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Editoriale. Telecom agli spagnoli: l’Italia nazione ai saldi

Pubblicato il 24 settembre 2013 da Augusto Grandi
Categorie : Corsivi Economia Politica

telecomDopo il fallimentare “Salva Italia” finalmente un progetto che funziona: “Salda Italia”, l’Italia in saldo. Perché la cessione di Telecom agli spagnoli di Telefonica, così come la completa francesizzazione di Alitalia, rappresentano soltanto gli ultimi colpi, in ordine di tempo, di un percorso di svendite di tutto ciò che è italiano. Settori strategici? La Francia li ha definiti con precisione, ma in Italia il governo del Grigiocrate Monti prima e della disastrosa Alfetta dopo, non è stato in grado di fare altrettanto.

In realtà, però, non è neppure colpa del governo. Che va in giro per il mondo a cercare di svendere ai soliti noti i gioielli di famiglia, a partire da aziende strategiche del gruppo Finmeccanica. Con un percorso mediatico indecente quanto scontato: il ministro di turno spiega che occorre privatizzare per far quadrare i conti, l’agenzia di rating aggiunge che l’Italia è a rischio e Finmeccanica pure, dunque Letta vola in America per accontentare le multinazionali cedendo le aziende che preferiscono.

Ma con Telecom è un’altra questione. Forse ancora più preoccupante. Perché i politici, in teoria, si possono anche rottamare e sostituire. Mentre la cessione di Telecom dimostra che fallimentare è la classe imprenditoriale italiana. Le telecomunicazioni sono sempre più strategiche. E noi le cediamo perché i nostri imprenditori non san fare impresa. Ma sanno partecipare ai convegni dove spiegano come si deve fare impresa. E precisano che in Italia non è possibile, poiché la politica non crea le condizioni adatte.

Peccato che Telefonica non lo sappia. E si compri Telecom per fare impresa, anche in Italia. E non bisogna dimenticare che Telefonica è spagnola, proviene cioé da un Paese in teoria più in crisi di noi. Dove né il re né il primo ministro vedono una luce in fondo al tunnel (mentre in Italia qualcuno la vede a cadenza trimestrale). Ma dove gli imprenditori fanno gli imprenditori ed investono invece di lamentarsi. Investono e comprano. Telecom, adesso, ma prima si sono scatenati nel settore delle energie rinnovabili nonché in campo alimentare: Riso Scotti, Star, Fiorucci, Bertolli, Carapelli, Sasso. Italia non da bere ma da divorare.

E i francesi? Ora si prendono Alitalia, dopo aver fatto man bassa nel settore del lusso italiano, rilevando i principali marchi dell’abbigliamento, della gioielleria, degli accessori di moda. Senza dimenticare la presenza strategica francese, e tedesca, nel settore della grande distribuzione organizzata.

Vedono, vengono, comprano. E fanno impresa in Italia, dove i nostri imprenditori non riescono a sopravvivere. Certo, l’acquisizione di Telecom comporterà migliaia e migliaia di esuberi. Grazie all’incapacità di manager che verranno riciclati e andranno a far danni in altre aziende italiane. Da rovinare per poi vendere a chi arriva da fuori. Ma ci spiegano, i grandi manager, che non è più importante la provenienza della proprietà: siam tutti europei (quando va bene). Vero, ma dovrebbero dirlo ai lavoratori dei Paesi in cui tedeschi e francesi avevano delocalizzato alcune industrie. Quei lavoratori lasciati a casa quando è arrivata la crisi e quando le sedi centrali di Parigi e Berlino han deciso che bisognava chiudere gli stabilimenti all’estero per salvaguardare i lavoratori francesi e tedeschi. Perché loro – francesi, tedeschi, spagnoli – hanno un senso della priorità nazionale. Noi, al contrario, tuteliamo solo gli stranieri.

Di Augusto Grandi

2 risposte a Editoriale. Telecom agli spagnoli: l’Italia nazione ai saldi

  1. Un tempo la terra che andava dalle Alpi alla Sicilia era campo di battaglia e giardino delle potenze nazionali europee, che la dominavano e dividevano a piacimento. Ora, con le dovute differenze del caso (non più corone ma consigli di amministrazione), stiamo tornando a quel punto. Con buona pace delle generazioni di italiani che sacrificarono tutto, spesso anche la vita, per fare della parola Italia non più solo un’espressione geografica, ma una realtà viva e libera. E piantiamola di dare la colpa ai politici, agli imprenditori o alla “crisi”. Le responsabilità sono di ciascuno di noi, incapaci di difendere quanto duramente guadagnato dalle generazioni precedenti.

  2. Redazione

    grazie Diego. Sottoscriviamo il tuo commento. Barbadillo.it

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