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Cinema. Re-visioni: “Reality” e il Grande Fratello come ossessione alienante

Pubblicato il 21 settembre 2013 da Valentina Berti
Categorie : Cinema

Reality“Una favola dal risvolto amaro”, così Matteo Garrone definisce il suo ultimo prodotto cinematografico, “Reality”, già vincitore quest’anno del Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes. Questo regista, dopo aver firmato il film “Gomorra” (2008) e anch’esso premiato con il Gran Prix, ha voluto portare sul grande schermo un problema esistenziale contemporaneo, l’ossessione per la popolarità e la conseguente perdita di identità dell’individuo che “aspetta dalla televisione la certificazione della propria esistenza”.

Luciano Ciotola (Aniello Arena, ergastolano e ormai da anni attore teatrale di grande talento) è un pescivendolo napoletano che per integrare i suoi scarsi guadagni si arrangia facendo piccole truffe insieme alla moglie Maria (Loredana Simioli). Grazie ad una naturale simpatia- che rispecchia a tratti un odierno Totò-, Luciano non perde occasione per esibirsi davanti ai clienti della pescheria e ai numerosi parenti. Un giorno, spinto dai familiari, ma anche dal desiderio di fama e di “tenere il problema e spender e sord”, partecipa a un provino per entrare nel “Grande Fratello”. Da quel momento la sua percezione della realtà non sarà più la stessa, la televisione sarà la sua nuova realtà.

Questa distorsione della verità quotidiana nel reality nella quale si ritrova a vivere Luciano, è abilmente registrata dalla macchina da presa che mette a fuoco lui soltanto mentre tutto il resto che lo circonda è corroso e opacizzato, è impercettibile. Una favola dunque che fotografa il presente della nostra società in un continuo e confuso gioco tra reale e fittizio; vero e ricostruito che ne rende labile il loro confine. Tramite piazze e vicoli realizzati con scenografie che si alternano ad ambienti reali, si scannerizza da una parte il ritratto di un realistico microcosmo napoletano maggiormente delineato dal linguaggio stesso degli attori che parlano appunto il dialetto napoletano; dall’altra la riproduzione del “Grande Fratello” che si confonde con quella del “vero” format televisivo. Invece quell’”amaro in bocca” che lascia la pellicola ha i suoi ingredienti nello spirito, nelle follie e nelle contraddizioni che l’osservatore di oggi può riscontrare da un’ottica più o meno ravvicinata affacciandosi come da una finestra, alla vita di tutti i giorni.

Da non trascurare infine le musiche, in particolare la suggestiva colonna sonora composta da Alexandre Desplat che che raccontano con le note sul pentagramma il Reality di “Luciano”. Matteo Garrone omaggia e reinterpreta con questo film il patrimonio culturale cinematografico italiano: dalla commedia all’italiana a Fellini, sostando a De Sica e al neorealismo.  Le luci della ribalta conducono sul “Viale del tramonto” l’uomo incapace di orientarsi…

Di Valentina Berti

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