di me. Tarantino sarebbe l’ideale»). Limonov puntualizza che non tutto quello che ha scritto Carrère è parte autentica della sua vita; l’autore transalpino ha rielaborato alcuni spezzoni di romanzi del leader Nazbol e per questo Ed specifica che «non è tutto vero, il mito non deve essere mai autentico», perché nella biografia «ci sono cose che ho fatto, cose che avrei solo voluto fare e cose che forse non avrei fatto mai. Ma non vi dirò mai quali. Limonov è come l’Henry Chinasky di Bukowski».

Invitato a riconoscersi in un catalogo di definizioni (“Un fascista”, “Un genio assoluto”, “Un perfetto stronzo”. Quale le sembra più corretta?), Limonov non ha dubbi: «Bellissime tutte e tre, ma assieme. Separate non vale». E aggiunge che la sua anima non allineata può risultare incomprensibile per chi ha orizzonti differenti o materialistici: «Il successo che cercavo non era quello del denaro o dei premi letterari. Volevo una vita di questo genere. L’ho avuta. E non è ancora finita». Il riferimento polemico è nei confronti di Carrère che nel libro riporta una considerazione di Limonov sulla sua esistenza (“Una vita di merda”): «Questo lo pensa lui che è un borghese. Io sono fiero di non essere finito come tanti miei coetanei persi nell’alcol in una periferia di fabbriche e discariche».

Il finale dell’intervista è pirotecnico: «No, la pietà non serve a nessuno. E io – argomenta Limonov – non la provo per nessuno. Nemmeno per me stesso. Odierei chi mostrasse di provare pietà per me». Poi esalta il proprio profilo guerrafondaio, realmente praticato anche andando a combattere nei Balcani accanto alla tigre Arkan: «Verissimo. L’ho imparato già dai compagni di scuola. La lotta tra gli individui è naturale. Si cerca la supremazia su ogni cosa. Dalla merendina alla donna, al potere. Anche ora sono odiato». E qui c’è la spiegazione dell’attrazione fatale di una certa sinistra orfana di Che Guevara e incapace di surrogarlo con qualche compilatore di manuali legalitari: «Dai miei coetanei (ricevo odio). Mi odiano perché ho vissuto così, perché ho fatto scelte che loro non hanno avuto il coraggio di fare. Perché scrivo bene. Io credo che come non esiste profeta in patria, non può esistere un profeta della propria generazione. I giovani mi ammirano, sperano di imitarmi. Ma quelli che hanno avuto lo stesso tempo a disposizione e lo hanno usato male sono lividi di invidia». Infine demolisce l’accusa di essere un nostalgico dell’Unione Sovietica («Macché nostalgia! L’Urss per i russi è come la Roma imperiale per l’Occidente. Nessuno pensa a ricostruirla così com’era. Ma vogliamo che rimanga oggetto della nostra fierezza storica. Un’ispirazione da non perdere») e conclude con una straordinaria battuta: Carrère «ha spiegato Limonov ai borghesi. Speriamo capiscano».

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Di Michele De Feudis

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