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Libri. I “Fuochi” di Buttafuoco, breviario di eresie per un’antropologia differente

Pubblicato il 20 dicembre 2012 da Michele De Feudis
Categorie : Corsivi Libri

Ogni traccia è un tizzone rovente lanciato contro il conformismo negli anni del pensiero liquido, semplificato e striminzito come un tweet. L’omologazione è quella dei benpensanti, dei politicamente corretti, degli occidentalisti, degli indifferenti, dei nostalgici di un passato che non torna. Per sfuggire a questo gioco di incasellamento per mezzo di categorie senescenti, l’unico antidoto è la ricerca della scintilla di verità oltre il canovaccio della propaganda. E da questo lampo si accendono i “Fuochi” (pp.234, euro 14,50, Vallecchi), l’ultimo libro nel quale Pietrangelo Buttafuoco riannoda i fili di un “originario” itinerario esistenziale e politico. Lo sguardo dello scrittore diventa così pietrificante come quello di una Gorgone quando mette in risalto l’arretratezza della Sicilia, dove “l’unica cosa che si può fare è la villeggiatura”, perché l’ambizione di avere spiagge pulite o aeroporti moderni si scontra con l’insensatezza fatalista che diventa mito incapacitante.
Buttafuoco si addentra nella propria terra senza indulgenza. Ricorre alle storie note o poco note. Tratteggia i caratteri di politici naturalmente cinematografici, come Mirello Crisafulli e Totò Cuffaro; rende onore all’imprenditore isolano Sandro Monaco e riconosce nel siciliano “la lingua della politica” come codice di dissimulazione, celebrazione, purché tutto avvenga nel “metalinguaggio”. Poi ci sono i ritratti di testimoni del nostro tempo, da Jorge Haider a Silvio Berlusconi, fino a Mario Vattani, già console italiano a Osaka, profondo conoscitore della paideia dei giapponesi, che non rinuncia alle note ribelli con i Sottofasciasemplice, gruppo musicale che ha rivoluzionato la scena del rock identitario. Paolo Conte diventa l’icona dell’Italia “immune dalla parodia”, la Folgore è una brigata di eroi da preservare oltre ogni retorica, alla quale avvicinarsi attraverso la mediazione di Tomaso Staiti di Cuddia o di Sergio Claudio Perroni. Poi c’è Romano Mussolini e il suo “jazz d’antemarcia”, dal passo sognatore, Oriana Fallaci icona della “destra scimmiesca”, il comunismo e i comunisti come dignitoso contravveleno sulla strada della liberaldemocrazia. Due interviste come veri diamanti: a Norberto Bobbio, che confessa la rimozione “vergognosa” del passato in camicia nera da parte di una intera generazione, e a Eugenio Scalfari, sacerdote “del mestiere della giornata che è il giornalismo”. E tra Giorgio Bocca e la santificazione della Lapa brilla Paolo Isotta, sublime critico musicale del “Corriere della Sera”, “ultimo superstite di tremila anni di civiltà europea prima che l’età della tecnica e della democrazia avesse la meglio”. O Urgen Khan, junker baltico, generale dello zar e principe mongolo immortalato da Hugo Pratt in “Corte Sconta detta Arcana”, che nessuna biografia Adelphi riuscirà a rendere politicamente corretto: capo dell’ultima armata bianca, rifiutò di bendarsi gli occhi quando l’Armata Rossa lo fucilò e prima di essere finito dalle pallottole volle inghiottire, per portare con sé, la Croce di San Giorgio. Tra tutti gli affreschi di una galleria che racchiude l’Italia tra Novecento e Anni Zero, risalta infine Nino Buttafuoco, sindaco di Nissoria, deputato a Roma, a Palermo, a Strasburgo, protagonista dell’operazione “Milazzo”, simbolo del fascismo declinato dal sole di Sicilia: l’omaggio allo ‘zu Nino prende le forme del cuntu con il romanzo epico “Le uova del drago”.
I “Fuochi” sono bussola in forma di giornalismo (“sede della nostra vita sociale/ultima delle periferie”) nell’era del banderuolismo a cui fa da contraltare la coerenza di Beppe Niccolai, Giuseppe Berto, Alberto Burri e Gaetano Tumiati, a cui non potranno mai somigliare gli italiani che si rinnoveranno abiurando il proprio passato. “La fedeltà –scrive Buttafuoco – è stata ridotta a macchietta e la lucerna della dignità è stata tutta prosciugata. Fatto fu che Filippo Anfuso, ambasciatore a Berlino, uomo di grande fascino e di rara eleganza, dopo anni di prigionia in Francia, lacero e smagrito tornò nella sua casa di Catania. Si presentò al cancello della sua nobile dimora e, quando il maggiordomo si precipitò per allontanarlo immaginando di avere a che fare con un questuante, nel riconoscerlo, malgrado gli stracci, commosso gli disse: ‘Eccellenza, ma Vossia proprio a favore degli italiani si doveva mettere?’”.
Da che parte per la destra? A questa domanda lo scrittore siciliano non si sottrae e sembra tornare ragazzo, ai comizi di Catania di Giorgio Almirante, o mentre canta all’alba del Gianicolo l’Inno a Roma insieme a Vincino, vignettista del “Foglio” con una brevissima militanza a Palermo nella Giovane Italia, negli anni di Paolo Borsellino e Pierluigi Concutelli. Quando la mozione degli affetti cede il passo alla riflessione si arriva al dunque, al bilancio che “il Segretario” non ha mai voluto fare, e all’occasione perduta dalla destra di governo, che in Rai passerà dalla “ricotta di zoccole” alla pratica misera della “sostituzione di figurine”. E allora si viene assaliti dal rammarico, per non aver dato una rotta da seguire a chi voleva entrare “nella viva carne d’Italia”, abbeverandosi alle pagine di “Tabularasa” con gli scritti di Niccolai, Paolo Signorelli e di Antonio Carli, che nel primo editoriale tracciava con nettezza il perimetro di un’antropologia differente: “Chi non comprende il rischio senza interesse, la passione senza vizio, non può capirne le motivazioni”.

*dal Secolo d’Italia

@barbadilloit

Di Michele De Feudis

5 risposte a Libri. I “Fuochi” di Buttafuoco, breviario di eresie per un’antropologia differente

  1. Pietrangelo Buttafuoco è nato con tre grossi vantaggi di natura: un bellissimo cognome, uno zio esemplare ed una raffinata scrittura, che però il suo infantile egocentrismo ha spesse volte buttato nella spazzatura.
    E’ un rammarico grosso per lui che li vanta e per noi avidi cultori di pensieri e pensatori non conformi. La preponderanza ingombrante del suo EGO, delle sue amicizie e della sua faziosità impedisce ai suoi FUOCHI di essere più oggettivi e più luminosi degli ANNI INCENDIARI di Veneziani. La cacciata da Panorama spero lo faccia meditare sulla sua mancata solidarietà a chi nel 1995 venne cacciato dall’Italia Settimanale. La vita è una RUOTA: chi in passato fece spallucce e non esitò a fare il crumiro, oggi viene ripagato con egual moneta! Avrei tanta voglia, pertanto, di fargliela pagare; ma chi nasce tondo (SOLIDALE con tutti i compagni di fede e NAZIONALPOPOLARE) non muore quadro (EGOISTA e PROTAGONISTA)!

  2. francesco, ‘fuochi’ e’ uno dei libri piu’ eretici degli ultimi anni. Italia Settimanale/Panorama/egocentrismo non sono oggetto ne’ della recensione ne’ dell’attualità culturale: il dibattito delle idee langue e pietrangelo e’ uno dei pochissimi che non ha mai rinunciato a testimoniare una visione differente, mettendoci la faccia. barbadillo e’ nato per discutere di idee e visioni, non per polemiche legate alle persone.

  3. Caro Barbadillo, pur non possedendo la raffinata scrittura di natura di Buttafuoco, rivendico il medesimo diritto che egli si arroga in “Fuochi” per fare le bucce a questo o le polemiche con quello. Non ho mai affermato che l’oggetto del libro riguardasse Italia Settimanale o Panorama, ma è comunque una rilevante coincidenza con l’uscita del suo libro la fine della sua collaborazione col gruppo Mondadori in un contesto di mancata solidarietà che tanto richiama passate ed analoghe vicende. Non sono ipocrita, pertanto, oltre ai molti meriti di Buttafuoco già celebrati da Te sul Secolo (apro parentesi: mercoledì 19 ho avuto modo di esprimermi in questo senso pure con Mario Vattani, ché entrambi ti avevamo letto al mattino) non nascondo le amarezze e le perplessità che mi suscitano certi suoi pezzi conditi da troppi doppiopesismi: indulgente fino alla complicità coi compari e intransigente fino alla velenosità con chi non se l’è mai filato di striscio!

  4. Non ho letto il libro,ma sono stato alla Libreria Cavallotto di Catania,dove Ottavio Cappellani e Fabio Grassi hanno parlato del libro di Pietrangelo Buttafuoco. Poi, è stato l’autore a prendere la parola,parlando quindi di ” Fuochi ” ,di un libro dove viene criticata la destra culturale e politica del Bel Paese,ma che secondo me non è solo la destra, che si è culturalmente e politicamente adeguata al comformismo e al conseguente degrado culturale e politico,ma anche la sinistra e l’intero Paese a causa dell’entrata in una Europa solo monetaria,quindi a più velocità,con un ” Mercato ” al centro rispetto a tutto,a discapito delle idee e dei suoi valori!

  5. Si potrebbe dire,che già nel 1974,su Il Corriere della sera di Piero Ottone,Pier Paolo Pasolini criticando sia la destra,che la sinistra culturale e politica,scrisse che a causa delle scelte della classe politica del tempo,si era stabilito in Italia,un ” Fascismo consumistico “,che aveva omologato gli italiani! Va bene la critica alla destra culturale e politica da parte di Buttafuoco,ma come dicevo sopra,Pasolini ne aveva parlato abbastanza nel 74!

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