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Appuzzuni. Nicoletta Petruzza: “L’arte come capacità di sognare. Per vivere di arte”

Pubblicato il 6 febbraio 2013 da Rosalinda Cappello
Categorie : Scritti

nicoletta2Siamo un Paese depresso. Non passa un giorno in cui non sentiamo nominare la parola “crisi”. Crisi economica, crisi di valori, crisi di identità, crisi globale ed esistenziale. È un continuo bombardamento di negatività e di sfiducia. Ma possiamo tirarci fuori da questo pessimismo che rende inerti, con un movimento opposto e di pari intensità che incoraggi ciascuno a credere, nonostante tutto, di potere intervenire – con i propri mezzi e nel proprio ambito – per attivare un meccanismo positivo, di crescita, di fiducia, risvegliando quel dinamismo che permette di ripartire con energie rinnovate.

E questo meccanismo virtuoso può essere messo in moto anche attraverso l’esempio e le storie di chi non si è rassegnato alla crisi e alle difficoltà, o che, non contento della direzione verso cui stava andando la sua vita, ha deciso di dare una sterzata, innescando un cambiamento che lo ha portato verso strade nuove. 

Persone vere, concrete, che ciascuno di noi può incontrare in strada, sui mezzi pubblici, in fila alla posta o a una mostra.

Gente che per svariati motivi ha intrapreso un percorso nuovo, nonostante le difficoltà, gente che ha scelto di liberarsi dalle briglie di un corso nel quale non si riconosceva più.

Individui che non mollano, che cercano di realizzare i propri sogni, o che dopo la perdita del lavoro trovano la forza per rialzarsi e per rimettersi in gioco.

Magari non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma non possiamo abbandonarci al pessimismo dicendoci che tanto non è possibile cambiare. Concediamoci di essere un po’ Candide, per non precipitare nel disfattismo di chi spacciandosi per realista rinuncia a combattere.

L’utopia magari non si concretizzerà mai, ma è il limite a cui dobbiamo tendere, come diceva Leibniz.

E la prospettiva appuzzuni, rovesciata rispetto a un flusso non sempre favorevole, può aiutare.

Crea per vivere. Ha scelto di vivere da artista Nicoletta Petruzza, con tutte le complicazioni e le difficoltà che si accompagnano a una passione che richiede coraggio perché fuori dagli schemi tradizionali. Soprattutto se si è una giovane donna, di 27 anni, e si vive in un piccolo paese della Calabria e non in una metropoli. Ma da quando ha preso questa decisione è rinata, è contenta, soddisfatta. Il sorriso è sempre stampato sul suo volto. Perché la fatica è compensata dall’appagamento che nasce dai piccoli miracoli generati ogni volta che crea qualcosa.

Creare con le mani è un antidepressivo potente, molti terapeuti lo consigliano ai loro pazienti. Li aiuta a tirar fuori il mondo collegato a quell’io più profondo che viene soffocato spesso dalle urgenze della vita quotidiana. Priorità che alienano proprio perché allontanano dalla verità che ciascuno ha dentro di sé, rendendo meno autentici. Perdere questa sintonia con un mondo nascosto fa sentire vuoti, senza energie. Il sorriso si spegne e questo Nicoletta lo sa bene. Dopo aver studiato al liceo artistico di Catanzaro, invece di ascoltare e di seguire subito quella vocina interna, ha accettato il percorso stabilito dal contesto, quello di iscriversi all’università e laurearsi in architettura a Roma. Il traguardo della laurea non poteva non essere raggiunto, è questo che prescrive la mentalità corrente, soprattutto in ambienti tradizionali, per non essere bollati come nullafacenti. Ma dopo aver compiuto il suo dovere, uno sforzo che era riuscito quasi a cancellarle quel suo sorriso luminoso, ha trovato la forza di dire: “Adesso basta, adesso si fa come dico io”. A qualunque prezzo.

Ha fatto le valigie ed è tornata in Calabria, perché vivere a Roma era diventato insostenibile per le sue disponibilità finanziarie, dove ha cominciato il cammino di riavvicinamento alla Nicoletta autentica. L’artista che vive di arte, anche se l’arte – in un Paese come il nostro, che non la valorizza – spesso fa fare la fame. Ma lei è più forte da quando ogni giorno le sue mani possono concretizzare le mille idee che si riproducono in continuazione nella sua testa.

“Sogna ragazzo, sogna” cantava qualcuno. E il sogno è la sua legge più autentica. Il resto, dalle bollette alle spese ordinarie, sono inciampi, i sacrifici correnti che le impone la sua scelta. “Fino ad agosto ho lavorato, per fortuna non devo pagare un affitto e spendo soltanto quello che mi serve per mangiare e per l’acquisto dei materiali. Poi chiudo le tasche…”

Il coraggio dell’arte è più forte di qualsiasi fantasma mandato dai bisogni primari. “Sto meglio ora che sono sopravvissuta a tante battaglie”, racconta lei, che di battaglie ne combatte quotidianamente pur di non mollare. Le sue coloratissime e rifinitissime matriosche fatte di fimo, da indossare o appendere, i suoi dipinti e affreschi sono una giusta ricompensa (http://www.appendiunidea.it/ e su facebook Nicoletta Appendiunidea). Dei piccoli capolavori, rifiniti in ogni dettaglio, che mettono di buonumore soltanto a guardarli. Quanta bellezza produce il sogno, unito al talento e alla creatività.

“Se un giorno avrò un figlio, cercherò di non imporgli una strada da seguire ma di trasmettergli che deve cercare di realizzare ciò che desidera e che ama, perché soltanto la passione può portare in alto… più in alto di qualsiasi altra cosa”. In barba alle imposizioni in nome di una presunta normalità, della convenienza e della calcolata saggezza che creano eserciti di scontenti e di insoddisfatti aridi. Oltre che di incapaci. Perché quando non c’è vera passione e predisposizione per il proprio lavoro, non c’è reale impegno e dedizione. Con risultati poco felici in termini di qualità ed efficienza.

Nicoletta va controcorrente rispetto a una crisi generale che deprime e uccide i sogni di generazioni: “La crisi ci ha tolto sicurezze e stabilità ma ci ha ridato il tempo di pensare, di fermarci in questa corsa senza sosta che è la vita. E quando ci si ferma, ci si accorge di vivere e si comincia a vivere davvero. La crisi ci ha dato anche il coraggio di rimboccarci le maniche e di trovare dentro noi stessi la forza necessaria e nelle nostre mani le risorse per continuare sempre a mettersi in gioco. Ma soprattutto la crisi ci ha ridato i sogni, quelli che avevamo perso crescendo. I sogni veri, quelli più intimi, quelli senza i quali la vita non ha colore, né profumo, né dolcezza, né poesia”. Tra i suoi sogni Nicoletta c’è quella che definisce “una folle passione” per l’illustrazione per l’infanzia.

Nicoletta si definisce un “punto interrogativo vivente” che sperimenta in continuazione nel tentativo di “capire (forse) dove andrò a finire”. Il talento per quello che fa è una condizione imprescindibile, naturalmente. Affinché un sogno possa diventare qualcosa di più è inevitabile che si sappia fare ciò che si vuole fare. Una lezione che ha appreso dal suo insegnante durante un corso di illustrazione per l’infanzia. “‘Dovete fare quello che sapete fare’, diceva. Questo maestro mi ha cambiato la vita”.

A sostenerla, tra tutti, il suo fidanzato Pino, la sua amica dei tempi romani Annalisa e quella d’infanzia Monya. “Quest’ultima ha sempre ammirato la mia arte. Per i suoi 18 anni come regalo ha voluto che le facessi un ritratto. Non perde mai occasione per chiedermi qualche regalino artistico e questo mi fa sentire apprezzata, più di quanto io stessa non riesca a fare, a volte. È felice di sapermi felice. Annalisa mi accompagna ai mercatini quando vado a Roma. È stata mia coinquilina nell’ultimo anno e mezzo in cui sono stata nella capitale. Tra di noi si è creata una tale intimità che sembrava ci conoscessimo da sempre. Devo ringraziarla perché ha capito sin da subito quanto per me fosse importante creare e mi stimolava a farlo. I primi orecchini che ho realizzato a forma di matriosca li ho fatti pensando a lei. La prima “Piccola Donna”, creata ancor prima che prendessi la decisione di seguire la mia passione per l’arte, era per lei. Comprende profondamente le ragioni della mia scelta e mi sostiene sempre”. Ma c’è anche il fidanzato di Nicoletta, Pino, “un sant’uomo che mi sta accanto. È in assoluto la persona che mi dà il sostegno morale più grande. Ha in me una fiducia infinita e, quando mi vengono le crisi di pianto, quando sono assalita da mille dubbi, mi dice: ‘Devi fare ciò che ami e che ti fa stare bene. Non devi pensare a nient’altro e a nessun altro’. E allora le lacrime diventano di gioia”.

Tempo, costanza e pazienza sono le direttrici di Nicoletta, perché sa benissimo che affinché la sua passione possa diventare definitivamente un lavoro bisogna costruire un percorso con la massima dedizione, “realizzando ciò che viene più naturale perché è proprio quello che ci appartiene di più. È un esercizio di prova continuo e il tempo speso non è mai sprecato, tutto serve per migliorarsi. Voglio concedermi questo tempo e la speranza di crederci… È un regalo che mi sto facendo. Su una vita intera, voglio concedermi ora il diritto di provarci. Non è mai troppo tardi”.

Da quando ha cominciato con i suoi lavori Nicoletta è andata in giro per fiere e mercatini. Si è messa in discussione per vedere quale tipo di accoglienza avrebbero avuto. La gente acquista, perché i suoi oggetti sono belli e non costano tanto. Anche se, al momento, “per mangiare sarò costretta a trovare un altro lavoro, ma part time”.

“Che cosa mi sento di dire a chi vuole seguire le proprie passioni e farne qualcosa di più di un hobby? Insisti, cerca, sperimenta e trova la strada per fare ciò che ami. C’è sicuramente. Non ho dubbi su questo, basta trovarla”.

Di Rosalinda Cappello

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