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Le differenze tra Chavez, socialista patriottico, e la sinistra di Vendola (già filo-Prodi)

Pubblicato il 10 ottobre 2012 da Giacomo Petrella
Categorie : Corsivi Politica

All’indomani della riconferma popolare di Hugo Chavez alla guida del Venezuela è scattato il riflesso pavloviano della sinistra italiana. Merito di un interessato, forse troppo, articolo-intervista del Corriere della Sera. Il cronista esalta tempi e modi delle telefonate che gli permettono di ascoltare e riportare l’entusiasmo di Fausto Bertinotti e Nichi Vendola. I dati elettorali provenienti da Caracas sono appena stati confermati e grazie al Corriere gli eredi del Pci possono giocare, ancora una volta, alla rivoluzione: Bertinotti esalta la solidità democratica delle vittorie chaviste; Vendola la romantica mobilitazione per la sconfitta della povertà. Il titolo, poi, non lascia dubbi: L’esultanza degli amici italiani del Caudillo. Nel bene e nel male, Via Solferino santifica una supposta sintonia tra Sel/sinistra radicale e Hugo Chavez.

Ma stanno davvero così le cose? A ben vedere no. Facciamo un parallelo temporale: dagli ’90 ad oggi Hugo Chavez, ex militare di professione, resuscita il mito bolivariano coniugando socialismo e nazione; Rifondazione comunista, in Italia, si allea con Romano Prodi, consulente Goldman Sachs, in nome del bipolarismo apolide; Chavez guida una rivoluzione popolare contro le oligarchie venezuelane, asservite agli interessi economici americani, fino alla conquista del potere, nazionalizzando il petrolio (fino ad allora venduto a 7 dollari il barile), aumentando i salari, riformando agricoltura, istruzione e sanità; nello stesso periodo Rifondazione avalla le leggi Treu sul precariato (primo governo Prodi), i trattati di Maastricht e poi di Lisbona (Unione), contribuendo alla fine della sovranità politica ed economica dell’Italia; Chavez allinea il Venezuela alle principali forze anti-imperialiste, comprese Iran e Siria; la sinistra italiana plaude, per contro, ad ogni intervento umanitario e primaverile.

Fatte le giuste e solo le più evidenti distinzioni, gli amici italiani del Caudillo si rivelano soltanto gli utili idioti della dialettica liberale e moderata di cui  il Corriere è la principale cassa di risonanza.

Di Giacomo Petrella

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