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Economia. Le banche-ombra azzoppano il Dragone, la Cina rischia il crac?

Pubblicato il 19 marzo 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Economia

China-Light-Rotterdam-134607356525Uno spettro aleggia sulle Borse di tutto il mondo: la Cina rischia il tracollo. L’azzoppamento del Dragone, annunciato ormai da mesi, è nell’aria. Lo sentono, gli sciamani dell’economia. I sintomi ci sono, giurano i medici della finanza. Le cause cambiano, affermano gli investigatori delle quotazioni. Pure Soros l’ha detto: teme l’incertezza del mercato cinese. E se lo dice lui…

Gli scricchiolii alla base della Grande Muraglia (economica) fanno paura a tutto il mondo. A cominciare da quello occidentale: la cortina di bambù – versione made in China della guerra fredda Usa-Urss – è ormai un ricordo tenuto in vita dagli storici o da qualche ingenuo che si ostina a non voler vedere la progressiva e tentacolare azione politico-economica di Pechino in tutto il mondo. Quella cinese è un’economia controllata, pianificata e poco tollerante agli scossoni. Nel Regno del Dragone, d’altro canto, comanda ancora il Partito comunista. Nonostante i vorticosi e impietosi mutamenti sociali dettati dall’espansione economica del gigante cinese. Anche un’oscillazione di un decimale, sulla quotazione della valuta nazionale – lo yuan – è un segnale d’allarme. E questo è accaduto e, a detta di molti, sta già accadendo da troppo tempo.

Secondo quanto riportano tabloid e giornali specializzati in tutto il mondo, la causa della (imminente?) crisi del Dragone ha un nome preciso: shadow-banking, ossia l‘attività finanziaria clandestina che avviene alle spalle delle decisioni assunte dal Partito e dai suoi tecnici. Un sottobosco intricatissimo e oscuro, dove finanza, speculazione e politica si intrecciano in un clima tale da far sembrare le avventure di James Bond quelle di uno scout al campo estivo. Per di più si tratta di un mondo del quale non vi è contezza seria nè affidabile: gli investimenti ‘ombra’ non sono quantificabili se non in via d’ipotesi. Ebbene in questo mondo oscuro e inquietante è entrato il demone dell’avidità e della speculazione a tutti i costi. Risultato: gli squali della finanza clandestina cinese rischiano di perdere tutto per aver ceduto alle lusinghe delle più spericolate operazioni senza adeguati paracadute. Qualcuno è pronto a giurare che, al confronto, la crisi dei mutui sub-prime in Usa è stata una passeggiata di salute.

Lo scenario cinese, però, rimane sempre una Sfinge. Fatto sta che da mesi (almeno dal dicembre scorso) si è iniziato a parlare, sempre più insistentemente, del pericolo di una bolla speculativa in Borsa. La cui esplosione rischierebbe di travolgere l’economia emergente più pianificata (e potente) al mondo. Dovesse accadere – in passato c’era stato chi aveva avvisato di un rischio Russia ’98 per Pechino – il quadro geopolitico potrebbe cambiare e lasciare sguarnite moltissime postazioni strategiche oggi saldamente tenute dagli eredi del grande timoniere Mao Tse-Tung. Dovremo aspettarci nuove ‘primavere’?

Di Giovanni Vasso

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