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Il ritmo digitale tra tweet, Wikipedia e la mania dei giornalisti per i social media

Pubblicato il 30 gennaio 2013 da Giovanni Marinetti
Categorie : Scritti

Twitter  ubriachiLe domande dell’uomo, quelle importanti, non cambiano, rimangono le sempre le stesse. Su tutte, una: “Chi sono”? Il piccolo uomo moderno trova la sua risposta su Google, si accontenta di ritrovare il suo nome tra i miliardi di link nel mare di internet. Se non esisti su Google, non esisti. Punto. Reale e virtuale non sono più distinzioni credibili, il reale esiste solo è presente anche nel virtuale; il virtuale è reale che si rende presente. “Chi sono?” non trova risposta esistenziale, la filosofia ha ceduto il passo al pop liquido, esserci basta e avanza.

Ma gli uomini, pur piccoli e proprio perché moderni, non sono tutti uguali: il piccolo uomo moderno si accontenta di un link che richiami anche solo al proprio profilo Facebook o Twitter; il piccolo uomo moderno Vip ha bisogno di qualcosa in più: esiste solo se ha una pagina Wikipedia dedicata.

Sono 600 mila i profili Wikipedia, l’enciclopedia libera: uomini e donne che il mondo deve conoscere, possessori – a loro insaputa e non – di una pagina che ne racconta gesta, curriculum e curiosità. Basta una comparsata in tv, un articolo di giornale, un’immagine che colpisce come proiettile di gomma l’immaginario collettivo e il gioco è fatto: il piccolo uomo moderno diventa Vip da consumare.

Anche l’enciclopedia, il suo concetto, si arrende alla modernità: veloce, sempre aggiornata, sempre affamata di novità, regala spazio anche a chi è famoso per essere famoso. 600mila Vip su 6 miliardi di persone, prodigi della globalizzazione. A conti fatti, visti i tempi con cui si bruciano le persone-oggetto, nemmeno tanti: prodotti di un’industria culturale che riproduce in maniera ossessiva ciò che funziona, con mille copie delle copie di miti veri. Piccoli uomini Vip, dunque.

E la politica? Soprattutto in campagna elettorale, la politica che fa? Vip d’altra specie in cerca della gente, di elettori, di consumatori. Spuntano come funghi profili Facebook e Twitter dei politici, per avvicinarsi, per dire a tutti: “Ehi, sono un Vip, sono la Casta, ma sono come voi, parlo con voi, ho anche io un misero profilo Facebook e Twitter, mi potete parlare, mi potete spiare proprio come fate tra di voi”. Ma non ce la fanno, la Casta è mantello che non togli facilmente, basta leggere i dati del rapporto della ricerca “Parlamento 2.0”: in media i parlamentari hanno 2265 followers, ma solo 323 following.

I social media sono la nuova frontiera del giovanilismo a tutti i costi di una classe politica vecchia e tecnologicamente analfabeta (salvo rare eccezioni). Bisogna averlo il bouquet di social media, anche se poi a gestirlo sono esperti pagati per farlo. I Vip e la gente comune, il rapporto non cambia, coi Vip che pagano chi svolge per loro il “ruolo” della gente comune.

Certo, c’è anche il problema della pigrizia giornalistica che trova più comodo riportare una dichiarazione presa da Twitter, invece di cercarla coi vecchi metodi. Giornalismo ridotto a copia e incolla senza domande, senza filtro, senza “giornalismo”. Un’istigazione a “twittare” che mortifica il mestiere.  I politici “digitalizzati” andrebbero lasciati soli, a “seguirsi” tra di loro. Si annoierebbero, come qualsiasi altro Vip. Famosi per essere famosi.

Di Giovanni Marinetti

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