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L’intervista. Buttafuoco: “La rotta per il 2013? La Via della Seta, verso l’Eurasia”

Pubblicato il 3 gennaio 2013 da Leonardo Petrocelli
Categorie : Personaggi Politica Scritti

A Norberto Bobbio che, alla fine di un’intervista, gli domandò “Mi spiega perché è fascista?”, rispose così: “Professore, confessione per confessione, io non sono fascista. Sono altro. Ho amato lo scandalo di chi gioca da fascista in questo dopoguerra perché è stata la prospettiva più inedita da dove ho potuto fare altro, diventare altro, per leggere e studiare in orizzonti ad altri inaccessibili”.E proprio dal cuore di quella eresia divampa la prosa di Pietrangelo Buttafuoco, nomen omen, giornalista, romanziere, conduttore televisivo e, da marzo, firma del quotidiano “La Repubblica” dalle cui colonne ha recentemente attaccato la destra dei “destrutti”, compilando l’alfabeto dell’agonia berlusconiana. L’ennesimo tizzone, peraltro non privo di conseguenze professionali, di un incendio ideale che la recente raccolta di scritti Fuochi (Vallecchi, pp. 234, euro 14,50) contribuisce a far divampare “recuperando – spiega l’autore – i passaggi riconducibili ad un solo tema polemico, opposto rispetto al dettato ufficiale”. Cioè quello dei conformisti e dei “piritolli, pierini profumati che alzano il dito e fanno letteratura”. Rigorosamente lontano da loro, infatti, si consumano le riflessioni del cuntastorie catanese sul tempo passato e sui tempi che verranno.

 

Buttafuoco, per cosa si è caratterizzato l’anno appena trascorso?

“Dal punto di vista nazionale ha svelato un trucco che altrimenti sarebbe stato difficile da decifrare: l’Italia non ha una sovranità politica. Dietro il paravento del governo tecnico, dietro l’ipocrisia della grande stampa, dietro le formule con cui hanno cercato di edulcorare la realtà, emerge precisamente questa triste rappresentazione. L’Italia non ha possibilità di decidere del proprio destino e partecipa al Grande Gioco internazionale in una posizione defilata, periferica e ininfluente ”.

 

In riferimento a quest’ultimo, selezioni due protagonisti del 2012: uno in senso positivo, l’altro in senso negativo…

“Secondo me, parlando di Grande Gioco, la Cina rappresenta l’elemento fondamentale, il vero protagonista. Al contrario, si può vedere nella rielezione di Obama un qualcosa di già noto. L’attuale Presidente rappresenta per gli Stati Uniti quello che Gorbaciov rappresentò per l’Unione Sovietica: è colui il quale metterà fine all’impero, sarà l’ultimo a spegnere le luci”.

 

È l’ “incubo d’Occidente” su cui riflette nel libro?

“Sì, è proprio questo. Cioè l’idea di non essere più il perno centrale della Storia e della contemporaneità. E di scoprirsi, adesso, in una posizione subalterna”.

 

Ciò nonostante, o forse proprio in virtù di tali considerazioni, l’Occidente continua a formulare per sé un certo tipo di racconto. In questo, la televisione possiede ancora un ruolo determinante?

“Assolutamente no, non riesce a sopravvivere ad internet ed alla molteplicità delle sue forme. La rete, di fatto, ha già inghiottito la carta stampata, la tv generalista, i telegiornali. Tutto si ritrova ad essere vecchio e inutile anche perché c’è una nuova, sterminata umanità che non è in grado di proporre una attenzione superiore ai due minuti. Parliamo di un pulviscolo sociale fatto di ignoranza: se prima era la fame a determinare lo stato di minorità, oggi è l’ignoranza il fattore decisivo. L’affamato che un tempo si faceva forte della sua necessità di emancipazione aveva comunque un vantaggio rispetto all’ignorante contemporaneo che è e sarà sempre solo uno schiavo”.

 

Stringendo la visuale sull’Italia, come si può giudicare la Rai della Seconda Repubblica nonché quella del periodo “tecnico”?

“Si tratta della più importante macchina culturale d’Italia, non c’è dubbio. Epperò svela tutta la sua stanchezza e perfino l’inutilità rispetto alla situazione attuale. È soltanto un immenso baraccone di potere dove non c’è possibilità di sperimentare, di innovare, di allevare. Quindi non ci potrà mai essere, in prospettiva, un vivaio. Naturalmente tutto questo accade ora, ma non accadeva in passato quando si riusciva a far convivere e coabitare le punte del nazional-popolare, come Mike Bongiorno, con un grande protagonista del dibattito culturale come Umberto Eco. Il quale, peraltro, fu anche l’autore della mitica Fenomenologia di Mike Bongiorno”.

 

Da quali parole d’ordine si dovrebbe ricominciare nel 2013?

“Per noi italiani l’espressione di riferimento non può che essere una: la Via della Seta. Si tratta della sola opzione di futuro a disposizione. Bisogna cominciare a lavorare di geografia e di politica estera per capire come il mondo stia cambiando. E, contemporaneamente, dismettere tutte le stupidaggini che ci hanno tenuti ancorati a luoghi comuni, a mondi morti e inutili, e, soprattutto, a pregiudizi grazie ai quali non si è inteso come il futuro riservi molte più chances di quante la nostra noia e la nostra stanchezza ci facciano immaginare”.

 

E il mezzogiorno quale ruolo specifico potrebbe recitare?

“Noi abbiamo una possibilità politica, strategica e culturale forte ed è, in una sola parola, l’Eurasia. Quando parlo di Via della Seta immagino questo grande continente in cui i popoli con i loro canti, i loro racconti, i loro commerci, i loro mercati, cioè con tutto quello che costruisce la vita quotidiana, si incontrano in un unico alfabeto, quello eurasiatico. La gente del Sud possiede un legame particolare con tale dimensione e Bari è il nostro avamposto, la città che più di ogni altra può aprire  questo percorso verso Oriente”.

*da La Gazzetta del Mezzogiorno del 2 gennaio 2013

Di Leonardo Petrocelli

5 risposte a L’intervista. Buttafuoco: “La rotta per il 2013? La Via della Seta, verso l’Eurasia”

  1. Buttafuoco dovrebbe rilasciare più frequenti interviste: è una delle poche, illuminate voci che possono offrire qualche ancoraggio allo sperduto brancolante mondo già appartenuto alla destra nazionale. Ha ragione su Cina, su Eurasia ed ha ragione soprattutto sul Grande Gioco a cui l’Italia partecipa in posizione defilata ed ininfluente. E’ un gioco di cui subiamo le regole senza reali possibilità di modificarle ; se abbiamo ancora una minima volontà di competere dobbiamo competere con le regole degli altri. Inutile o dannoso illudersi di altro.

  2. Redazione

    caro gian galeazzo, grazie dell’attenzione. barbadillo e’ nato proprio per diventare un punto di riferimento fuori dagli schemi del pensiero unico. le idee e gli scritti di buttafuoco (ma non solo) rappresenta una bussola in questi anni grigi. continua a seguirci

  3. .Progetto molto affascinante, …..in verita’ pero’ al momento non e’ possibile un’Unita’ eurasisista o eurasiatica che dir si voglia……..troppe differenze ed odi tra i paesi che la compongono (esempio Siria ed Iran rispetto ai paesi del golfo Arabo, Turchia che nuovamente pare ricollocarsi ancora su posizioni filoccidentali dopo la svolta antiisraeliana…… e poi Cina si potenza che sa sfruttare le nuove opportunita’, ma di fatto nemica delle tradizioni e pure portatrice di un progetto capitalcomunista che coniuga le peggiori idee materialiste e antispirituali che si conoscano .
    Credo piu’ ad un asse Italo-russo- Egiziano magari con il paese dei faraoni guidato da un nuovo Nasser…..esiste in effeti un intelligente ed abile politico in Egitto che si ispira a Nasser e leader di un partito neonasseriano…..inizialmente vicino alle posizioni del Attuale leader dei fratelli mussulmani e capo della Nazione Morsi, mi risulta adesso schierato pero’ all’oppposizione. In ogni caso li’ teniamoci al momento ancora Morsi che rispetto alla giunta militare occidentalista e al filoamericano Mubarak mi sembra gia’ Decisamente molto meglio!
    Stringendo: un asse con Putin e con un un Egitto Nasseriano-islamista ( ma diplomatico e dialogante con una nuova Europa delle Patrie e dei Popoli)sarebbe il massimo…….poi con Bari fulcro dei commerci con il Mediterraneo e i paesi del Medioriente afro-asiatico sarebbe veramente il massimo!
    A presto e Grazie per lo spazio concessomi.

    Agostino

  4. Interloquisco con Agostino. Buttafuoco credo voglia indicare per l’Italia una direttrice di attenzione e di futuro sviluppo non solo verso l’oriente mediterraneo ma anche verso la Russia ed i grandi paesi asiatici capaci attualmente di un poderoso sviluppo economico e civile. L’Italia per ragioni storiche e geografiche, per l’immagine di cui gode , potrebbe partecipare proficuamente a tal sviluppo ben più attivamente di quanto ora non faccia. A mo’ di mero esempio si rammenti l’interesse della Cina per il porto di Taranto potenzialmente capace di divenire l’hub navale della Cina in Europa, interesse ribadito anche recentemente (si vedano le corrispondenze sul 24Ore dalla Cina di Francesco Sisci).
    Ma come reagiscono i tarantini e gran parte degli italiani ? Fregandosene del possibile sviluppo, (invece essenziale per se stessi , i loro figli, i loro nepoti ed in una parola per l’intera comunità nazionale) ed infognandosi ancor più nelle loro abituali, accanite risse interne.
    Sul Medio Oriente, sulla cosiddetta Primavera Araba è giusto seguire in particolare l’Egitto. A mio parere ,se è giusto temere il fondamentalismo islamico e le destabilizzazioni eterodirette , è anche giusto non sostenere in nome del quieto vivere tiranni più o meno truci il cui scopo principale sembra quello di istaurare dinastie di tirannelli (vedi Tunisia,Libia Egitto ed oggi purtroppo Siria) . Per chi si ispira ai principi della destra nazionale, pur nella complessità delle situazioni, l’orientamento di fondo dovrebbe essere quello di sostenere l’affermarsi di identità e di interessi nazionali in un massimo compatibile di partecipazione, laicità e libertà personale. Come per la nostra stessa comunità nazionale.

  5. Vi ringrazio molto per l’interesse mostrato verso il mio commento .ottima analisi Gian Galeazzo, ma consenta di essere in disaccordo con Voi sulle considerazioni che Voi fate sulla Cina
    A presto

    Agostino

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