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Premier. La testata (all’ipocrisia) dell’allenatore Pardew del Newcastle fa impazzire il mondo

Pubblicato il 4 marzo 2014 da Enrico Albertosi
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

statua-testata-zidane-pompidou-videoAveva ragione il mitico Guido Ara quando diceva che “il calcio non è uno sport per signorine”. Ma l’uomo che fece grande la Pro Vercelli del primissimo Novecento (e oggi ingiustamente relegato nel dimenticatoio) parlava di allenamenti massacranti sotto il profilo atletico. Roba da farne, per gli standard dell’epoca, uno Zeman ante litteram. Ma anche oggi, al tempo del calcio violato fin dentro lo spogliatoio dalle telecamere della Tv guardona, piaciona e perbenista, il calcio resta uno sport vietato alle signorine. Nonostante i buoni propositi, si rischiano testate, calci e pugni.

THE NEWCASTLE JOB. Se sei un allenatore con trascorsi televisivi importanti, magari da commentatore per la Bbc, quando il centrocampista avversario viene fin sotto la tua panchina a provocarti tu cerchi di evitare il contatto e uscirtene da vero gentleman. Alan Pardew, tecnico del Newcastle (criticatissimo dai tifosi Magpies già prima del pasticciaccio) non ce l’ha fatta a reggere l’onta. Palla sull’out, è rimessa laterale. Lui è in piedi a dirigere la sua squadra. Nella foga del momento, il centrocampista dell’Hull City David Meyler, lo spintona per farsi spazio e battere la rimessa. Ma Pardew interpreta la spinta come un atto di sfida e affronta il calciatore faccia a faccia rifilandogli una testata in pieno viso. Il video di Pardew diventa subito virale su internet e, intanto, gli costa 100mila sterline di multa da parte del suo stesso club in attesa del verdetto della Federazione. Ha provato a difendersi: “Ma quale testata, era solo un modo per allontanarlo”. Ma nessuno gli ha creduto e la sua squadra adesso pensa al licenziamento.

CHE ZIDANE SIA CON TE. La ‘capata’ di Pardew c’è stata ma nulla di spettacolare. Gli esteti saranno tutti d’accordo nel confermare che, come Zinedine Zidane, nessuno mai. Il franco-algerino che alla finale di Berlino ai mondiali in Germania nel 2006, frustrato dalla difesa azzurra e ferito nell’orgoglio familiare da Marco Materazzi, rifilò all’ex difensore interista una testata in pieno petto tanto plastica da venir sublimata, anni dopo, in una statua scolpita dall’artista Abdel Abdessemed ed esposta a Parigi. Ma dato che non gli bastava, Zidane (con un’altra testata, stavolta telefonica…) ha preteso la rimozione dell’opera. In fondo bisogna capirlo. La sua straordinaria carriera non poteva essere riassunta in un atto di violenza. A quel tempo, era il 2006, Zinedine decise di ritirarsi e nello spogliatoio venne consolato da zione Sepp Blatter che solo a lui avrebbe voluto consegnare la Coppa del Mondo. E invece Toni, Grosso e compagnia azzurra gli rifilarono (sul campo, anzi ai rigori) una testata (morale) ancora più tremenda.

UNA TESTATA ALL’IPOCRISIA. In Italia il dibattito si è subito inserito sulla grande questione morale della violenza nel campo. Il calcio, fenomeno nazional-popolare, deve essere d’esempio alle giovani generazioni che perciò vanno educate alla pace ed alla comprensione reciproca. Tutto giusto, per carità. Ma l’agonismo? La limitatezza dell’essere umano nel gestire le sue emozioni ha finito per scrivere la storia dell’uomo, inutile prendersi per i fondelli. Pretendere da quattro ragazzotti viziati (e dai loro allenatori guru) la calma olimpica dei monaci Shaolin è folle, non è umano.

Cesare Prandelli – che dimentica la lezione del commediografo latino Terenzio ‘Homo sum, humani nihil a me alienum puto’ – continua a giocare al Demiurgo e a colpi di Codice Etico tenta le epurazioni momentanee dei De Rossi di turno. Questa, forse, è la vera ipocrisia. Fosse stata in vigore la dittatura della bontà, l’Italia non avrebbe vinto gli unici due mondiali della sua storia recente. Ve lo immaginate Gentile relegato in tribuna per aver letteralmente amputato le velleità di Maradona?

@barbadilloit

Di Enrico Albertosi

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