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Libri. “Non à la théorie du genre”: Alain de Benoist demolisce l’ideologia dell’indistinzione

Pubblicato il 22 aprile 2014 da Charles Thimon
Categorie : Corsivi Libri

de benoistLa teoria del genere scuote le coscienze, elettrizza le redazioni, ma per il governo tutto ciò non esiste. E’ un’allucinazione reazionaria? Seminari, saggi, conferenze, “Settimana queer” alla facoltà di Scienze politiche, incontri e altri “progetti di parità” dimostrano chiaramente il contrario. Quando la mobilitazione cominciava a sfidare il potere, i promotori hanno negato improvvisamente la stessa esistenza. Ciò è coraggioso. Ma alla fine, come spesso avviene, più si parla di qualcosa e meno si capisce di che cosa si tratti. In questa anarchia, in cui il sentimento dei media prende il sopravvento sulla conoscenza, le “messe a punto” di Alain de Benoist scateneranno dell’incomprensione, ma nessuna inquietudine.

La teoria del genere ha le sue origini nel femminismo egualitario, una branca poco conosciuta che sostiene che la parità non sarà acquisita se non quando nulla potrà distinguere il maschio dalla femmina. Le differenze tra uomini e donne non saranno legate a un’alterità naturale, ma prodotte da oscure costruzioni culturali, completamente organizzate per consolidare il dominio di un sesso sull’altro. Per uscire da qualsiasi rapporto di dominio, i suoi seguaci si sarebbero incaricati in maniera larvata di eliminare né più né meno la differenza dei sessi! La decostruzione del genere consente di “ricostruirlo secondo il proprio desiderio”…

Questa convinzione, secondo la quale non si nasce uomo o donna, è simile alla trama di una favola: maschi e femmine sono ben differenziati da cromosomi sessuali XY e XX e da organi sessuali. Ragazzi e ragazze sono influenzati in modo differente dalla metà del primo trimestre di gravidanza da geni diversi e ormoni propri…

Nonostante la litania delle prove scientifiche, gli esempi di “lotta contro gli stereotipi” si moltiplicano. Si possono anche rifilare bambole ai ragazzi, e pistole alle ragazze, “le invarianti antropologiche riprendono rapidamente il sopravvento ( … ) A poco a poco, si separa il corpo da ogni riferimento culturale per farne uno strumento di egualitarismo sociale senza fine”. Stanno cercando di far passare una ipotesi ideologica per verità scientifica, mascherando in “giustizia sociale” una falsa necessità sociale. Come al solito, si confondono l’uguaglianza e “se stessi”, la propria teoria, senza misurarne il ridicolo.

Tutto ciò avrebbe dovuto suscitare più indifferenza che indignazione. Perché significa ignorare l’istinto e lo zelo rieducativo dei nostri ayatollah progressisti. La teoria del genere non è altro che una semplice parentesi sulla strada verso l’indistinzione. Alain de Benoist, “controllore dell’irrazionalità”, svela l’assurdità di questa tesi e i danni che la sua applicazione può causare. Sappiamo troppo bene che, in passato, voler cambiare l’uomo ha spesso condotto al disastro. Questo tentativo di indottrinamento meriterebbe, quindi, molte attenzioni e un po’ di vigilanza. (Traduzione a cura di Manlio Triggiani, da boulevardvoltaire.fr)

*Alain de Benoist, Non à la théorie du genre, Editions Mordicus, euro 4,90

Di Charles Thimon

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