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L’intervista. Besana: “Sul ‘Concerto per Carlo’ creato un clima d’odio ad hoc”

Pubblicato il 23 settembre 2013 da Francesco Filipazzi
Categorie : Cultura Musica Politica

maglia1“Contro il ‘Concerto per Carlo’ è stata montata una campagna d’odio ad hoc, con notizie non verificate dalla grande stampa”. Così lo scrittore Renato Besana commenta su Barbadillo.it le strumentali polemiche sollevate da alcuni media di sinistra in merito al concerto-ricordo per il trentennale della scomparsa di Carlo Venturino, voce dello storico gruppo della musica alternativa italiana gli “Amici del Vento”.

Renato Besana, editorialista di “Libero”, ha pubblicato tre romanzi: “Frontiera di Nebbia” (Camunia, Premio Hemingway), e con Marcello Staglieno “Lili Marleen” (Rizzoli, Premio Campione d’Italia) e “Il Crociato” (Rizzoli, Premio Castiglioncello), tradotti in quattro lingue.

Perché a Milano sorgono ostacoli imprevisti per l’organizzazione di un concerto di “musica alternativa”?

Le polemiche nascono da una campagna d’odio, montata senza alcun fondamento sull’immaginaria presenza di gruppi nazirock al “Concerto per Carlo”. Non basta più dire che gli avversari sono fascisti, ormai si fanno diventare nazisti. Tutte le polemiche nascono da una velina dell’Osservatorio Democratico, che per la cronaca è animato da tal Saverio Ferrari, condannato per l’aggressione al bar di largo Porto di Classe, nel 1976, in cui tre persone rimasero invalide. Purtroppo a Milano è tornato un clima d’intolleranza, forse per nascondere l’imbarazzo creato dalla vera violenza di alcune frange di estrema sinistra: a febbraio, in Statale, alcuni ex occupanti della Cuem hanno ferito gravemente un ragazzo.

Renato Besana

Renato Besana

Il problema era lo spazio prescelto, il teatro più importante di Milano, o il concerto in sé?

Il luogo è solamente un pretesto, perché 10 anni fa il concerto del ventennale si svolse al Teatro Carcano, che non mi sembra inferiore al Manzoni. Purtroppo però la giunta è assolutamente prona al bigottismo del politicamente corretto e, anzi, ne è molto spesso il motore.

La querelle è simile a quella del Festival Boreal, il raduno europeo organizzato da Forza Nuova?

Lo schema è lo stesso. Il Festival Boreal era stato promosso da un partito, Forza Nuova, assolutamente legittimo, che si presenta alle elezioni.  Al raduno erano presenti esponenti di partiti che nei rispettivi paesi siedono in Parlamento. Non si può non osservare che, nel caso di Boreal, la polemica sia montata proprio nei giorni in cui era stata diffusa notizia delle indagini sul pestaggio alla Statale da parte di due estremisti di sinistra ai danni di uno studente reo di aver pasticciato un manifesto di solidarietà ai detemuti comunictsi con un pennarello.

Ma che cosa è cambiato? A Milano questo clima non si respirava da anni.

In città si respira un’aria pesante, che a volte ricorda quella degli anni ’70. Siamo tornati ai “compagni che sbagliano”, com’erano definiti i violenti del movimentismo, brigatisti rossi compresi. Oggi si tollerano i No Tav, che ormai sono considerati contigui al terrorismo anche dalla magistratura. Basti pensare che uno degli aggressori della Statale era già stato segnalato dalle forze dell’ordine per i fatti in Val di Susa. È tornata un’aria d’intolleranza ideologica: questo deve servire da lezione per una certa destra che andava dicendo che fra la Moratti e Pisapia non c’era differenza. Purtroppo l’attuale giunta, coccolando i centri sociali e concedendo loro spazi, tollera che in città esistano incubatori d’odio.

Cosa si può fare per evitare che certe situazioni si ripetano?

Servirebbe un’altra amministrazione, oppure che l’attuale la finisca di vedere nazisti dove non ci sono e tenga a freno gli antagonisti. Mi sorprende però che la grande stampa riporti,  senza sincerarsi di verificarle, notizie manipolate da fonti quali l’Osservatorio Democratico. In questo caso hanno gettato discredito su un’associazione come Lorien, che è riconosciuta dalla Regione e organizza decine d’iniziative culturali in tutta Italia, senza che succeda la bagarre che è successo a Milano. Purtroppo si è creato un clima surreale, nel quale è minacciata la libertà d’espressione: è il tramonto della democrazia.

@barbadilloit

Di Francesco Filipazzi

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