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Cultura (di G.de Turris). Le sinistre sbandate di Franceschini “figlio di un sansepolcrista”

Pubblicato il 5 aprile 2014 da Gianfranco de Turris
Categorie : Cultura

altare patriaLettera aperta al Ministro della Cultura Dario Franceschini

Illustre Signor Ministro,

Ella era già una persona autorevole non tanto perché si è fatto crescere una barba autorevole, quanto perché ha pubblicato ben quattro romanzi. E’ vero che uno dei suoi predecessori, Valter Veltroni, ne ha pubblicati il doppio, ma i suoi sono stati definiti da famosi critici di un realismo magico “alla Garcia Marquez” (il che ce lo  fa considerare quantomeno simpatico). Ebbene, perché allora ha cercato uno scoop ideologico-mediatico per accreditarsi ancor più autorevole? Mi pare infatti che sia stato il primo e sinora  unico ministro della storia della repubblica, e non solo dei Beni Culturali,a inaugurare il proprio fresco mandato con un gesto grandemente simbolico che in tutta evidenza nelle sue intenzioni è servito a sottolinerare quale sarà la strada politico-culturale che intende percorrere e con quale stigma caratterizzarla.

Subito dopo il suo giuramento al Quirinale domenica mattina si è precipitato al Museo della Liberazione di Via Tasso. Come si legge nella “cronaca di Roma” del Corriere del 24 febbraio, Ella ha scritto sul libro dei visitatori: “Il mio primo giorno da ministro qui da voi, che in mezzo a mille difficoltà avete tutelato questo luogo prezioso per la memoria e per il futuro”.  Poscia, per rendere immediatamente noto al volgo il suo gesto ministeriale senza attendere la carta stampata del giorno dopo, ha cinguettato su Twitter: “La mia prima visita di ministro al museo di  via Tasso nelle stanze dove oltre duemila persone  furono interrogate e torturate dai nazisti”. Un gesto che fa il paio con la sua trovata di anni fa di giurare sulla lapide dei martiri uccisi dai nazifascisti…

Un atto inequivocabile che marca, ripetiamo,ab initio il suo mandato governativo, proprio come Ignazio Marino per marcare simbolicamente il suo mandato di sindaco della Capitale la prima cosa che ha fatto è stata la cosiddetta “pedonalizzazione dei Fori Imperiali”, una decisione rapidissima non certo urgente evidentemente voluta dalla lobby ideologico-culturale che lo ha sostenuto, come fu scritto sempre sul Corriere senza indignate smentite.

Ora, Illustre Ministro, che nella Capitale vi siano altre istituzioni che navigano fra “mille difficoltà” ce ne sono a iosa, dal Teatro Valle al Teatro dell’Opera, tanto per citare i casi più clamorosi, ma la decisione di andare al Museo della Liberazione, cosa mai fatta da altri in precedenza (i comunisti/postcomunisti Veltroni, Melandri, Bray) è sintomatica e pone vari interrogativi sulla posizione e gli scopi di un ministero “culturale” come il suo, se non si vuole essere demagogici e semplicistici.

 E’ verissimo: come dicono le sue biografie e i giornali ripetono, Ella è “figlio di un partigiano” proprio come illo tenpore si diceva “figlio di un sansepolcrista”, ma tutti si sono dimenticati oggi di dire che Ella è anche “nipote di un fascista”, suo nonno materno Giovanni Gardini, fascista della prima ora, amico di Balbo che seguì in Libia, che dopo l’8 settembre scelse la Repubblica Sociale.

Lo scrisse Giampaolo Pansa, ricordano le sue stesse parole, ne La Grande Bugia (2006).Ma, Ella scrisse, era “benvoluto da tutti”, non si oppose a che la figlia sposasse un partigiano dc, era affettuoso con i nipotini, Insomma, un fascista atipico?

L’Italia è questa: in una stessa famiglia ci sono stati fascisti e antifascisti, democristiani e comunisti, repubblicani e monarchici. La guerra civile si deve perpetuare allora in eterno? A quasi un secolo dalla marcia su Roma e a quasi settant’anni dalla fine della guerra mondiale la situazione non è cambiata: buoni di qua e cattivi di là (a meno che non siano i propri nonni?). Anche nella stessa famiglia: nonni, padri, fratelli, nipoti, cugini.  che giustifica ogni discriminazione ideologica in nome dell’antifascismo nei confronti anche di chi “fascista” non è ma viene classificato come tale. Costoro avranno diritto di parola o no?

Ed Ella, Signor Ministro, se la sente di garantire la libertà di espressione di costoro? Interverrà in loro difesa se qualcuno cercherà di impedire conferenze o presentazioni di libri? Difenderà ad esempio il diritto di parola del filosofo marxista Diego Fusaro che ha rinunciato a intervenire a CasaPound per le minacce di morte da parte della Rete Antifascista? O il blitz a Via Tasso glielo impedirà?

Ella è un giovane/vecchio democristiano in quel di Ferrara, terra di grandi passioni anche politiche, un democristiano di sinistra che pare comportarsi peggio di alcuni intellettuali comunisti intelligenti. La sua intemerata antifascista da segretario pd contro Berlusconi il 25 aprile 2009 è rimasta memorabile: ritiene dunque di essere più antifascista di altri? Ad esempio, di Gianni Borgna che in dieci anni di assessorato alla cultura al comune di Roma si è comportato in un nodo che oggi sembrerebbe impossibile: il tempo passa infatti e la situazione si aggrava quanto a faziosità. Come Marcello Veneziani ha ricordato su queste pagine, Borgna organizzò o finanziò senza problemi convegni e mostre su Junger, Gentile, Pound il futurismo, addirittura su un none considerato tabù come Julius Evola, valutandone solo l’importanza culturale senza pregiudizi ideologici. Borgna era del vecchio PCI. Ella che è stato della vecchia DC, del PPI, dei Cristiano Sociali, della Margherita, dell’Ulivo, del PD, non è comunista ma dc de sinistra, li organizzerebbe o accetterebbe di finanziare in quanto ministro convegni su questi autori e questi temi?(Tra parentesi se li è mai visti i profili degli “Intellettuali scomodi del Novecento” di Giano Accame e Sergio Tau che Rai 3 mandò in onda una decina di anni fa?)

E se non ritenesse di poterlo fare, quale il motivo? Forse il comunista Borgna era meno “antifascista” del piddino Franceschini ex dc? Non lo era di meno, chiaro, ma aveva una visione della cultura a tutto campo e post-ideologica  senza pregiudizi e senza ossessioni politiche incombenti. Dagli anni Novanta ad oggi si sono dunque fatti passi indietro? Un certo tipo di cultura verrà risospinta nel ghetto, anzi nelle fogne? Alcune personalità saranno di nuovo reiette Dovremo assistere a contestazioni di piazza (che all’epoca di Borgna non ci furono) se si oserà effettuare un convegno su di essi? E, infine, secondo Lei è “democratico” tutto ciò, Illustre Ministro? Non so se se lo ricorda, ma Giampaolo Pansa, altro antifascista senza i paraocchi, propose al presidente Ciampi, per una vera pacificazione tra gli italiani, di andare a deporre una corona di fiori a Piazzale Loreto e, in alternativa ad una memoria “condivisa” obbligatoria per tutti una  memoria “accettata” da una parte e dall’altra. E il fatto che i libri di Pansa sulla “controstoria della resistenza” abbiano venduto oltre un milione di copie non le suggerisce nulla? oppure per Lei è un particolare insignificante? I suoi quattro romanzi hanno venduto di più, magari. Quale il suo pensiero in proposito da ministro che si occupa della cultura di questa nazione ancora abbarbicata alla sua antica guerra civile nel 2014?

Ma, come diceva uno spirito libero e caustico quale Ennio Flaiano: “Vi sono due tipi di fascismo: il fascismo storico propriamente detto e l’antifascismo”.

@barbadilloit

Di Gianfranco de Turris

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