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La lettera. Un movimento giovanile patriottico: idee e regole non pagine Facebook

Pubblicato il 6 novembre 2013 da Armando Travaglini
Categorie : La Destra riparte da...

tricoloriI movimenti giovanili sono sempre stati lo strumento di contatto dei partiti con il mondo giovanile e il più vicino strumento di collegamento con la società. Milioni di giovani aderirono dal dopoguerra in poi ai vari movimenti giovanili partendo dal Fronte della gioventù fino alla Federazione giovanile comunista italiana, ma dal 1994 i movimenti giovanili di centrodestra (compresa Azione Giovani) non sono riusciti a diffondere nella stragrande maggioranza dei giovani la propria cultura e le proprie idee, cosa che invece la sinistra è riuscita a fare, a torto o a ragione, nel migliore dei modi. Partiamo da alcune riflessioni per tracciare quello che dovrebbe essere il movimento giovanile di Destra per il futuro.

Un movimento giovanile che si rispetti deve avere quadri dirigenti propri eletti all’interno di propri congressi con tessere proprie, partendo da quelli comunali passando per provinciali e regionali infine il nazionale. Non si può partire con il congresso nazionale per confermare sempre le stesse persone alla guida del movimento e poi a cascata gli altri congressi manovrati da sempre i soliti noti. Inoltre le Tessere a un euro sarebbero la miglior soluzione per far emergere il merito e non l’imborghesimento del movimento con i soliti cooptati aiutati dai loro capi-corrente con fiumi di denaro per le tessere. L’autonomia del movimento dal partito e dalle varie correnti è indispensabile quando irrinunciabile. Sì a comunità come Cassaggì e associazionismo culturale ma non ad altre sigle o simboli, che come molte volte si è visto, hanno solo un elemento in comune: il capo-corrente.

Rivoluzione e cultura. Un movimento che non sa elaborare e costruire una propria identità tramite nuove idee e quindi proposte tramite modelli rivoluzionari che non sappiano di vecchio e già sentito ma profumino di rivoluzione. La capacità di scegliere i propri intellettuali di riferimento, tra vecchi e nuovi, è quindi fondamentale; abilità necessaria per costruire una propria base culturale cui poter attingere in caso di bisogno. Un movimento che abbia il coraggio di portare avanti la propria idea, anche se è contraria alla posizione del partito, è essenziale affinché il movimento sia davvero un laboratorio d’idee e proposte e non un mero specchio del partito. Un movimento giovanile che non sa porsi come rivoluzionario non è degno di essere chiamato tale ma è solo un insieme di paraculi e cooptati.

Territorio e scuole. Un’organizzazione giovanile, che si rispetti, deve essere radicata nel territorio ma soprattutto nelle scuole e nelle università. Il radicamento è essenziale quanto vitale, permette di poter penetrare più facilmente nella società giovanile. Il contatto fisico e le parole sono ancora, nonostante internet e le nuove tecnologie, la prima arma contro il conformismo e la perdita d’identità dei nostri giovani. Il web, pur essendo un’arma potentissima per la circolazione delle idee, non può sostituire il bisogno dei giovani di riconoscersi in una comunità fisica e in un gruppo “vero” di persone. Far conoscere ai ragazzi quello scrittore o quell’economista, ma anche quel film o quel libro, può essere indispensabile affinché un ragazzo/a abbia la possibilità di conoscere il nostro mondo culturale, le idee e le proposte che noi portiamo avanti, e potersi riconoscere e aderire al movimento.

In conclusione un movimento giovanile, che punti a costruire il proprio futuro, è destinato a morire per diventare una pagina Facebook o un movimento specchio del partito se non è capace di incidere veramente su quel mondo giovanile che si prefigge di rappresentare.

@barbadilloit

Di Armando Travaglini

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