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Politica. La novità di Giannino? La vecchia “società aperta” liberista degli anni ottanta

Pubblicato il 7 gennaio 2013 da Pietro Vierchowod
Categorie : Politica Scritti

Ora, amici, lettori e parenti; avete presente questi qui? Dico questi qui sopra del manifesto? Sono i liberali-liberisti. Gente all’apparenza preparata e intelligente. Ma solo all’apparenza. Nella realtà un branco di tontoloni: vogliono le stesse cose di Mario Monti (svendere il paese) senza essere Mario Monti. Cioè senza avere gli interessi di Mario Monti e la medesima parcella d’incasso. Dei tontoloni, ve l’avevo detto. E, badate, chi scrive non è un fanatico dello Stato. E’ uno che, fra le altre cose, si è letto Rothbard ed Hans Herman Hoppe. Mica ciuffoli da collettivo.

Dunque le cose stanno così: Oscar Giannino e quelli come lui non si sono ancora accorti, non si vogliono accorgere, che non è mai esistito un mercato senza pappa pubblica, un capitalismo senza  la tasca del contribuente, un profitto senza costo sociale, una finanza senza moneta-carta straccia: insomma queste verginelle  vorrebbero farci ancora credere al “mercato in equilibrio”, senza furbetti, cordatine, capitani coraggiosi ed eletti filibustieri. Tuttavia quella che è esistita, eccome se è esistita negli ultimi trenta e passa anni, è la loro bella “società aperta”. Sì quella del manifesto posto qui sopra, quella di Popper, di Reagan e Friedman, di Agnelli-Elkann-Marchionne, della Goldman Sachs, di Soros, Prodi, e De Benedetti , insomma quella di tutti i figli di buona donna che vi vengano alla mente; la società di tutti quelli che per decenni hanno privatizzato la crescita socializzandone i costi; di quelli che hanno tagliato pensioni, salari e diritti per aprire la società alla concorrenza immigrata; di quelli che hanno svenduto moneta e debito pubblico per “aprire” al mercato la nostra ricchezza; di quelli che infine, giusto l’altro ieri, hanno avuto il coraggio di dirci: “ Ok ragazzi, fino ad oggi abbiamo scherzato, ora tocca alla Cina. Dovete chinare la testa e aprirvi alla globalizzazione.”

Ecco, dopo trent’anni di prese per il culo, francamente passa anche la voglia di scherzare. Passa la voglia di passare su tutto. Di far finta di niente. Di far finta di non sapere come stanno le cose e di non conoscere il vero significato delle parole. Chi oggi si arroga il diritto commerciale di tappezzare l’Italia auspicando una nuova Società Aperta offende la nostra intelligenza e spreca i trenta denari che i liberali al comando di stato e mercato, hanno fatto cadere dal tavolo a mo’ di mancia intellettuale.

Di Pietro Vierchowod

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