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Il caso. Sul “Salva Roma” il giorno terribile di Marino. Renzi: #ignaziostaisereno

Pubblicato il 27 febbraio 2014 da Martina Bernardini
Categorie : Cronache

marinoRitirato il decreto Salva Roma, e i conti del Campidoglio sono a rischio default. La notizia del ritiro del dl, a 3 giorni dalla sua conversione in legge, è di ieri. Già in Commissione Bilancio il decreto si era dovuto confrontare con i 350 emendamenti presentati dalla Lega Nord e dal MoVimento 5 Stelle. Proprio a causa di questo ostruzionismo – dicono – il Pd, in Aula alla Camera, ha richiesto il ritiro del provvedimento. Richiesta, questa, soddisfatta prontamente dal governo, che non ha voluto chiedere la fiducia. Dagli scranni dell’Esecutivo però rassicurano: a breve potrebbe essere pronto un nuovo provvedimento, che potrebbe contenere anche norme sull’Expo e sulla Sardegna. Ma per Roma, se il nuovo decreto non sarà pronto a breve, si prevedono conseguenze catastrofiche. A partire da domenica, infatti, potrebbero venire a mancare una serie di servizi, dall’illuminazione delle strade, al gasolio per gli autobus, senza dimenticare la raccolta dei rifiuti, per non parlare dei servizi ai disabili e del trasporto scolastico per i bambini. E degli stipendi dei 25mila dipendenti del Comune di Roma. Marino, infatti, ha già fatto sapere che per il mese di marzo i soldi per le retribuzioni non ci saranno. E se dovesse verificarsi un’altra emergenza maltempo da fronteggiare, come quella di qualche settimana fa?

Il Salva Roma, comunque, tra le altre cose prevedeva che la metà del debito ereditato dall’amministrazione Marino fosse scaricato sulla gestione commissariale (485 milioni di euro circa, 320 nel bilancio approvato del 2013 e circa 165 in quello del 2014, ancora da approvare). Inoltre, i crediti che il commissario vantava nei confronti delle municipalizzate sarebbero stati ceduti al Campidoglio (circa 200 milioni di euro). Ma c’era anche dell’altro: quello che viene definito ostruzionismo, altro non era che opposizione ad una norma, contenuta nel dl, sui c.d. “affitti d’oro”, ossia gli affitti pagati dalle amministrazioni pubbliche per i suoi uffici, per di più in mancanza della clausola rescissoria. Elemento, quest’ultimo, che ha installato nel M5S il dubbio che il Salva Roma fosse anche un Salva Scarpellini, imprenditore immobiliare, definito a più riprese “l’affitta Camere dei Palazzi”. Nel dl, poi, era presente anche l’ex-emendamento Lanzillotta, poi Santini, avente ad oggetto la privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici, “in palese spregio dell’esito referendario del 2011”, hanno tuonato i grillini che, per tutti questi motivi, hanno innalzato le barricate e si sono opposti all’ennesimo decreto omnibus, che da Salva Roma si stava trasformando in Salva Tutti.

A chi li ha accusati di essere responsabili del futuro fallimento della Capitale, i grillini hanno risposto con una domanda. “Come, vista l’importanza del decreto, la maggioranza, onerata di farlo convertire in legge entro i 60 giorni dalla sua emanazione, lo ha lasciato in Senato portandolo all’esame della Camera solo 3 giorni prima della scadenza, rendendo così impossibile un tempestivo dibattito”. Né, tantomeno, è stato chiaro l’atteggiamento del governo che, anziché chiedere la fiducia, ha preferito accontentare il Pd e ritirare il decreto. Per questo, secondo i 5Stelle, il dubbio è che sia lo stesso PD a non avere alcuna intenzione di sostenere il Sindaco Marino, così respingendo “fermamente qualsiasi tentativo di addebito del fallimento della città di Roma. Evidentemente il PD vuole fare le scarpe al sindaco Marino giocando sulla pelle dei cittadini romani”.

Un’accusa forte, quella dei grillini, che inizialmente sembrava non aver scosso il sindaco dem. A poche ore di distanza dal ritiro del dl, però, dopo aver incrociato qualche dato e tirato qualche somma, Marino si era imposto: “Io da domenica blocco la Capitale”, aveva dichiarato a Radio24. “Le persone dovranno attrezzarsi. I politici del palazzo sono fortunati, hanno le auto blu e potranno continuare a muoversi; i romani, invece, non potranno girare”. Dichiarazioni che suonavano come un ultimatum al governo: se non si sblocca il decreto si blocca Roma; se si blocca Roma, si blocca l’Italia. Un sussulto di sovranità che si è presto spento.

A poche ore dalla presa di posizione dura e netta nei confronti del nuovo Esecutivo, infatti, i torni si placano. Ancora accuse a Lega e M5S: “A Parigi nessun parlamentare chiederebbe di mandare il commissario Nerone a Roma. E invece, purtroppo, per colpa di Lega e M5S il Salva Roma è saltato. Vi immaginate qualcuno bruciare la bandiera americana a Washington? Se qualcuno lo facesse, verrebbe ammanettato. Noi, invece, lo eleggiamo senatore della Repubblica. Ma lasciamo perdere il diverso senso della Nazione, io devo difendere i romani, orgogliosi di essere i cittadini della Capitale. Da oggi, Lega e M5S, quando sentiranno l’Inno di Mameli, faranno meglio a star seduti, visto che non sanno nemmeno cosa sia il valore della Nazione”. Ma il guanto di sfida è stato ritirato: il governo è intervenuto, e ora c’è dialogo e fiducia. “Sono sicuro che Renzi e Del Rio stiano lavorando per salvare Roma. Mi fido di loro, entrambi uomini di senno ed entrambi ex sindaci”, ha dichiarato in un’intervista a RadioRadio. Insomma, il governo ci ha messo una pezza e Renzi, per calmare Marino, deve avergli detto: “Ignazio stai sereno”.

@barbadilloit

Di Martina Bernardini

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