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Rugby. Lo scrittore Alessio Viola oltre vecchi schemi: “Antifascista giocavo nella Fiamma”

Pubblicato il 29 marzo 2014 da Redazione
Categorie : Sport/identità/passioni

rugby pallone“La bellezza del rugby è che riesce a far convivere persone diverse in questa passione”: Alessio Viola è uno scrittore barese, autore del bel romanzo “Dove comincia la notte” per Rizzoli.

Antifascista, ha preso una posizione netta dopo la querelle All Reds-Corsari, scoppiata dopo la scelta settaria di impedire ad un giocatore di destra di giocare una gara del campionato di serie C. Non ha invitato ad edulcorare le differenze e i solchi ideali tra universi di valori e di milizia, ma ha semplicemente ricordato che “se scegli uno sport e giochi in un campionato non puoi sceglierti gli avversari”. Insomma ha espresso un dissenso argomentato rispetto a chi vorrebbe applicare schemi settari e ideologici anche nelle contese sportive.

Ecco la lettera postata su Facebook da Alessio Viola

“Cari compagni reds, cari fratelli rugbysti. Sono un antifascista da sempre. Militante, come si diceva una volta. E credo conosciate il senso che si dava a questo termine. Ho giocato per dieci anni nel Bari, in serie C1, agli inizi si chiamava Fiamma perché era stato fondato da un professore di educazione fisica fascista. Questo non impedì a diverse persone di sinistra e antifascisti di convivere in quella squadra con alcuni giocatori di destra, certo non fascisti militanti o mazzieri. E c’erano anche due poliziotti”.

“Io non amo la retorica dello sport al di sopra di tutto. È una cazzata. Nello sport ognuno porta le sue passioni e le sue idee. La bellezza del rugby è che riesce a far convivere persone diverse in questa passione. Non sono per l’ipocrisia. In un caso simile avrei semplicemente lasciato al pubblico l’eventuale contestazione”.

“Una volta, a Pomigliano, contro l’Arci rugby, giocammo sotto una selva di fischi e improperi contro di noi perché eravamo “fiamma”. Giocammo e perdemmo, poi il terzo tempo servì a chiarire tutto. Ovviamente un terzo tempo che non è obbligatorio, se non ti va non ci bevi con uno così. E se capita lo meni pure, tanto per essere chiari”.

“Ma insomma credo che abbiate fato una scelta sbagliata, ecco. Ripeto, non per la retorica dello sport che affratella o perché potevate “rimediare” sul campo, soluzione vigliacca e diseducativa per i ragazzi. Semplicemente perché se pratichi uno sport e lo fai in un campionato non ti puoi scegliere gli avversari. Lo fai o non lo fai. (…) Ma quando entri in campo giochi. Oppure cambi sport. Non sono convinto ovviamente che queste siano le regole migliori del mondo. Ma solo dopo la rivoluzione potremo scegliere chi far giocare e chi no. Un abbraccio fraterno”.

@barbadilloit

Di Redazione

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