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Politica. Destra da processare e il fallimento culturale denunciato a tempo debito

Pubblicato il 2 gennaio 2013 da Gianfranco de Turris
Categorie : Politica

Vadano come vadano le elezioni politiche anticipate (di un mese…) a febbraio, sta di fatto che dovrebbe essere imprescindibile per una seria compagine politica effettuare un esame di coscienza per capire i motivi del suo totale smacco. Ovviamente ci si riferisce al centrodestra che nel 2008 ottenne una maggioranza che si suol definire bulgara, si andò pian piano sfaldando ed ora si ritrova come tutti sanno. Non ha concluso nulla di rilevante in Parlamento, ha subito perdite e scissioni, ha nullificato le belle aspettative. Non si può dare la colpa al solo Fini, anche se il suo contributo al disastro è stato essenziale, ma sarebbe ora di capire che cosa non ha funzionato, dove sono stati commessi errori fondamentali, perché le promesse non sono state mantenute e, soprattutto, perché il bilancio dell’ultimo ventennio (con un decennio al potere) è stato per il centrodestra fallimentare. Ad un esame di coscienza crediamo veramente poco perché il centrodestra nelle sue varie denominazioni, pur essendo stato chiamato varie volte a compierlo, non ne ha mai fatto uno che sia uno, a cominciare dal tradimento della Lega nel 1994, per continuare con la sconfitta del 1996, per proseguire con le sconfitte alle regionali ed amministrative negli anni seguenti specie nel 2005, per concludere con il pasticcio della mancata lista del Pdl a Roma nel 2008 e con la perdita di grandi città nel 2010 dopo anni di amministrazione. Dei tantissimi errori non ha mai pagato nessuno a cominciare dai capi che avevano preso le decisioni fattualmente sbagliate. Le conseguenze si vedono invece oggi. Dei tanti nodi non ne è stato sciolto alcuno e non si può sul serio pensare di risolvere la questione solo cambiando qualche nome al vertice del PdL quando non si è stati capaci di creare in due decenni una vera nuova classe dirigente, come si è già scritto su queste pagine. Al massimo è stata creata una classe digerente, per far ricorso ad una nota battuta dei tempi del PSI al potere. Il problema è invece culturale,il retroterra culturale e teorico, se vogliamo ideologico, che non esiste, come da sempre, dalla crisi del dicembre 1994, abbiano inutilmente scritto sino, a che ci è stato possibile,sul Secolo d’Italia e su Area, su Percorsi e su Il Giornale, e infine su questa rivista, solo per citare le testate più note. Ora l’amico Pietrangelo Buttafuoco con la verve provocatoria che lo contraddistingue, ha proposto su Il Figlio (27 novembre 2012) di istituire un pubblico “processo politico, culturale e persino antropologico di quel che avrebbe potuto essere e non è mai stato il berlusconismo, la destra, il centrodestra e il liberalismo da partita iva” per capire i motivi del disastro attuale. Insomma, “processare il PdL e tutto ciò che ne discende e ne ascende anche in termini di disonestà intellettuale, e fare tabula rasa per capire come possa essere successo di avere avuto tutto in mano per non trovarsi altra eredità che un imbarazzante fallimento politico”. In verità, caro Peitrangelo, basterebbe andarsi a rileggere tutti gli articoli scritti nell’arco di vent’anni da quei giornalisti e intellettuali che si ritenevano di “destra” e che il centrodestra hanno criticato non con malanimo ma con intenti costruttivi  man mano segnalando errori e stupidaggini e scelte suicide, per capire le ragioni profonde di questo “imbarazzante fallimento politico” (e non solo politico) pur “avendo avuto in mano tutto”. Furono bellamente ignorati, se non ostracizzati e messi in un angolo come “intellettuali del cazzo” e ”rompicoglioni” con l’infamante accusa di criticare sol perché loro non avevano ottenuto nulla dal centrodestra al potere. Quindi,invece di trovare una risposta alla tua domanda e alle motivazioni del “processo” che chiedi nelle parole mie o di altri, farò riferimento a quelle, scritte due giorni prima del tuo intervento,da Ernesto Galli della Loggia in un fondo del Corriere della Sera (25 novembre 2012). Il professore, come si sa, non è certo di sinistra, è un liberale che tende a dare lezioni a tutti anche in maniera altezzosa (e alcune volte ho polemizzato con lui) ma si deve dire che in questo caso ha veramente centrato il nocciolo del problema (nessuno mi pare lo ha contestato) dicendo, senza saperlo penso, quanto anche io ed altri abbiano sempre scritto. Le sue parole però sono più importanti, ma soltanto perché vengono da un soggetto esterno, che vede la situazione non condizionato come invece può accadere a chi sta all’interno del centrodestra. Cosa dice Galli della Loggia? Che “l’Italia è un Paese per sua natura conservatore e vota per lo più a destra o per il centrodestra, ma ha una prevalente cultura politica organizzata e diffusa che è di sinistra. Nelle urne vince di solito la Destra (o il Centro […]) ma nella società civile quella che di gran lunga si fa sentire è la voce della Sinistra”. Vale a dire la famigerata “egemonia culturale” di gramsciana memoria la cui esistenza viene negata a spada tratta dagli ex e post comunisti – ed è stata irrisa da quei campioni d’intelligenza che sono i finistei futuristi – che ha penalizzato tutti coloro che “di sinistra” non erano e non sono mai stati. Questo consolidamento culturale e sociale della Sinistra fa sì che “la Destra, anche se elettoralmente fortissima, sembra esistere in un certo senso solo nelle urne, essendo in tal modo esposta al rischio di collassi politici e d’immagine improvvisi, capaci di portare in pratica alla sua dissoluzione”. Come sta in effetti avvenendo (nel 2008 alle stelle, nel 2011 alle stalle), mentre la Sinistra mantiene da sempre una costane base elettorale, con oscillazioni ininfluenti, proprio perché supportata dalla sua condizionante presenza nella società civile mai in declino. Il PdL, scrive Galli della Loggia,”paga il prezzo” di essere un “partito artificiale” che, “inebriatosi del suo successo elettorale, non si è  mai curato di diventare qualcosa d’altro: qualcosa per l’appunto che avesse un retroterra di valori nella società italiana”. Cose dette mille volte da molti di noi in passato. La conseguenza è che il Pdl non ha voluto vedere i propri errori, li ha minimizzati, li ha nascosti sotto il tappeto, nonostante le sollecitazioni in contrario. Errori innumerevoli, ma uno è il principale: la sua presenza solo nelle istituzioni quando era al potere, ma la sua clamorosa assenza nella “società civile”. Una volta perduto il Potere si è trovati con nulla in mano perché, scrive l’editorialista,  “altrove del tutto assente a dispetto di tanti suoi elettori in buona fede che oggi non meritano certo lo spettacolo cui sono costretti ad assistere. In tal modo il PdL non ha fatto altro che confermare l’antica difficoltà della Destra italiana postfascista ad agitare  nel Paese temi e valori propri, a rappresentarli e diffonderli con la propria azione politica, sì da costruirsi grazie ad esso – in positivo, non più solo per semplice contrapposizione alla Sinistra – un proprio effettivo retroterra socio-culturale. Quei valori che per l’appunto avrebbero dovuto essere suoi – il merito, la competizione, la rottura delle barriere corporative, il senso e l’autorità dello Stato, la sana amministrazione delle finanze e dei conti pubblici, la difesa della legalità, la cura per il passato e l’identità nazionali, per la serietà degli studi – ma che invece essa ha finito per disperdere al vento o per regalare quasi tutti alla  Sinistra”. Con precise parole da politologo il professor Galli della Loggia ha descritto una situazione giunta alla sua penosa conclusione. Noi, giornalisti più ruspanti e all’interno della Destra, abbiano scritto cose assai simili con parole più grezze quando questi fatti stavano avvenendo o ve ne erano precisi sintomi: non ci si può basare soltanto sul successo elettorale che può essere transeunte e umorale, considerando anche che dopo Tangentopoli gli italiani non sono più “fideizzati” a certi partiti e cambiano opinione per un nonnulla, quindi è necessario lavorare sul piano culturale per convincerli più intimamente, quindi non si deve lasciare questo ambito sempre e soltanto in mano alla Sinistra. Ecco perché l’insistenza addirittura irritante con cui abbiano sollecitato alla Destra di chiedere gli assessorati alla Cultura (che invece venivano snobbati in quanto lì non si maneggiano grandi soldi e non si distribuiscono appalti), la promozione di eventi culturali intelligenti e fattivi, l’aiuto a giornali e case editrici, lo studio e l’ingresso nei nuovi media, l’attenzione alla Rai e alle televisioni private, la realizzazione e l’affidamento di trasmissioni e programmi a giovani capaci, intelligenti e soprattutto adatti a certi media, la sponsorizzazione di film e telefilm, soprattutto creare un gioco di squadra per non procedere alla rinfusa, eccetera eccetera. In vent’anni nulla è stato fatto (il poco che è stato fatto è così poco, saltuario e disomogeneo che non ha inciso in nulla), si è dilapidato – lì ho già scritto – il tempo di una generazione (ha oggi vent’anni chi è nato nel 1993). La richiesta di Buttafuoco è sacrosanta, ma nessuno metterà mai in piedi una sorta di “processo di Verona” ai traditori della Destra e del Centrodestra, anche se l’elenco delle colpe, non volendo riferirci a noi stessi che contiamo un piffero, l’ha stilato un esimio e moderato docente liberale come il professor Ernesto Galli della Loggia che una volta tanto ha tenuto una lezione coi fiocchi, senza assumere troppo l’atteggiamento del maestrino. Però ci si potrebbe sempre scrivere su un libro a più mani… Sarebbe un best seller!

* da Il Borghese di gennaio 2013

Di Gianfranco de Turris

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