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De Turris: “Perché ha fallito il centrodestra? Il potere corrompe chi ce l’ha”

Pubblicato il 9 dicembre 2012 da Gianfranco de Turris
Categorie : Scritti

La «boutade» di Giulio Andreotti risulta vana e inefficace di fronte agli avvenimenti degli ultimi mesi. In effetti, come è quasi ovvio, il potere corrompe chi ce l’ha e non possiede i requisiti etici per resistere a certe tentazioni, i valori ideali per far fronte a certe lusinghe. Avvenne anche ai socialisti quando entrarono in quella che venne definita la «stanza dei bottoni»: con la loro fame arretrata fecero man bassa, però almeno realizzarono qualcosa di concreto dal punto di vista politico e amministrativo. Oggi nemmeno questo…Sono rimasti i nani e le ballerine… Non è una «Tangentopoli 2», ci si affanna a scrivere. Certo, c’è una differenza: venti anni fa si intascavano in genere prebende per finanziare illecitamente i partiti (il reato contestato era di solito questo), oggi si intascano soldi per arricchimento personale dirottandoli sui propri conti correnti anche all’estero: comprare case e automobili, fare regali, organizzare feste faraoniche. Non soltanto: il grottesco e la sfacciataggine sta anche nel fatto che questo denaro pubblico, denaro di noi tutti, serviva a pagare addirittura le multe e le cariche del cellulare. Insomma, guadagnare diciottomila euro al mese non bastava, era troppo poco…
Nel 1992 si salvarono da «Tangentopoli» soltanto due partiti: il Pci che era troppo furbo e sapeva muoversi troppo bene per essere preso con le mani nel sacco, ma anche perché venne «salvato» da certa magistratura: e il Msi per il semplice motivo che non gestiva alcun potere. Venne premiato dagli elettori nelle amministrative del 1993 e ricordo bene una copertina del supplemento del Corriere della Sera in cui campeggiavano le foto dei sindaci inopinatamente eletti in numero inaspettato, anche se in piccoli e medi centri: era la prima volta dal 1946. Poveri ma onesti, e gli italiani li premiarono al di là delle baggianate dell’«arco costituzionale» inventato da De Mita. Sono trascorsi venti anni, giusto il tempo di una generazione, e la nuova generazione del centrodestra dimostra di aver fallito, purtroppo. Non si salva nessuno, né Forza Italia, né Lega, né – ahinoi – Alleanza Nazionale, ex Movimento Sociale. Questo il motivo per cui la nuova Tangentopoli ci colpisce direttamente e profondamente, perché ha prodotto demoralizzazione e scoramento negli elettori del centrodestra propensi ormai più all’astensione nelle prossime politiche di marzo che a votare il movimento degli arrabbiati di Grillo.
Quel che sta succedendo è un altro aspetto del fallimento del centrodestra. Non soltanto non ha fatto (quasi) nulla di quel che aveva promesso di fare soprattutto a livello di riforme strutturali e costituzionali, pur avendone la possibilità (nel Parlamento uscito dalle elezioni 2008 aveva una maggioranza bulgara, come si suol dire, ma l’ha sprecata in perdite di tempo,inutili leggi, polemiche interne, litigi tra dazioni, scissioni), ma – ormai è chiaro, anche se ne vedevano le avvisaglie – non è riuscito a creare una nuova classe dirigente adeguata e all’altezza dei compiti. (ma quella «digerente» di certo sì) Colpisce il fatto che l’età degli inquisiti di centrodestra è tra i 40 e 50 anni. Questa gente aveva 20 e 30 anni nel 1992, proveniva spesso dalle file del Msi, ha vissuto sempre in questi ambienti e nonostante ciò ha messo i suoi «valori» più che in soffitta o nell’empireo delle cose impossibili, sotto i propri piedi, calpestandoli e calpestando il mandato dei propri elettori. Sono i «giovani» che, messi alla prova dei fatti, di fronte alle lusinghe del Potere, ha puramente e semplicemente abdicato. Almeno i «vecchi», i «colonnelli», non mi sembra siano stati coinvolti in nessuno scandalo pecuniario. Ma hanno comunque la responsabilità di non aver «allevato» nel modo giusto le nuove leve. Eppure, ricordo bene quando nel 2001, all’epoca del secondo governo Berlusconi, quello durato incredibilmente una intera legislatura, c’è chi disse, alludendo al film di Peter Jackson che aveva messo alla portata di tutti la fiaba eroica di Tolkien: «Non ci faremo condizionare dall’Anello del Potere!»
Ahimè, non è stato affatto così. Si è, insomma, perduto tutto un bagaglio ideale e si è intascato per il proprio personale tornaconto. «Ma così facevano tutti!», si è giustificato qualcuno… Una volta il motto del Msi era «Anche se tutti, noi no!».Se questo è il risultato cui sono giunti gli ex giovani di destra dopo la «svolta di Fiuggi» e la democratizzazione del Msi, allora occorre veramente azzerare tutto. «Ma era una semplice goliardata!», si sono giustificati gli organizzatori e i partecipanti alla kermesse messa in piazza dopo la vittoria per il rotto della cuffia alle regionali del 2010 nel Lazio, in cui ci si è travestiti da antichi romani e greci con le maschere di maiale. Una volta la «romanità», quella vera, era un mito positivo per la Destra. Averla ridotta a questa pagliacciata idiota grida vendetta, ed è la dimostrazione simbolica a che basso livello sia scesa certa ex gioventù ex missina ed ex aennina che pensava evidentemente di essere giunta nella «stanza dei bottoni» e poter fare – letteralmente – il proprio porco comodo. Non ci sono parole adeguate. E la condanna dovrebbe venire non dalla Sinistra, ma proprio dalla Destra stessa. Non so proprio cosa avrebbero pensato di tutto questo alcuni grandi nomi cui abbiamo sempre fatto riferimento: Cattabiani, Accame, Gianfranceschi, Erra. Meno male che non hanno potuto assistere a simili scempi. Ma azzerare significa fare tabula rasa e ricominciare da capo, e per questo vi vuole molto tempo. Abbiano perso venti anni, abbiano bruciato una generazione, e ce ne vorrebbero altrettanti per ricostruire, ritengo. Che significa? Significa che si dovrebbero almeno creare scuole di formazione per dirigenti politici e amministrativi preparati e disinteressati. Significa tener conto soltanto del merito e della bravura e non sulla appartenenza correntizia. «La tessera non dà l’intelligenza», disse il Cavalier Benito anche se poi non si attenne sempre a questa massima. Un giorno in Rai uno mi disse: «Ho fatto nominare Tizio caposervizio: è un bravo soldatino». Ma, ancorché brava persona, era anche un poverino senza arte né parte. Così ci si è rovinati con le proprie mani. Il pescare nella cosiddetta «società civile», inoltre, non ha prodotto i risultati che ci si aspettava. Gente che non ha salde basi valoriali fa presto a cambiare idea e casacca: lo si è visto nella transumanza di centinaia di deputati e senatori da un partito all’altro in tutte le recenti legislature. Ma a quanto pare la lezione non è stata capita affatto.

Ma azzerare significa anche, da un altro lato, eliminare occasioni, perché come dice un antico e sempre attuale proverbio «l’occasione fa l’uomo ladro». E a certe tentazioni non tutti resistono. Ma questo dipende dalle istituzioni nazionali e locali. L’idea di tagliare un po’ tutto è venuta in mente oggi alle persone più diverse, da Mario Cervi addirittura a Dacia Maraini, ma la proposta di dimezzare sia il numero di deputati, senatori, consiglieri regionali provinciali-comunali, amministratori vari, e ovviamente anche le loro prebende (si campa anche con «appena» cinquemila euro al mese) è giunta prima da questa e altre testate, e non soltanto dal sottoscritto. Meno soldi pubblici si hanno e meno si ruba a fini personali. Pare che gli attuali «tecnici» ci stiano pensando, ma mai in modo drastico: non il 50 per ceto di tagli, ma soltanto il 30 o 40 per cento. Per non parlare del finanziamento pubblico dei partiti che tutti dimenticano è stato cancellato da un referendum popolare e poi è rinato grazie ai cavilli e ai sofismi della classe politica. È o non è uno scandalo? La cosa più incredibile è che la Casta, nonostante la bufera che si stava addensando sul suo capo non ha fatto praticamente nulla per autoregolamentarsi, anzi ha continuato a rubare impudentemente. Infatti, gli stipendi dei parlamentari non li decide il governo, ma Camera e Senato, come immantinente affermò l’autorevole presidente di Montecitorio. Quindi nulla di fatto sino ad oggi. Non ci si lamenterà allora di quel che avverrà alle prossime elezioni politiche con il voto passivo e attivo di protesta popolare. Ne uscirà un Parlamento ingovernabile, tipo Grecia.

Tutti i partiti sono coinvolti in questa situazione: Sinistra e Centro non ne sono affatto immuni, nonostante che i riflettori della grande stampa puntino soprattutto sulla Destra. Il disastro è generale, a dimostrazione che un ventennio non è servito a niente, anzi ha peggiorato la situazione.
A Destra è stato un colpo maggiore, perché ci si sentiva «diversi». Ma da un lato c’è stata una specie di mutazione antropologica, dall’altro non si è fatto nulla per arginare la situazione prendendo provvedimenti drastici quando del caso: è la grave responsabilità dei vertici. Come si ricordò su queste pagine, nessuno ha pagato per il ridicolo e grottesco pasticcio della mancata presentazione delle liste del PdL alle regionali 2010 nel Lazio. I responsabili mi pare proprio siano rimasti al loro posto. Altro che tramezzino da comprare al bar di fronte, c’erano da modificare all’ultimo istante i nomi in lista! A questo punto non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche, materiali, psicologiche, etiche e ideali, e affrontare con coraggio la situazione senza richiudersi in una torre d’avorio, o lasciarsi andare allo scoramento.

Di Gianfranco de Turris

Una risposta a De Turris: “Perché ha fallito il centrodestra? Il potere corrompe chi ce l’ha”

  1. non è riuscito a creare una nuova classe dirigente adeguata e all’altezza dei compiti. (ma quella «digerente» di certo sì) fotografia perfetta… è la parabola di un mondo… che tristezza…

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