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Palestina, scambio epistolare tra i poeti Darwish e al-Quasim su patriottismo e identità

Pubblicato il 16 novembre 2012 da Roberta Di Casimirro
Categorie : Cultura

Darwish , durante la sua residenza a Parigi, ebbe uno scambio di corrispondenza con il poeta Samiĥ al-Qasim, rimasto a vivere nel suo villaggio di ar-Ramah, in Galilea; le lettere scambiatesi dai poeti furono chiamate da qualche letterato “Lettere fra le due metà di un’arancia”. Dai seguenti estratti di queste lettere, come ha commentato lo scrittore palestinese Emil Habibi, si nota che, così come gli uccelli avvertono l’arrivo della tempesta, così i due poeti ebbero il presagio dello scoppio della prima Intifada.

“Un conforto? Esiste sempre un lieto fine … non perderemo la speranza, almeno per le generazioni future. O caro amico, ci è sufficiente dipingere con l’inchiostro dell’anima e con il sangue della poesia una chiara freccia (spero che sia chiara), che indichi la direzione giusta verso il nostro carrubo, il nostro ulivo e i fiori della nostra splendente prugna”
Samiĥ al-Qasim; ar-Ramah 29/06/1986

“La fine di questa notte non ha termine?……E il feto formato dentro questo utero infermo, ha potuto salvarsi dal malessere?……Io non propongo una risposta, ma torreggio su un deserto……Come si chiamerebbe l’isola se si asciugasse il mare?……Non propongo una risposta, ma torreggio su un deserto”
Maĥmud Darwish; Parigi 22/07/1986

“E che cosa ancora?… forse non è giunto il momento in cui l’affanno della domanda venga ricompensata dal sollievo della risposta? …qui giunge la nostra parte. Riconquistiamo il grido di quel passato martire: Porta la tua croce e seguimi!!…Quanto a noi vedemmo e ci agitammo, comprendemmo e ci infuriammo, credemmo e ci rivoltammo. Questa massa umana piegata sulla sua schiena iniquamente, proditoriamente e ostilmente si raddrizzerà di nuovo e sorgerà un unico uomo, malgrado tutti i mostri civilizzati radunati contro di noi. Noi abbiamo bisogno del nostro antico fuoco- con la sua schiettezza- perché esso è la peculiarità intima nel nostro profondo, è come il granello di sabbia che si nasconde nel profondo della perla”
Samiĥ al-Qasim; Haifa 27/07/1986

“Hai ragione. Hai ragione: abbiamo bisogno urgente della prima fede e del primo fuoco. Abbiamo bisogno della nostra semplicità. Abbiamo bisogno del primo insegnamento della patria: Resistere con tutto ciò che possediamo di tenacia ed ironia. Con tutto ciò che possediamo di furore. Nei momenti critici aumentano le profezie. Ed eccomi vedere il viso della libertà accerchiato da due ramoscelli d’ulivo”. Lo vedo sorgere da un sasso”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/08/1986

“Un anno nuovo, è veramente così ?……E come contiamo i nostri anni? ……Iniziamo la nostra cronologia con l’anno dell’elefante[1]. E che questo sia l’anno dell’accampamento. Quanto all’anno prossimo, troveremo un nome bello ed elegante in misura inversamente proporzionale a ciò che attualmente viviamo, nazione e popolo, terra e cielo, uomini e poeti”
Samiĥ al-Qasim; ar-Ramah 21/01/1987

“E’ stata la prima permanenza a proteggere la patria dallo svenimento. Voi all’interno siete la forza materiale dell’identità nazionale e culturale. E l’interno ha un prestigio che supera l’incantesimo, perché e’ l’interno che ha dato alla causa palestinese la forza del miracolo”.
Maĥmud Darwish; Parigi 05/10/1987

Di Roberta Di Casimirro

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