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L’intervista. Schuller: “Il Muro è un ricordo. La Germania non conformista guarda ad est”

Pubblicato il 8 giugno 2014 da Alfonso Piscitelli
Categorie : Esteri Le interviste

schulJohannes Schüller è uno degli intellettuali tedeschi più interessanti della giovane generazione. Nato a Chemnitz quando ancora si chiamava Karl-Marx-Stadt nella ex Germania Est, è giornalista a Dresda e ha fondato il magazine di cultura non-conformista “Blaue Narzisse”. Ha pubblicato di recente “Der Anschlag” (“L’Attentato”)1 dedicato alla figura di Kneifel, dissidente tedesco che riuscì nell’impresa di farsi inquisire sia dai Kommissar della DDR che da quelli della Germania riunificata… Come molti intedeschi Schuller ama l’Italia e riflette sul complicato nodo dell’identità tedesca.

Signor Schüller, Lei è nato in una città che prendeva il nome da Karl Marx. Cosa ricorda dell’atmosfera della DDR? E chi è per lei oggi Karl Marx?

Quando cadde il muro avevo quattro anni, ma anche dopo la riunificazione le maestre di scuola continuarono a insegnare per anni la “lotta di classe”: la storia in senso marxista-leninista. Per capire l’atmosfera della DDR Karl-Marx-Stadt è un buon esempio. Prima della seconda guerra mondiale, quando si chiamava “Chemnitz”, era una delle città industriali più importanti della Germania e fino alla caduta del muro aveva conservato lo spirito di una città operaia. Poi vennero le imprese occidentali, comprarono le fabbriche per pochi euro e le distrussero. Da qui la disoccupazione degli anni Novanta e il disagio che contribuì al diffondersi delle ideologia di estrema destra tra i giovani delusi dal consumismo occidentale e in cerca di una identità. Chi è per me Karl Marx? Nel “Manifesto del Partito Comunista” ritrovo pensieri interessanti sulla borghesia e il capitalismo. Ma lo spirito della “Klassenkampf” – la lotta di classe – mi sembra anacronistico.

Paradossalmente, la DDR ci ha lasciato una eredità più interessante: la conoscenza della grande cultura russa dei Dostoevskij, Tolstoj e Puskin.

Blaue_NarzissePer un certo periodo dopo la caduta del Muro si è parlato di “Ostalgie”: nostalgia dell’Est. Lei ritiene che sia un sentimento ancora vivo in alcune parti della società tedesca o è superato?

Sì, esiste, ma è marginale, perché la “Ostalgie” caratterizza una parte della vecchia generazione che magari vota “Die Linke”, il partito erede del partito comunista di Stato della DDR. Può però anche capitare che alcuni di loro votino per partiti di destra radicale, in quanto simpatizzanti di una “sinistra classica”, molto anti-americana e anti-borghese, legata a un patriottismo non etnico, ma inteso come attaccamento allo Stato.

Oggi si parla poco della DDR il che vuol dire anche dimenticare le vittime del regime della Germania Est come Josef Kneifel a cui ho dedicato un libro. Kneifel – che ebbe problemi anche con la nuova Germania riunificata – mi disse che “oggi la repressione a differenza di ieri è più subdola e maliziosa”.

La Germania è oggi di nuovo grande, ma spesso non amata. Molti imputano all’Euro di essere una moneta “su misura” per l’economia tedesca, a danno di quei paesi che in passato si giovavano per le esportazioni di una moneta più “leggera”. Cosa pensa in proposito?

Non sono un economista, ma per me una cosa è sicura: l’euro e la politica della Merkel stanno distruggendo l’Europa. Non si può imporre una moneta uniforme per economie nazionali molto diverse. L’euro tende a distruggere i popoli del Sud Europa e a minare lo spirito di intesa degli Europei tra di loro. Mi sembra interessante come alternativa delle due monete regionali europee: l’Euro-Nord e un Euro più leggero per i paesi mediterranei come l’Italia.

Parliamo anche della cultura tedesca. Attraverso quali autori passano oggi i valori di questa grande cultura?

Innanzitutto Goethe: mente universale che spaziava dalla letteratura alla teoria dei colori, dall’anatomia allo studio delle testimonianze classiche in Italia e Grecia. La sua concezione organicista abbia influenzato anche Spengler. Poi Schiller, Hölderlin, Benn e naturalmente anche Friedrich Nietzsche.

Un suo parere riguardo alla crisi ucraina?

Sicuramente l’Ucraina è un campo di battaglia geopolitica per due superpotenze, tuttavia non ha molto senso scegliere una “terza via”: né filo-americana, né filo-russa, dal momento che l’Ucraina non ha la capacità di esistere autonomamente senza un collegamento esterno con una delle due realtà, e purtroppo l’Europa e la Germania non riescono oggi ad essere un soggetto realmente autonomo. Per cui ci sono solo due alternative per l’Ucraina: o Russia o NATO.

In quanto tedesco ed europeo devo però confessarle la mia chiara simpatia per la Russia e sa perché? Perché la Russia non ha soldati sul nostro territorio! Nella Germania Est gli ultimi soldati russi sono andati via nei primi anni Novanta… gli Americani ancora sono stanziati a Stoccarda, ad Heidelberg, a Ramstein. E lo stesso vale anche per voi in Italia: non vedo nessun soldato russo in Italia…

Ora la NATO, dunque gli Stati Uniti, vogliono occupare indirettamente anche l’Ucraina e assediare in tal modo la Russia. Penso che i nazionalisti ucraini siano solo una pedina in questo gioco di scacchi: magari dopo che sono stati utilizzati e diventano ormai inutili vengono eliminati come è accaduto ad Alexandr Muzychko, ucciso dopo il putsch di Maidan.

Importanti gruppi industriali tedeschi si sono schierati contro l’idea di sanzioni alla Russia, hanno espresso i loro dubbi riguardo a una UE nettamente schierata contro la Russia. Quali sono le sue idee in merito alle relazioni russo-tedesche?

E’ importante la cooperazione Germania-Russia per motivazioni economiche, ma anche per il fatto che la Russia può aiutare i paesi europei a riconquistare la loro sovranità. Sono interessanti i segnali mandati da Putin a quelle forze politiche europee che si pongono davvero l’obiettivo di una indipendenza delle nazioni europee dalla egemonia della NATO.

Ovviamente bisogna rimanere disincantati: Putin persegue naturalmente gli interessi russi, non potrebbe essere altrimenti. Io auspico che gli Stati europei tornino ad essere realmente sovrani e che cooperino su un piede di pari dignità con la Russia.

Da sinistra a destra nel panorama politico come sono schierati i partiti e i movimenti politici in relazione alla “questione russa e ucraina”?

I partiti nel parlamento nazionale sono quasi tutto contro Putin all´infuori della sinistra radicale, il partito “Die Linke” di cui parlavo prima. Tuttavia anche la Merkel è consapevole che forti sanzioni economiche risulterebbero controproducenti e per questo non si arrischia a ingaggiare un confronto diretto.

Sul versante destro vi sono simpatie verso Putin, visto come un leader che difende coraggiosamente il suo paese dalle invadenze della NATO, anche se gruppi di destra radicale come l’NPD appoggiano – per una strategia abbastanza sprovveduta – i movimenti ucraini di Svoboda e Pravy Sektor.

E quale è la sua personale opinione su Vladimir Putin?

Mi sembra un buon presidente per la Russia e mi fa piacere che ammiri molto la cultura tedesca e si sia sempre sforzato di mantenere buone relazioni con la Germania. D’altra parte sono i Russi che devono decidere se per loro è un buon presidente…

Quali sono i valori che nel XXI secolo dovrebbero a suo avviso fondare l’identità della comunità tedesca?

Innanzitutto il senso della propria storia e della comunità. Dobbiamo sentirci parte importante di una Europa Sovrana…

una Europa “unita da Lisbona a Vladivostok”?

Sì. In tutto il continente abbiamo problemi comuni: l’immigrazione sregolata, la burocrazia di Bruxelles, una moneta imposta dall’alto come l’Euro, la mancanza di sovranità sostanziale. Per questo abbiamo bisogno di una con-federazione che si fondi su una pluralità di popoli: qualcosa di diverso dall’Unione Europea che si basa sull’imposizione di uniformità e su astratti parametri economici. La diversità e il pluralismo non possono essere ostacoli, ma appunto le proprietà fondamentali di una Europa “unita da Lisbona a Vladivostok”.

1 http://laden.blauenarzisse.de/allgemein/der-anschlag/

@barbadilloit

Di Alfonso Piscitelli

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