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Francia. L’evoluzione governista del Front National passa dalle prossime amministrative

Pubblicato il 24 settembre 2013 da Marco Valle
Categorie : Esteri

front nationalNon è inquietudine. È panico. A Parigi, nei bureaux dei dirigenti socialisti o nelle riunioni dei quadri sindacali spira un freddo vento d’angoscia. È la “grande peur”. Come raccontano gli inviati de “Le Monde” — quotidiano chic, autorevole quanto fazioso — le élites della gauche francese sono sotto choc. Tutti i sondaggi danno come dato certo e ineludibile uno sfondamento elettorale del Front National alle elezioni municipali ed europee del 2014.

“Le Monde” prevede addirittura “une perceè historique” della destra lepenista e da già per scontata la conquista frontista di decine — forse addirittura un centinaio — di città piccole e medie della “Francia profonda”. Per il giornale parigino, da sempre ben introdotto nei circuiti di potere, il partito di Marine Le Pen dilagherà in gran parte del sud — nel Var, la Vaucluse, nelle Bouches du Rhone nel Gard e in città come Fréjus, Brignoles, Sorgues, Carpentras, Tarascon, Istres, Vauvert, Saint Gilles —, ma non solo. Nel paniere del Front potrebbero cadere come frutti maturi anche Forbach (in Mosella) e Hènin-Beaumont (nel Passo di Calais, l’estremo nord). Per di più anche i dipartimenti atlantici dell’ovest, sino ad oggi ritenuti “sicuri”, iniziano a scricchiolare minacciosamente. Un disastro per Hollande, ma il peggio — “la catastrophe” — per il PS e i suoi alleati potrebbe verificarsi nel 2015, in caso di un’alleanza FN-UMP alle regionali.

Quali sono le ragioni di questo sconvolgimento? Come ha potuto un movimento ancora oggi demonizzato e marginalizzato scuotere con tal forza l’intero quadro politico transalpino? Andiamo per ordine. La pesante crisi economica che attanaglia la Francia, gli errori di Hollande e le fratture nella droite ex sarkozista, hanno consentito al Front di Marine di intercettare il bisogno di “rupture” con il passato (e il presente) sia dei ceti più deboli, dei non garantiti sia delle classi medie sempre più impoverite e incattivite.

Insomma, il Front è riuscito a sconvolgere la geografia dei blocchi sociali francesi. Lo ammette mestamente anche Michèle Delaunay, ministra per le questioni della Terza età: persino gli anziani, ritenuti dai partiti tradizionali una categoria impermeabile alle sirene lepeniste, stanno modificando le loro abitudini elettorali: nel 2002 solo il 4 per cento dei oltre sessantenni votarono per l’FN; nel 2007 erano l’8% e nel 2012 il 17.  Ma la linea frontista è vincente anche nel mondo della produzione, dell’industria: come sottolinea sconsolato Jean Louis Maly, alto dirigente del sindacato CFDT: “I discorsi di Marine Le Pen hanno un carattere talmente sociale che fanno presa tra gli operai»; Mohammed Oussedik, del bureau della CGT, riconosce «È la prima volta che abbiamo veramente paura che tutto salti. Nelle fabbriche siamo passati da una protesta contro “i corrotti” ad un sentimento d’adesione piena alle tesi del FN».

Ad agitarsi ed allarmarsi non sono solo i socialisti, ma anche i “fratelli-coltelli” della sinistra radicale. Con onestà Laurent Baumel, capofila della Gauche populaire, nota che «ormai le dighe sono rotte. La Francia dei ceti popolari e medi ci ha avvetito: siamo “en colère” e la prossima volta sarà Marine».

Preoccupato, lo stato maggiore d’Hollande ha deciso di lanciare una “battaglia culturale e ideologica” contro i frontisti ma i primi risultati non sembrano rassicuranti, Anzi. Come racconta “Le Monde — con una certa perfidia — lo scorso 24 agosto, nell’università d’estate del PS, i quadri sono stati impegnati in un “gioco di ruolo”, una simulazione di un dibattito con gli elettori del FN. Un disastro: «tra il pubblico in sala si respirava un forte malessere: quelli che interpretavano il FN sembravano decisamente più credibili… “Ci siamo fatti fottere”, si disperava un socialista in platea. “Hanno la verità”, gli rispondeva affranto un vecchio militante».

 

Nonostante l’aria di vittoria nelle sedi del Front National i toni restano pacati. Una cosa è certa: la lunga marcia verso il potere parte dal basso. Le elezioni del 2014 saranno solo una tappa di un percorso più lungo e di un progetto articolato. «La scommessa della “dédiabolisation” (la de-demonizzazione) è stata vinta, oggi dobbiamo vincere quella della credibilità, che passa obbligatoriamente dal territorio», spiega Steeve Briois, segretario generale del FN. Certo, le elezioni europee sono simbolicamente decisive e i frontisti mirano a diventare il primo partito francese, ma la vera partita si giocherà sulle municipali.«Dobbiamo costruire una rete territoriale solida, estesa. È un lavoro sui tempi lunghi che necessita di quadri preparati», aggiunge Nicolas Bay, responsabile della campagna per città oltre i 35mila abitanti. Da qui l’attenzione alla formazione dei candidati, poiché per Brios è indispensabile che «i nostri eletti diventino dei tecnici credibili, dei veri professionisti dell’amministrazione». Il Front non esclude neppure alleanze locali e ha presentato in questi giorni una dichiarazione d’intenti. È un testo pragmatico, non incardinato sui programmi del Front National ma sui problemi locali. Tra i primi punti vi è l’impegno contro la fiscalità, la difesa dei piccoli commercianti, la trasparenza nell’attribuzione delle case popolari, la difesa della laicità e la lotta contro i campi abusivi dei nomadi.

Marine Le Pen è convinta della scelta. A “Nice Matin” ha ribadito, una volta di più, la centralità delle municipali: «Siamo un partito che si è professionalizzato, che ha formato quadri e candidati, siamo perfettamente in grado di superare le prove e di far valere, nel rispetto delle leggi, le nostre idee nei consigli comunali». François Hollande è avvertito.

* da destra.it

Di Marco Valle

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