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Governo. Grillo si definisce ‘conservatore’ e chiude a Renzi: “Rappresenti De Benedetti”

Pubblicato il 19 febbraio 2014 da Antonio Rapisarda
Categorie : Politica

streaming«Sono qui per esprimere la nostra totale indignazione a quello che tu rappresenti, non ci interessi, rappresenti De Benedetti e gli industriali». Non ci poteva essere sentenza più velenosa per chiudere prima di nascere ogni velleità di confronto con Matteo Renzi. Così Beppe Grillo ha stroncato sul nascere il “vertice” con il premier in pectore impegnato a sondare i partiti per la formulazione della nuova maggioranza: impallinando il segretario del Pd come un “fake” di volontà che a suo avviso – anche grazie alle rivelazioni del libro di Alan Friedman e dell’inconsapevole Fabrizio Barca a La Zanzara – si stagliano al di sopra della politica.

Non era facile sfidare Grillo sul terreno dell’invettiva e della battuta. Renzi, più scaltro e meno “suonato” come era ai tempi delle consultazioni coi grillini Pier Luigi Bersani (reduce dalla non-vittoria), sapeva bene dove la discussione non doveva andare. Per questo ha provato con una captatio benevolentiae ad ammaliare l’ex comico prendendola larga: «Non sono qui per chiederti la fiducia ma per spiegarti che cosa abbiamo intenzione di fare». Ciò non è bastato, perché il leader del Movimento 5 Stelle (“costretto” mal volentieri dal sondaggio delle rete a partecipare) ha letteralmente chiuso la porta alle proposte di Renzi: «Matteo, ma se non mi chiedi niente che sono venuto a fare?».

Il resto è stato avanspettacolo. Dal «copia e incolla» con cui Grillo ha attaccato Renzi accusandolo di aver copiato il programma pentastellato, alle battute efficaci del rottamatore all’ex comico: «Sei un misto tra Gasparri e la Biancofiore», «Esci dal tuo blog». Tra i due, in soldoni, non si è detto nulla. Eccetto quando Grillo ha inchiodato il segretario del Pd a quel «rappresenti De Benedetti e gli industriali» mentre «noi siamo i conservatori. Voi volete privatizzare acqua, trasporti e sanità. Noi vogliamo tutto pubblico» che intende rappresentare una distanza politico-esistenziale. Non solo, con questa Grillo ha lanciato indirettamente un avvertimento a chi – dentro i 5 Stelle – è tentato di saltare il fosso e garantire sostegno al governo del rottamatore su quei punti del programma sensibili per le corde dei grillini.

Grillo, però, non è stato il solo ad attaccare Renzi sul tema dei poteri che (più o meno apertamente) lo sostengono e sul modo in cui è stato nominato. Anche Matteo Salvini ha chiuso le porte della Lega al nuovo governo, mentre Fratelli d’Italia ha accusato il premier di rappresentare «il terzo governo di fila che passa sulla testa degli italiani senza che gli italiani possano votare, una metodologia che riteniamo sia distante anche dall’idea che Renzi aveva dato di sé».

Proprio questo è il “peccato originale” che Renzi sarà chiamato a lavare: far dimenticare l’operazione “di Palazzo” che l’ha condotto a Palazzo Chigi, rispetto alla quale le opposizioni (più blanda, almeno per il momento, Forza Italia) iniziano a parlare una sola lingua: «Matteo non sei credibile».

@rapisardant

@barbadilloit

Di Antonio Rapisarda

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