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Muos. Radar Usa mettono a rischio la salute dei siciliani. In Australia e Virgilia invece…

Pubblicato il 25 gennaio 2013 da Fernando Massimo Adonia
Categorie : Scritti

Un beffa nella beffa. Ma anche l’ennesima prova di debolezza conclamata e politica del sistema-Italia. Le mega antenne militari del Muos verranno costruite nel bel mezzo della Sicilia. A contrada Sughereta, a pochissimi chilometri dal centro abitato di Niscemi, vicino a Caltanissetta. L’allarme per la salute è alto. Gli esperti dicono che sia addirittura “altissimo”. E non è poi così difficile a pensarlo, visto che due delle quattro aree scelte per ospitare le antenne saranno proprio nel deserto, in zone ben distanti da qualsiasi presidio residenziale. È il caso questo della stazione di Geraldoton  in Australia, ma anche delle installazioni in Virginia, nel cuore degli United States.

 Invece dai noi in Italia, appunto perché bel paese, le si costruisce ad un passo da casa, stando pure attenti che non lo si sappia troppo in giro. Il silenzio dei governi, ma anche della stampa nazionale, crea uno sconcerto che evidenzia quanto la questione sia di per sé imbarazzante. Ma non vale in questo caso parlare di semplici accordi internazionali che, come per magia, ci vengono calati dall’alto ob torto collo. Qui è in gioco pure una prassi consolidata. Che, e non se n’è ancora capito il perché, viene giocata dall’Italia in ossequio al criterio del ribasso dei propri interessi particolari.

 Ricapitoliamo il tutto: ripetita iuvant. Stanno per essere installate delle mega antenne vicino alle nostre case, e non nel bel bezzo di un deserto, come si è ritenuto opportuno fare in Australia e negli stessi Usa. Roba da far saltare dalla sedia chiunque, soprattutto gli intellettuali. Eppure l’allarme per la salute circa l’installazione del Muos è alto da tempo. Rileggere il parere degli esperti aiuta a chiarire la gravità della faccenda. Secondo Massimo Coraddu, ricercatore de Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino:  “Le emissioni della stazioni andrebbero a sommarsi a quelle già presenti, visto che a Niscemi già in passato sono state collocate delle antenne. Sono emissioni molto forti che indubbiamente provocano dei rischi perché chi vi abita vicino, e che subisce un irraggiamento superiore rispetto a quello che un essere umano può subire lontano da là”.

L’allarme lanciato da Coraddu ha un nome ben preciso: “Temiamo per le leucemie, che si possono riscontrare nel tempo. Ci sono effetti sull’ambiente ma anche di interferenze”. La soluzione – ha continuato lo scienziato – è una sola: “Quando non ci sono le condizioni, le stazioni di questo tipo non vanno realizzate. Questo è uno di quei casi in cui le condizioni non ci sono perché le emissioni in quella zona sono già eccessive”. Parole che non ammettono fraintendimenti. Davanti alle quali Mariella Lo Bello, l’assessore alle politiche ambientali della Giunta regionale targata Crocetta, ha risposto: “Con studi e atti vogliamo verificare se il Muos faccia male alla salute, non ci saranno Stati Uniti che tengano”. Ed è giusto che sia così. Anche perché stavolta la partita è giocata su due campi di uguale importanza: il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini; ma anche le prerogative di una sovranità politica e territoriale che al momento sembra latitare, e che stranamente però una giunta locale connotata a sinistra vuole tenere alti. 

Questo mentre dal governo romano si registra però un certo grado d’immobilismo. Confermato pure dalla proposta tardiva del ministro degli interni Rosanna Cancellieri, riferita poi dalla parlamentare del Pd Marileni Samperi, secondo la quale “il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini interverrà affinché il governo possa affidare a una autorità italiana, super partes, la perizia sulla valutazione degli eventuali rischi per la salute dei cittadini”. Troppi rimbalzi. Nessuno ci vuole mettere la faccia. E se ne capisce pure il chiaro motivo: davanti al Muos, il governo italiano non ha diritto di parola. E non è solo questo il problema. Che senso avrebbe infatti l’utilizzo dell’espressione “super partes” davanti ad una questione di carattere nazionale? Ed inoltre, davanti all’obiettività della ricerca scientifica, chi e cosa sarebbe sub partes? Difficile rispondere. Appunto perché non ci sono risposte, ma neanche argomenti. Una cosa però è certa,  riguardo la vicenda Muos l’Italia si ricorda di non aver alcuna politica estera. Ma neanche una chiara leadership interna. Qui però non ci colpano soltanto i “tecnici” o le “signorine” di Berlusconi. Tale vuoto ha un nome chiaro da tempo: l’orgoglio patriottico. E non saranno le potenze straniere a restituircelo.

Di Fernando Massimo Adonia

6 risposte a Muos. Radar Usa mettono a rischio la salute dei siciliani. In Australia e Virgilia invece…

  1. Ragazzi, un alto fattore di rischio per la ‘salute dei siciliani’ sono i siciliani medesimi 😉 o per meglio dire gli abitanti del Ufsis (acronico sovietizzante per unione famiglie siciliane in sicilia). Attendevo invano qualcosa di auteticam anticonformista -a meno che non siano considerate anticonformiste le lodi della A20 di Buttafuoco- e non non le solite ripassate su una regione vittima di ‘garibaldismi’ varii, anello debole di un paese che dalla fine della guerra non gode di una vera sovranità. ed altre noiosissime cose, come diceva Salinger nel suo ‘giovane Holden’. ma vengo al sodo: una fra le tante domande che potrei porgere ai sicilianisti alla tornatore (che franco l’assessore lo batte eccome) è: ma dal 1861 e poi dal 1945 (date indicative) a parte piangersi addosso e in alcuni casi cancellarsi a vicenda come P. Sorrentino ha brillant. testimoniato nel finale del suo ‘Le conseguenze dell’amore’, ma ‘sti siciliani che hanno fatto?
    nella seconda metà dell’800 cina e india avevano le ossa rotte (guerre dell’oppio e dominazione stranier), alla fine della 2a guerra mondiale l’europa era in ginocchio, la germania spezzata e dominata… e adesso?
    domanda (retorica): ma non è che a parte 4 chiacchiere scritte e orali – alcune così belle da meritare nobel e oscar, sia chiaro – i siciliani sono solo degli ottimi granitari?
    un abbraccio: marco

  2. p.s. pardon per i refusi 😉 marco

  3. Redazione

    grazie marco. barbadillo l’abbiamo creato proprio per affrontare questi temi!

  4. Quello siciliano è un non-popolo. Vittima di se stesso e delle proprio trame. Su questo Sciascia aveva regione. Ma restare a Sciascia rischia di essere un limite. Anzi, lo sciascismo è una vera e propria malattia dalla quale bisogna guarire quanto prima. Sai come la penso, ne abbiamo parlato tante volte. Intanto però Crocetta, l’omosessuale, il comunista, il cattolico-mariano, l’antimafioso e lo one-man-band, ci ha messo del suo. Sicilia o no. Il caso Muos è d’importanza nazionale e umana. Informare quanto più possibile su sta faccenda è un dovere. Ciao marcuzzo, ci vediamo dove sai tu, quando sai tu. Fammi uno squillo.

  5. i due impianti MUOS presenti negli stati uniti si trovano uno a Norfolk (Virginia) città di quasi 250 mila abitanti, e uno a Wahiawa ( Hawaii) una cittadina a qualche decina di km da Kailua dove risiede per le vacanze la famiglia Obama, non mi sembrano proprio dei deserti, e poi definire la Virginia come uno stato nel cuore degli States e quanto meno inesatto per non dire altro, visto che tale stato è affacciato sul oceano atlantico qualche migliaio di km a sud dello stato di New York .

  6. I siciliani non sono affatto apatici. Si trovano ad dover affrontare dei problemi troppo grandi per loro.
    Anzi lo stato di prostrazione in cui si trova per certi versi la Sicilia sono dovuti proprio alla ribellione contro questi poteri forti che per ritorsione hanno da sempre praticato un embargo silenzioso nei confronti di questa isola.

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