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Politica. La Renzi generation tra giornalisti politici ristoratori e sindaci

Pubblicato il 15 febbraio 2014 da Liam Brady
Categorie : Politica

bimbumbamminTutti gli uomini (e le donne) di Matteo. Non solo a Palazzo Chigi però. Perché l’allegra brigata dei “leopoldiani”, dei neorenziani o dei renziani per caso è pronta a scendere in campo a sostegno del rottamatore in ogni dove: al governo certo, ma anche nei programmi televisivi, nelle tribune (anche quelle calcistiche) e ovviamente nei salotti buoni della finanza. Una nuova cordata è pronta così a battezzare la Terza Repubblica seppur nata da un ribaltone stile Prima. Cerchiamo di capire chi sono, cosa dicono e dove stanno i renziani.

David Allegranti. Giovane cronista politico fiorentino, proto-biografo di Matteo Renzi e “renziano” (nel senso di esperto di cose renziane) d’osservanza a Gazebo. A settembre, in anticipo sulle primarie, ci aveva anticipato in dettaglio il piano del rottamatore: «Vuole fare il presidente del Consiglio e ha capito pure che c’è un partito che potrebbe, finalmente, votarlo e sostenerlo». Per chi vuole sapere (e scommettere) sul rottamatore il nostro David è la scelta giusta.

Alessandro Baricco. Che diventi ministro della Cultura o no, Alessandro Baricco è il narratore perfetto della stagione che sta iniziando. Non solo perché al rottamatore Baricco ha dedicato uno scritto apologetico “L’uomo che rischia”. Ma proprio in quanto Baricco nella convention di Renzi ha indovinato – parafrasando Holderin – il senso della nuova stagione: «Il futuro è un ritorno». Alla Prima repubblica, continuano i maligni.

Maria Elena Boschi. Ministro delle Riforme in pectore. Avvocato, giovane, televisiva, attraente (con sobrietà) e dalla battuta incisiva e non sguaiata. In una definizione: la renziana perfetta. I maligni (ancora loro) sostengono che con lei, almeno per il momento, non si vada oltre il copione. Poco importa, dicono altri. Tra i quali Silvio Berlusconi che, dopo averla vista più volte in tv, ha chiesto: «Ma perché non fa politica con noi?».

Michele Emiliano. Sceriffo renziano, ma non delle prima ora. Il sindaco di Firenze gli preferì Delrio, come presidente dell’Anci, facendogli segnare una bruciante sconfitta politica. Adesso, dopo dieci anni da sindaco di Bari, è pronto per andare a fare il ministro (controvoglia) delle infrastrutture.

Oscar Farinetti. Ministro dell’Agricoltura in pectore, il patron di Eataly è la versione gastronomica del renzismo suadente e vincente. Globale e locale allo stesso tempo ma con un occhio al portafoglio da imprenditore del NordEst, come si è visto con gli stipendi bassi (ma regolari) che vengono dati ai giovani che lavorano nei suoi ristoranti. Velenoso, a riguardo, il commento del giornalista del Sole24Ore Augusto Grandi: «Ed ora tutti da Eataly, per imparare come fare il compagno in tv ed il tirchio in azienda con stipendi che rispettano sicuramente il contratto ma che sicuramente non consentono una vita felice».

Lorenzo Guarini. A lui tocca moderare, limare, tradurre in politichese l’irruenza tutta toscana del rottamatore. Renziano di Lodi, già prima di Renzi, lo ha raccontato così in tempi non sospetti Francesco Filipazzi su Barbadillo.it.

Marianna Madia. Già veltroniana, già bersaniana, già lettiana. Renziana. E forse ministro.

Lucrezia Reichlin. Dovrebbe essere lei il nuovo ministro dell’Economia. Figlia dell’ex deputato Pci e Pds Alfredo, ex direttore de l’Unità, docente alla London Business School, responsabile per la ricerca alla Banca centrale europea tra il 2005 e il 2008, consigliera d’amministrazione di Unicredit, viene vista dal direttore della Banca d’Inghilterra, una delle istituzioni più prestigiose al mondo. Un curriculum ineccepibile. Si dicevano cose del genere anche di Elsa Fornero…

Davide Serra. In silenzio in questi giorni, il finanziere vicino al segretario del Pd. Lo ricordiamo per la sua difesa appassionata della politica dell’Elecotrolux verso i suoi operai.

@barbadilloit

Di Liam Brady

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