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Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, il più amato d’Italia: un vero “podestà” del Pd

Pubblicato il 15 gennaio 2013 da Marco Mancini
Categorie : Personaggi

Vincenzo De Luca, classe 1949, è sindaco di Salerno al quarto mandato è il più amato d’Italia (secondo un sondaggio di Governance Poll 2012, condotto da Ipr Marketing): tra il secondo e il terzo, c’è stata una parentesi di cinque anni affidata al fedelissimo (almeno all’epoca) Mario De Biase. Un passato nel Pci, oggi è uomo del Partito Democratico e ha sostenuto Pierluigi Bersani alle primarie della coalizione, tanto che per lui si parla di un possibile ruolo nel prossimo governo. I suoi rapporti con il partito, a dire il vero, sono piuttosto tormentati: se alle elezioni comunali ha sempre preferito avere a suo sostegno liste civiche, nel 2006 scese in campo addirittura contro il candidato ufficiale del centro-sinistra, sconfiggendolo al ballottaggio con un sonoro 57%. Nino Paravia, senatore di AN, confessò: “Poche storie, in questo voto c’è tanta destra”, la stessa destra che il sindaco appena rieletto aveva cannibalizzato al primo turno, riducendola alla miseria di un 19%.

Un sostegno trasversale, dunque, guadagnato con una gestione a dir poco decisionista, che ricorda per alcuni versi quella dell’ex-sindaco di Chieti – lui sì, fascistissimo – Nicola Cucullo. Antonello Caporale, sul “Il Fatto quotidiano”, ha definito De Luca “il più rilevante esponente del fascio-comunismo italiano, dittatore idolatrato e amministratore ventennale della città”. Il sindaco, infatti, ha sempre mostrato una particolare attenzione per i temi della sicurezza, affiancandola a un’ambiziosa politica di riqualificazione urbana che, oltre a un massiccio consenso da parte dei salernitani (è stato rieletto nel 2011 con una percentuale bulgara del 74%), gli ha fruttato anche qualche inchiesta a carico.

Da qui la polemica contro certa magistratura e contro il carrozzone giustizialista: in un comizio pubblico, lo stesso De Luca espresse nel 2010 il desiderio di “incontrare quel grandissimo sfessato di Marco Travaglio di notte, al buio”. Non meno duro lo scontro con i rappresentanti dell’ambientalismo fatto ideologia: quando Padre Zanotelli ebbe l’idea di dire la sua sulla questione dell’inceneritore, il sindaco gli rispose per le rime: “Ma le pare che può andare a parlare di tecnologie Zanotelli, padre Zanotelli… ma faccia gli esercizi spirituali Padre Zanotelli, vada ad insegnare il catechismo… questo va girando per il mondo… mah!”.

Non parliamo dei pattugliamenti contro la prostituzione e gli immigrati clandestini: è ormai un cult il video in cui, sotto i portici del centro, lo stesso De Luca intima con fare poliziesco di “cacciare i documenti” a un vu-cumprà africano. Né si può dire che il sindaco usi la mano più leggera con i disturbatori autoctoni: quando i residenti del quartiere cominciarono a lamentarsi del rumore prodotto, anche in orari notturni, dal centro sociale sinistrorso “Asilo politico”, De Luca lanciò il suo avvertimento direttamente dagli studi dell’emittente locale LiraTV, che ogni venerdì gli offre un ampio spazio, grazie al quale il “Podestà rosso” – come è stato definito – può arringare con lunghi monologhi i suoi concittadini, alla maniera del Chavez o del Gheddafi dei tempi migliori. “Se questi continuano a dare fastidio e a rompere le scatole – ammonì dunque in quell’occasione – non ho nessun problema a radere al suolo ʺAsilo politicoʺ”. Stesso trattamento per vandali vari ed eventuali, apostrofati quali “imbecilli” e “animali”: esilarante il filmato, presente su Youtube, in cui il sindaco-sceriffo – soprannome che gli è particolarmente caro – prende di mira, facendo appello addirittura al buon senso delle ragazze, un anomimo writer, colpevole di aver immortalato su un muro le proprie pene d’amore: “Se voi trovate un ragazzo che è così imbecille da scrivere questi messaggi, prima lo lasciate e meglio è, perché non è buono… cioè, uno che ʺFrullino, il tuo battito d’aliʺ e fai una scritta sul muro… sei un cretino!”.

Che c’azzecca, allora, uno come De Luca con il buonismo, il moralismo, la political correctness della sinistra italiana? Nulla. E fu lo stesso De Luca a confermarlo, quando confessò di apprezzare l’autenticità di Berlusconi e di disprezzare, invece, “la doppiezza permanente, l’ipocrisia” della propria tradizione politica. Il podestà salernitano non usa, però, lo stesso fair play con i dirigenti del centro-destra campano, in particolare con il presidente (ora dimissionario) della provincia di Napoli, Luigi Cesaro, detto “Giggino ‘a purpetta”: “un essere che a definirlo umano si fa un oltraggio alla biologia, un uomo che è in guerra da decenni con la grammatica e la sintassi, uno sterminatore di congiuntivi”. E che gli fa rimpiangere “i fascisti di trenta anni fa”, in particolare il concittadino Nino Colucci, definito “un vecchio galantuomo, amico di Salerno”.

De Luca, del resto, è uomo di popolo: “Io vengo dalla terra, da famiglia di povera gente” ha detto in uno dei suoi ultimi video, pubblicato su Youtube, in cui scaglia un durissimo attacco all’indirizzo di Mario Monti, colpevole di essere venuto meno, con la sua “salita” in politica, alla parola data. E si sa che “la parola che dà un uomo vale quanto la sua vita”. Popolo, terra, onore, virile dignità: sì, sembra di sentire un fascistone dei bei, vecchi tempi. D’altro canto, lo aveva dichiarato nel 2008: “L’esponente più a destra in Consiglio comunale sono io”.  Camerata De Luca, a noi!

Di Marco Mancini

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