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L’intervista. Lo storico Nico Perrone: “Salvare la Repubblica ritrovando la sovranità”

Pubblicato il 4 ottobre 2013 da Maurizio Cabona
Categorie : Le interviste

vittorianoEnrico Mattei ricompose – nell’Eni e nella sua galassia, incluso il quotidiano Il Giorno- la frattura del 1943. Fu anche merito suo se la patria, che non stava più tanto bene, sopravvisse fino al 1958, quando le urne dissero che la Dc avrebbe potuto governare solo con maggioranze a sinistra. Infatti era la Dc – non i suoi governi, tanto meno i suoi fatiscenti alleati del centro-destra – a dare il tono alla nazione, per la quale fu fatale la coalizione col Psi, con la conseguente reinvenzione della Resistenza come guerra civile, non come guerra patriottica di liberazione. L’alito letale di quell’operazione tardo-ciellenistica si diffuse con i telegiornali subito dopo il centenario (1961) dell’unità nazionale. Un anno dopo Mattei era morto: la crisi di Cuba, con incombente guerra nucleare, aveva infatti spinto certi Paesi a far pulizia in casa. Dagli spiriti liberi.

Restavano vivi i lacché, ma anche il ricordo dell’“ultimo fascista”, come definisce Mattei un eminente storico della I repubblica. E poi Mattei aveva lasciato allievi, che avevano lavorato con lui all’Eni, dove reduci di Rsi e Resistenza collaboravano come se il 1943 fosse – anche alla Farnesina lo si giudicava così – un incidente di percorso per una grande potenza, quale l’Italia si considerava ancora [quel che per la Francia era il 1940].

nico perroneNico Perrone era uno di loro. Finita quell’esperienza (senza Mattei, presto l’Eni non fu più la stessa cosa), Perrone divenne lo storico di quell’epoca non ancora di benessere, ma ancora certo di dignità, ciò che manca oggi ben più del denaro. Scrisse vite di Mattei in più riprese, per più editori, per più quotidiani, specie Il manifesto. Ogni volta con particolari in più, ogni volta con la stessa determinazione. Divenne docente di Storia dell’America all’Università di Bari. Ancor oggi lui, classe 1935, pubblica uno-due libri l’anno: l’ultimo è Progetto di un impero. 1823: perrone2l’annuncio dell’egemonia americana infiamma la Borsa (La città del sole, pp. 218, euro 20, ma su http://www.amazon.it/Progetto-Lannuncio-dellegemonia-americana-infiamma/dp/888292310X ). E’ la storia della “dottrina Monroe”, o l’America agli americani (degli Stati Uniti, ovviamente) e andrebbe letto insieme a Obama. Il peso delle promesse (edizionisettecolori@gmail.com): definiscono, insieme, le fondamenta teoriche del nostro presente e le sue conseguenze attuali. E ormai non si sa se sia bene superarle, perché ogni nuova egemonia è peggiore della precedente.obama

 

Signor Perrone, nel 2011 furono 150 anni di Unità; nel 2012 furono 50 anni dalla fine di Mattei; nel 2013 sono 70 anni dalla resa… L’Italia nacque per interessi francesi, s’allargò per interessi inglesi e tedeschi, resse all’irruzione nel Mediterraneo degli Usa, che ora declinano. La Germania li rimpiazza. E noi?

“Concordo in parte che le potenze straniere influirono sulla nascita dell’Italia unita. Ma l’ampliamento del disegno di conquista, fino a comprendere tutti i territori del Regno delle Due Sicilie, avvenne – sorprendendo lo stesso Camillo Benso di Cavour – a opera di Liborio Romano, ministro di polizia dei Borbone”.

Perché nessuno lo dice, tranne lei che gli ha dedicato un libro importante?

“I piemontesi non lo riconobbero – dal diario di Giuseppe Massari, fac totum di Cavour, furono strappate le pagine chiarificatrici di quel passaggio – e non si vuole ancora dirlo. Ma il territorio delle Due Sicilie, enorme, fece lievitare all’improvviso l’intero progetto oltre ogni ipotesi”.

Restiamo a un passato meno remoto.

“Cioè agli ultimi 70 anni, quelli con l’Italia sotto influenza?”.

Sì.

“Quest’epilogo è derivato da una guerra sciagurata e perduta. Col Paese in tali condizioni di dipendenza, le investiture al vertice della politica ne hanno risentito. Una situazione che ancor pesa: lo indicano certe consonanze della presidenza della Repubblica coi ‘consigli’ provenienti da quelle parti. E perfino dalla Germania…”.

… Uscita peggio dell’Italia dalla guerra e che ha rimpiazzato la Gran Bretagna come junior partner degli Usa, verso i quali la nostra sudditanza fu, fino al 1991, arginata da Vaticano e Urss. Come ora lo è da Vaticano e… Russia.

“I ruoli da ascari neo-coloniali, dal 1982 in poi, non ce li hanno imposti: li hanno decisi i politici italiani, con la benedizione dei vari presidenti della Repubblica, che hanno consentito (talora sollecitato) interventi armati che violavano la Costituzione”.

Tasto dolente.

“Il reale ruolo che la Costituzione assegna al presidente della Repubblica andrebbe discusso di fronte al suo superare i limiti costituzionali”.

L’Italia è ora una repubblica ereditaria. Napolitano succede a se stesso, Enrico Letta succede allo zio Gianni come factotum governativo, Marina Berlusconi succederà al padre a capo di un partito determinante. Invece il papato non è più a vita, come del resto le monarchie nordiche, spesso protestanti…

“L’Italia non è divenuta una repubblica ereditaria per il rinnovo del mandato – legittimo e voluto dai partiti – di un presidente. Ma è una repubblica ora politicamente assai povera, incapace di trovare un’altra soluzione al momento del rinnovo di quel presidente: così il suo campo d’azione s’è ampliato oltre i limiti costituzionali. Il caso dei Letta ha invece aspetti ridicoli e ha mostrato l’inconsistenza del nipote, che ha governato su delega di Berlusconi”.

Vanno in tv solo avatar nostrani di repubblicani o democratici degli Usa, e gruppi nati col loro avallo. Morale: prima si poteva dir tutto, perché non serviva a nulla; ora non si può dire nulla, mentre parlare servirebbe.

“Al di là delle grandi aggregazioni, per le altre espressioni politiche ci sono in effetti solo spazi di tolleranza. Attenti però ai grillini, che non si contentano di tolleranza”.

Pseudonimo di Germania & C., l’Ue dovrebbe, per l’attuale capo dello Stato, limare le unghie alla Nato. Ma – s’è visto contro la Serbia – solo per affiancarla come secondario strumento egemonico.

“Dobbiamo badare alla caratteristica fondamentale dell’Ue: l’ anti-democrazia. Proprio così! I controllori generali che essa mette sulla testa degli Stati nazionali non li ha votati nessuno. Questo è il pericolo vero. E non se ne parla quasi mai”.

Impassibili, le Camere approvano ogni direttiva dell’Ue. Con questa passività l’Italia ha smarrito la sovranità, cara a pochi, e il benessere, caro a tutti.

“E qui torniamo al punto di prima: ci hanno tolto la democrazia. La sovranità italiana è perduta: se davvero essa interessa a pochi, la prego di considerarmi fra questi pochi”.

@barbadilloit

Di Maurizio Cabona

2 risposte a L’intervista. Lo storico Nico Perrone: “Salvare la Repubblica ritrovando la sovranità”

  1. “l’antidemocrazia” come caratteristica fondamentale dell’attuale Unione Europea… come non essere d’accordo.
    A mio parere, bisognerebbe abbandonare le vecchie e ambigue categorie di destra e sinistra per schierarsi secondo un nuovo criterio:
    da un lato chi vuole restaurare la sovranità nazionale e, dunque, il procedimento democratico e lo stato sociale; da un altro lato chi vuole rafforzare l’attuale Unione Europea e, dunque, la tecnocrazia e le politiche neoliberiste.

  2. Caro Cambronne bisognerebbe rafforzare l’Unione Europea rendendola politicamente sovrana e affossare le tecnocrazie finanziarie che la dominano con le sue politiche neoliberiste.

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