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L’intervista. Fulvio Abbate: “Bersani, Monti e Berlusconi ormai parlano come brochure”

Pubblicato il 1 febbraio 2013 da Michele De Feudis
Categorie : Le interviste Politica

fulvio-vs-bersaniLa fantasia come antidoto al conformismo imperante nei palazzi della politica e nelle redazioni dei media italiani: è questa l’indicazione che viene dall’incontro di Barbadillo.it con Fulvio Abbate, scrittore libertario e intellettuale fuori dagli schemi, animatore della “televisione monolocale” Teledurruti, nonché firma del Fatto Quotidiano. Negli ultimi mesi Abbate ha offerto una delle poche novità nel panorama politico preistorico italiano, tutto centrato su temi novecenteschi, animando la provocatoria sigla “Situazionismo e Libertà”.

Marchese Abbate, perché fondare un nuovo movimento chiamato “Situazionismo e Libertà”?

Ho messo al mondo un movimento il cui simbolo è stato realizzato da Georges Wolinsky, leggendario disegnatore satirico del sessantotto parigino, colonna delle riviste Charlie Hebdo o Hara-Kiri. Questa iniziativa mi ha consentito di vivere una esperienza meravigliosa: la candidatura alle primarie del centrosinistra dove ho cercato di portare un sospiro di fantasia. E per qualche settimana sono riuscito nel mio obiettivo, invitato ai dibattiti televisivi come candidato.

Con quale programma?

Abolizione del lavoro, divorzio omosessuale, trasferimento del Vaticano nell’area in via di dismissione dell’Ilva di Taranto, cancellazione della canzone “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano…

Ormai onnipresente.

Una volta era un canto piacevole. Ora è un tappeto sonoro per ogni genere di crimine spettacolare televisivo e radiofonico.

Zelanti antiberlusconiani le potrebbero chiedere di costituire un “blind trust” per evitare il conflitto di interessi con la sua televisione monolocale Teledurruti?

Sembra un paradosso, ma in realtà non lo è. Pur di impedire la mia presenza in televisione, qualcuno sarebbe anche in grado di sollevare un possibile conflitto di interessi, essendo titolare di una rubrica di commento televisivo sul Fatto Quotidiano. La televisione me la sono forgiata con le mie stesse mani, attraverso www.Teledurruti.it, in assenza della quale molti ignorerebbero il mio pensiero sulle cose e sul mondo. Devo dire che – dopo esser stato cacciato dall’Unità da Concita De Gregorio – sono a tutti gli effetti sono una sorta di Solgenitsin e ora con Situazionismo e Libertà il Václav Havel italiano.

Come vengono selezionati i candidati nel suo movimento?

Sulla base della loro capacità di elaborare e secernere dei contenuti, si spera, fantasiosi. Si può anche essere sconfitti, ma è molto grave che in questi decenni la sinistra nella quale mi sono riconosciuto storicamente abbia espresso tutto tranne un briciolo di fantasia. Non a caso con Situazionismo e Libertà mi è tornato alla memoria l’impresa di un comico transalpino, Coluche, che annunciò la sua candidatura all’Eliseo nel 1981, immaginando una Francia “blu, bianca e merda”… Il problema è che l’Italia per ragioni storiche e culturali – la presenza della Chiesa cattolica e della Chiesa comunista – non ha dimestichezza con l’ironia in politica. Tutto è fermo alla parola d’ordine del “pane e lavoro”. Mentre è doveroso un riferimento al godimento e all’eros.

Chi sono i veri nemici?

I miei vicini di casa, che credevano che Berlusconi avrebbe realizzato la rivoluzione liberale e pensano che l’ombelico di Raffaella Carrà sia stato un motivo di liberazione sessuale nel paese, mentre così non è…

Potenziali alleati?

Tutto un mondo che ho conosciuto intorno al 1977, quando abbiamo occupato le università con lo slogan “Dopo Marx, Aprile. E dopo Mao, Giugno!”. Quel movimento poi è andato a morire tra l’idiozia dell’Autonomia operaia, l’iper-idiozia del partito armato e il grigiore berlingueriano. Ma c’è stata una avanguardia significativa che ha creduto si potesse lavorare in maniera situazionista in attesa che arrivasse “la risata che vi seppellirà”.

In passato è stato iscritto ad altri partiti? Perché poi li ha abbandonati?

Al Partito comunista italiano e all’Unione dei comunisti italiani marxisti leninisti ovvero Servire il Popolo. Poi basta. In Servire il Popolo il volto di Mao, ero molto giovane, sembrava potesse avere lo stesso valore apotropaico aveva per le donne del sud Padre Pio, ma è più grave che abbiano creduto in questo progetto persone già adulte nei primi anni settanta, come Alberto Moravia o Marco Bellocchio o Rossana Rossanda. Il Pci ad alcuni di noi, pur essendo libertari, è sembrato che potesse riassumere quello che Pier Paolo Pasolini chiamava “l’umile Italia”, essendo nello stesso tempo un contenitore di tensioni comunque rivoluzionarie, ma poi questo non è avvenuto. Essere marxisti e andare con gli agrari è quanto di più banale ci possa essere. Invece la grandezza sta nell’essere marchesi e stare dalla parte delle classi subalterne. E il Pci aveva al suo interno un catalogo umano meraviglioso, accanto a una serie di solenni teste di cazzo, e penso ai gruppi dirigenti.

Il politico più fantasioso?

Nessuno, non ne sto riscontrando.

Il meno fantasioso?

Sarebbe facile dire Mario Monti, ma anche Beppe Grillo non scherza affatto. Sentire certe sparate del comico fa venire i brividi. Il linguaggio politico è nemico della fantasia. Quando a Omnibus ho discusso di Situazionismo e Libertà mi sono trovato a dire agli uomini di Bersani, Renzi e Berlusconi che parlavano come brochure.

Cosa si aspetta dalle elezioni?

Se vince Berlusconi ci dobbiamo aspettare quello che sappiamo, il conformismo con i colpi di sole. Ma cambia poco. La differenza tra la destra e la sinistra è molto semplice: la destra è conformista con il berrettino Gucci in testa, la sinistra senza berrettino Gucci.

Un appello elettorale dalle colonne digitali di Barbadillo.

Alle elezioni non ci saremo. Ma posso dire per chi voterò in maniera altamente aristocratica: metterò una croce sul simbolo del Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, organizzazione trozkista. Trozky torna sempre fra noi: o ricordando che il suo assassino era lo zio di Christian De Sica o per dire che trozkisti erano stati definiti i teorici della destra americana di Bush figlio oppure ancora perché alcuni si ricordano che Trozky era fissato con la fica e si è scopato Frida Kahlo, senza provare paura davanti all’immagine surreale del mono-sopracciglio.

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waldganger2000

Di Michele De Feudis

2 risposte a L’intervista. Fulvio Abbate: “Bersani, Monti e Berlusconi ormai parlano come brochure”

  1. bravo Michele, anche se ogni volta che certi personaggi vomitano le loro ‘idee’ -idee fra virgolette come diceva il buon max vinella-, caccio di tasca un santino della diccì e recito un andreottimorofanfani gratias. la politica è una cosa seria, accipicchia, non un tavolinetto sul quale accumulare distrazioni. giocando di 100 lire per volta.
    un abbraccio, Marco

  2. Redazione

    grazie marco. l’intento di queste interviste e’ di fustigare i costumi grigi degli attuali politici che sembrano rimasti alle tribune elettorali che stordina paolo villaggio nei film di fantozzi. poi concordo: le culture di governo non si costruiscono sulle provocazioni ma devono avere fondamenti ben differenti.
    ricambio l’abbraccio
    Michele

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