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Memoria. Osimo Kindu e Nassiriya: italiani dimenticati dalla storia e dalla diplomazia

Pubblicato il 14 novembre 2013 da Marco Petrelli e Francesco Filipazzi
Categorie : Cronache Esteri

tricCi sono tre date che cadono in novembre e che segnano, non positivamente, la storia della politica estera italiana: il 10 il Trattato di Osimo, l’11 il massacro di Kindu, il 12 la strage di Nassiriya. Episodi finiti nel dimenticatoio di un Paese senza memoria, incapace non solo di ricordare ma neanche, fatto forse più grave, di far valere le proprie ragioni e di tributare l’onore dovuto ai propri morti.

Esuli addio. L’11 Novembre 1975, il Ministro degli Esteri Mariano Rumor e il politico jusgoslavo Milos Minic si incontrano ad Osimo (AN) per la firma di un accordo passato alla storia come Trattato di Osimo. La Jugoslavia  ha così facoltà di creare una zona franca a cavallo del confine di Trieste; quanto invece alla questione dei risarcimenti agli esuli, il governo italiano cedette tutti i beni espropriati ai propri cittadini in 30 anni, in cambio di “un indennizzo equo e accettabile da entrambe le parti”. “Il più grande tradimento di un governo alla propria nazione” dissero gli esuli,  perché risarcire un’intera vita espropriata non è possibile.

Ali italiane in Katanga. Nel 1961 la ricca provincia congolese del Katanga, guidata dal secessionista Moise Ciombi, è in guerra con il Congo. Violenza e morte spingono l’ONU ad intervenire. L’11 Novembre 1961 due C-119 Fairchild della 46^ Aerobrigata di Pisa atterrano a Kindu per rifornire la guarnigione malese. Muoiono tutti, scambiati per mercenari bianchi di Ciombi; i loro corpi smembrati e vilipesi dalla folla.  La commissione d’inchiesta ONU individuerà quale responsabile dell’eccidio il giovane colonnello Vital “Pakassa” Mpakasa. Arrestato, l’ufficiale riesce però a fuggire e a riparare in Egitto dove vivrà, impunito, fino alla morte.

Una guerra di altri si e schiantata su me. Infine si arriva alla strage di Nassiriya, 12 novembre 2003. Diciannove i militari italiani caduti nell’attentato dinamitardo contro la caserma “Maestrale”. I militari italiani  erano stati inviati in missione, ma si trovarono coinvolti in una guerra cruenta e con regole di ingaggio inadeguate. Una strage simbolo di una stagione in cui l’Italia è spesso giunta a sacrificare i proprio uomini migliori in guerre non sue. Al danno si aggiunse poi la beffa, con lo scellerato 10 100 1000 Nassiriya scandito nelle piazze.

Di Marco Petrelli e Francesco Filipazzi

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