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Tecnologie. Mister Google pronto a investire in Italia: “Ma senza banda larga sarà difficile”

Pubblicato il 11 ottobre 2013 da Francesco Filipazzi
Categorie : Cronache Economia

googleanteLa diffusione della banda larga è da molti anni uno degli indicatori principali dell’evoluzione sociale ed economica di un Paese. Non stupisce quindi che Eric Schmidt, presidente di Google, se ne sia occupato a Roma, nell’ambito di Big Tent 2013. Il massimo esponente di “Big G” ha dichiarato che la sua azienda nei prossimi anni investirà in Italia, in progetti che coinvolgeranno anche la promozione del Made in Italy, per «guidarlo  alla conquista dell’economia digitale», ma non nasconde le sue perplessità sul fatto che nel Bel Paese, l’accesso all’internet veloce non sia garantito su tutto il territorio nazionale. Secondo Schimdt, «il Governo dovrà garantire la banda larga ovunque, senza questo nulla può accadere». Un suggerimento che dovrebbe essere colto dalle forze politiche, in tutt’altre faccende affaccendate.

Il problema della banda larga in Italia, si sa, è annoso. Le strutture sono diffuse sul territorio nazionale a macchia di leopardo, facendo si che Comuni fra loro distanti pochi chilometri siano serviti in modo completamente diverso, semplicemente perché alcuni si trovano sulle portanti principali delle linee e altri si trovano invece in posizioni “meno fortunate”.  Non sembra – del resto – che Telecom e le altre aziende abbiano molta voglia di investire per raggiungere Comuni nuovi, dove il numero di abbonamenti non ripagherebbe le spese.

L’aumento della copertura è però un processo che deve avvenire in fretta perché – come spiega uno studio del Politecnico di Milano, il ritardo digitale costa al sistema Paese circa un miliardo di euro al mese e le aziende stanno ritardando la loro internazionalizzazione perché non hanno possibilità di accedere alla rete in modo produttivo. Non è più accettabile, secondo gli osservatori, che in Italia i giovani disoccupati che vivono nelle zone meno servite,  non abbiano l’opportunità di aprire start up basate sul web o di poter lavorare online.

La soluzione sta quindi nella predilezione delle reti senza fili e della diffusione della nuova tecnologia del 4g, ma la questione, prima che tecnica, è culturale. In molte zone in via di sviluppo ad esempio sono in corso investimenti copiosi proprio per essere al passo con i tempi. Durante la Giornata mondiale della gioventù, la Rai poteva trasmettere filmati di buona qualità tramite la rete 4g che a Rio de Janeiro è attiva e funzionante, spendendo ben poco. Secondo un rapporto di Credit Suisse, anche in Africa si sta diffondendo questa tecnologia tanto da poterla definire il mercato mondiale a più rapida espansione. E da noi?

@cescofilip

Di Francesco Filipazzi

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