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Cinema. “Una piccola impresa meridionale” di Papaleo e la scantonata moralista

Pubblicato il 16 novembre 2013 da Fernando M. Adonia
Categorie : Cinema

piccola impresa papaleoE dire che di ingredienti per fare ridere ce n’erano. Eccome! Ma “Una piccola impresa meridionale” di Rocco Papaleo, alla fine, non sfonda. Il motivo è semplice: la forza dei personaggi è già tutta espressa all’inizio del film. Una scelta narrativa che impedisce loro di trovare una evoluzione e determinare dei cambi di registro o, perché no, delle conversioni imprevedibili. Già, il tema religioso è sotteso al film. Rocco Papaleo, infatti, è un prete spretato chiamato a consolare vicendevolmente la madre addolorata per lo scandalo procurato dal divorzio della figlia, le inquietudini di un “cognato cornuto” ed i patemi sociali di una sorella transita nel campo dell’omosessualità. La compagna di lei, a sua volta, è una badante dell’Est che teme il giudizio morale della sorella, una prostituta in pensione interpretata dalla bellissima Barbara Bobulova.

La piccola compagnia del tutto sui generis si troverà a convivere, non senza incidenti gustosi, all’interno di un vecchio faro. Nella storia intervengono poi due assurdi carpentieri e una bambina. Tutt’insieme decidono di restaurare il faro e trasformarlo in un albergo. Fin lì la favola è carina. Anzi: comunica un senso di solidarietà umana del tutto possibile, nonostante le differenze caratteriali dei personaggi. Poi, però, arriva l’ingrediente che guasta il film: il “predicozzo” moralista che divide il mondo tra nuovi buoni e futuri cattivi. Ovvero: lo “spretato” celebra inaspettatamente, durante l’inaugurazione dell’albergo, il matrimonio fra le due donne. Un gesto che provoca l’indignazione di un prete in talare e la riprovazione dei presenti. Un finale che stona come una campana. E non solo per la soluzione forzatamente politically correct. Ma anche per la fusione, mal riuscita, tra generi cinematografici diversi. Comicità e morale, sorrisi e amarezze, possono convivere, ma ad un livello che – ci spiace – non è ancora quello di Papaleo. Se si cerca un esempio degno di nota e rispetto, si guardi alla saga di Mario Monicelli ( e Nanni Loy) Amici Miei. Tre pellicole che fanno piangere dal ridere e ridere per nascondere le lacrime.

@barbadilloit

Di Fernando M. Adonia

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