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Politiche. La destra da maggioritaria ad “asfaltata”. Modesto epilogo di un ventennio

Pubblicato il 23 gennaio 2013 da Angelo Mellone
Categorie : Corsivi Politica

La destra – ovvero ciò che resta di Alleanza Nazionale nei quattro rivoletti elettorali che si presentano il 24 febbraio – non corre il rischio di scomparire. Non ce n’è bisogno. E poi dietro il termine scomparsa sta l’evocazione di qualcosa di eroico: la morte in trincea, al fronte, col coltello tra i denti. No, la destra, o ciò che rimane della sua espressione politica, è già da oggi ufficialmente confinata al terreno dell’irrilevanza, della testimonianza inefficace, del borgorigmo reducistico. Ci siamo fatti dei conti abbastanza facili e, sommando i possibili risultati che otterranno Fli, la Destra, Fratelli d’Italia, uniti ai quattro gatti di ex-An che Berlusconi ha deciso di portare in Parlamento, si ottengono dei numeri risibili. Nemmeno trenta deputati, forse dieci senatori. Nelle ultime elezioni della prima Repubblica, nel 1992, sono i parlamentari che ottenne il Partito Repubblicano, una formazione politica di nicchia e già sfiorata dal venticello di tangentopoli. Ma le elezioni del 1992 ci dicono ancora di più, danno altra legna al fuoco dell’analisi sconsolata: in quell’occasione il Movimento sociale (parliamo di 21 anni fa), accomodandosi all’ultima cena del pentapartito, e non ancora in grado di intercettare i consensi che da lì avrebbero viaggiato l’anno appresso verso destra, ottenne il 5,4%, 34 deputati e 16 senatori. Magari oggi le quattro “componenti” dell’ex An (diciamo componenti e non anime perché “anima”, insomma, ha un sostrato di nobiltà che ci teniamo in caldo per occasioni migliori) riuscissero a raggiungere quei numeri: con questa legge elettorale, sappiamo già che è impossibile. E dunque, senza fare nomi e senza distribuire responsabilità in un processo di decomposizione dove è l’intera “foto di Fiuggi” a essere chiamata in causa, nessuno escluso, già sappiamo che a vent’anni e passa dalla fine della prima Repubblica la destra politica italiana conta di meno, per dire, di quel giorno in cui qualche decina di migliaia di persone, nell’ottobre 1992, marciò su Roma coi guanti bianchi e le “mani pulite”. Sappiamo anche, visto che le date aiutano a capire e a tirar fuori una potenza simbolica anche nella freddezza dei numeri, che questo capitombolo, questa discesa negli inferi dell’irrilevanza avviene esattamente a vent’anni da quella doppia tornata elettorale amministrativa che, per ricordarcelo, portò prima Pasquale Viespoli a fare il sindaco di Benevento, Cucullo a Chieti, eccetera, e poi, passata l’estate, Gianfranco Fini e Alessandra Mussolini ai ballottaggi di Roma e Napoli. Quando l’elettorato “moderato” (nessuno ancora aveva popolarizzato questo termine orribile) votava la fiamma tricolore come bene rifugio nella notte della corruzione. Vent’anni fa. Le date contano. E conta anche che proprio uno dei protagonisti di quell’anno, Pasquale Viespoli, oggi dica – riferendosi all’epurazione degli ex-An nel PdL – che «ci hanno asfaltati». Neri sì, ma come il bitume. E dunque che tristezza, e che rabbia, osservrare ciò che accade, i conti con le calcolatrici e le simulazioni elettorali per capire chi, forse, fortunato, potrà entrare o essere ripescato in Parlamento. Come tendine di tappezzerie che avranno altri colori, altre maggioranze, e una configurazione tripartita (berlusconiani, montiani, sinistra) dove per la destra non c’è posto. Almeno ciò che la destra poteva essere e finora non è mai stata. Nonostante le ripetute occasioni di riscossa servite in questi vent’anni. A causa dell’asfissia di idee, politiche culturali, sociali, economiche, nonostante la resa a un modello giornalistico-culturale di tipo patrimoniale-personale (che altro è il berlusconismo nella sua ultima e più rabbiosa incarnazione?) che tiene dentro le Rossi e le Savino e fuori gente che coi calzoni corti alzava le serrande delle sezioni del Movimento sociale. O che ha prodotto praticamente nulla in campo editoriale, nei grandi formati radiotelevisivi pubblici e commerciali, accontentandosi del piccolo cabotaggio o della sponsorizzazione di personalità capaci solo di piccolo cabotaggio di potere. Ovvio, vengono in mente anche le poche, felici oasi culturali e organizzative che hanno dato aria fresca a una comunità politica e umana che si è sfasciata o, come ha scritto Alessandro Campi, ha subito una “catastrofe antropologica”. Appena ha infilato al dito l’anello del potere. Adesso è ora che un’intera generazione, politica e culturale, si faccia da parte. Vent’anni per dimostrare il proprio valore sono sufficienti. E il congedo del 24-25 febbraio è per raccogliere i risultati della dimostrazione.

Di Angelo Mellone

6 risposte a Politiche. La destra da maggioritaria ad “asfaltata”. Modesto epilogo di un ventennio

  1. Questa una analisi grosso modo condivisibile.
    Le alternative o le ipotesi di riunificazione della destra in Italia sono possibili?
    Fini in primis sarebbe disposto a farsi da parte per tentare di riunire una destra moderna ed europea che si liberi delle zavorre e dei personalissimi odi che hanno determinato quello che oggi resta della destra italiana?
    Gasparri e La Russa idem.
    Oggi la ricostruzione e riunificazione possono avvenire mettendo in discussione un intero sistema. Un orribile sistema elettorale ed un nuovo modello di alleanze. A partire dalle regionali numeri alla mano Fratelli d’Italia, La Destra, FLI, igraziati del PdL, i convertiti sulla via di Monti, gli epurati ex AN potrebbero essere determinanti in moltissime regioni ed innumerevoli comuni. Il 24 e 25 febbraio sarà una data importante per la Destra italiana: si potranno tirare le somme di un lungo percorso e di una parabooa discendente. Più in basso non si può, ora possiamo e dobbiamo solo risalire la china.E’ giunto il momento di un nuovo giuramento per l’Italia, un giuriamento di lealtà e rispetto per le regole e per l’Italia. Possiamo tornare a lavorare per l’Italia e per l’Europa.a CHI LA PRIMA MOSSA?

  2. In ventanni lo sguardo si è appuntato unicamente sul passato e la nostalgia del ghetto: un modo comodo per rinunciare a pensare in termini europei e neo conservatori o liberal-popolari. Neppure ilsuperamento della falsa alternativa tra destra e sinistra, con una elaborazione delle idee di de Benoist è stata possibile per la conquista culturale della società civile. La partitocrazia ha ingoiato tutto e tutti,dagli intellettuali ai neo-parlamentari cosiddetti moderati.Pur con ritardo bisogna prendere atto che bisogna ‘farla finita con la destra’come auspicava, nel suo pamphlet dallo stesso titolo, circa quindici anni fa, il profetico Stenio Solinas.

  3. Ma dove può mai andare un mondo che non riesce a commemorare in modo unitario neanche i morti di ACCA LAURENTIA?

  4. Se il signor Fini (e tutto il partito che glielo ha permesso) fosse rimasto autonomo ed alleato di Berlusconi, se il signor Fini (e tutto il partito che non glielo ha consigliato) avesse dato le dimissioni appena sfiorato dal sospetto, oggi avrebbe potuto diventare la bandiera di una Destra pulita, alternativa al sistema, guidando la maggioranza degli italiani stanchi di tasse e ballerine. Ma la storia non si fa con i se e con i ma.

  5. Andando a ritroso con la memoria, emerge prepotentemente una sola considerazione in merito a questo articolo. La svendita della destra sociale, vero emblema del voto degli onesti tenuti fuori dai giochi della politica con la scusa dell’estremismo, non solo è stato un atto degno di Giuda ma ha rappresentato la dipartita prorpio dell’anima sociale del movimento, declassata in cambio dell’ uscita dal ghetto politico per accomodarsi al convitto della politica borghese ed affarista.Quella classe che fu bastonata nel XX con la lotta di classe che frenò e regolamentò la dignità dei lavoratori. Il perchè non ci sia mai stata una rinascita è semplice; dopo la svendita, per mantenere in auge i ducetti rimasti sono state aperte le porte delle sedi alla peggiore plebaglia elettorale ossia ai violenti da stadio, i reietti frustrati che nella loro ignoranza hanno avuto finalmente considerazione ed asilo sotto un tetto. Basta leggere cosa e come si commenta sui blog degli ossari dei vari fiamma tricolore, la destra etc etc per capire che la xenofobia oggi impera nella cosidetta area come argomento politico in sostituzione alla cultura politica venduta al PDL.

  6. ..ma si sono venduti l’anima ( l’avevano ? ) al diavolo rossonero..ora nn capisco di cosa parlano!Sono stati burattini ben pagati e servi sciocchi del potere più vergognoso..han bivaccato in ogni modo con il suino, ora cosa vogliono? Andassero a cagare , ora che l’han preso ” lunngo lungo ” nel culo ..accattoni erano e come accattoni son trattati

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