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L’intervista. Fulvio Abbate: “Sfido la P2 della sinistra e difendo la libertà di Limonov”

Pubblicato il 12 febbraio 2014 da Elena Barlozzari e Martina Bernardini
Categorie : Cultura Le interviste Libri

limoAbbiamo incontrato Fulvio Abbate, scrittore anticonformista in piena regola ed animatore di “Teledurruti”, che ha appena pubblicato Intanto anche dicembre è passato (ed. Baldini & Castoldi), romanzo autobiografico, ambientato nella sua casa palermitana nei primi anni ‘60, tinteggiata da un infaticabile imbianchino, tale Adolf Hitler, che nel libro viene ucciso dalla mafia. In quella stessa casa, poi, proprio Fulvio Abbate prendeva ripetizioni di matematica, eccezionalmente impartite dal prof. Ettore Maiorana.

http://www.grr.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-609db42d-3525-4c67-8287-32f6c7ef1488.htmlIl libro inizia con un passo allegro e trasognato che poi si fa dolente, ma sempre ricacciando indietro le lacrime» – racconta Fulvio. Il suo romanzo affronta i temi dell’infanzia e della morte, la vita che sboccia e la vita che finisce. L’ultima immagine del libro è quella della fine e della perdita: la cremazione di Gemma, madre di Fulvio Abbate, nella vita e nel libro. «Morte ed infanzia sono temi da sempre affrontati nella letteratura – dice Abbate – Ho atteso morisse mia madre, ultimo tassello che mi separava dal fare i conti con queste realtà. Credo sia un romanzo maturo».

Con Intanto anche dicembre è passato Fulvio si è autocandidato al Premio Strega 2014 per  provocare i poteri forti della sinistra culturale, da lui definiti “P2 della sinistra”. Il premio in questione infatti negli ultimi anni «è stato vinto da Veltroni per interposta persona, con i romanzi di Riccarelli, Veronesi e Nesi. Che magari sono anche bravi autori – afferma – ma per l’eterno li assoceremo allo sponsor politico di Veltroni. È inaccettabile il monopolio della cultura, bisogna dare a tutti le stesse opportunità». Opportunità che ad oggi sono negate: «Perché – si chiede Abbate – da Fabio Fazio vanno sempre i soliti autori a presentare i propri libri?». Oppure, «perché certe trasmissioni di Rai3 sono eternamente affidate a persone dello stesso giro?».

Le maglie del monopolio culturale di cui parla Fulvio, strette per un autore con la sua formazione, sono ancora più impenetrabili per i figli del pensiero e delle cultura di destra. Eppure, Rizzoli nel 2011 ha pubblicato “Nessun Dolore”, il romanzo di CasaPound, scritto da Domenico Di Tullio. Qualcosa sta cambiando? “Una rondine non fa primavera” – commenta. Proprio in riferimento alla cultura di destra, Abbate ha dichiarato di aver scoperto con piacere che “esistono espressioni intellettualmente vivaci a destra, come “Il Fondo” di Miro Renzaglia ed altri, che rispondono al cosiddetto pensiero “non conforme” e che sopravvivono grazie alla rete”.

Con Abbate, abbiamo anche parlato del rapporto tra scrittori e lettori. Al giorno d’oggi, i primi sono costretti a confrontarsi con un pubblico sempre meno numeroso: «In pochi leggono, anche i giornali – spiega – In Italia, a leggere, sono soprattutto le professoresse, quelle che privilegiano i romanzi classici, storie familiari dal gusto ottocentesco». E se da una parte il pubblico sembra non rispondere agli stimoli, dall’altra, i rapporti con le case editrici non sono facili, perché manca il coraggio di puntare sul talento: «Il capitale economico vale più di quello delle idee purtroppo, e un autore perché sbocci deve avere un editore che gli dia fiducia e gli consenta di pubblicare un certo numero di romanzi» – ci spiega. «L’editore deve credere nell’artista che sta sponsorizzando. Il problema è che sempre più gli editori tendono a chiedere un prodotto omologato, cercando di dare a tutti i testi un unico impianto».

A questo proposito, ci viene in mente il racconto in cui Limonov spiega il perché la sua editrice avesse tagliato molte parti di un romanzo il cui protagonista era un maniaco sessuale: «Nel suo manoscritto ci sono troppe scene di sesso!», incalzava l’editrice. «Ma è un romanzo su un maniaco sessuale!», ribatteva Limonov. L’editor quindi rischia anche di censurare? «Sì, a volte sì – ci spiega Abbate – E poi se parliamo di Limonov bisogna tenere presente che parliamo di un caso straordinario e unico che va difeso per quello che è».

Logiche di mercato e primato degli utili a discapito del talento: tutto questo rischia di soffocare i veri artisti che, secondo Abbate, sono anticonformisti per natura. «Quando Bukowski viene assunto da una casa editrice e si ritrova a svolgere un ruolo quasi impiegatizio, lui fa palle di carta e le tira ai vicini di scrivania» – ci racconta Fulvio. «Il genio spesso commette l’errore di anticipare troppo i tempi, perciò non viene capito – commenta ancora – È importante, però, che l’artista riesca sempre a mantenere la sua autonomia, senza farsi omologare. Noi siamo artisti e abbiamo il dovere di essere sovversivi, anche se oggi si ritiene che questa sia una posizione desueta».

Ma la sovversione passa anche attraverso un format televisivo decisamente mainstream come Masterpiece, il ‘talent show’ della scrittura? «Masterpiece è terribile – osserva -Se vogliamo fare un reality sulla masturbazione va benissimo, ma il tempo narrativo non è sincronico, è diacronico, impone le lunghe distanze e non si presta alle rapide dinamiche di un talent».

@barbadilloit

Di Elena Barlozzari e Martina Bernardini

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