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La provocazione. Se la destra italiana leggesse le teorie auree di “End the Fed”

Pubblicato il 19 settembre 2013 da Giacomo Petrella
Categorie : Cronache

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Uno dei temi caldi sviscerati dal dibattito di Atreju resta quello monetario: il nuovo centro-destra di Meloni, La Russa,  Crosetto e Giannino sembrerebbe puntare con forza sulle problematiche finanziarie tornate ad essere input decisivi nel discorso politico quotidiano. Fratelli d’Italia appare quindi il partito meno reticente ad affrontare la questione, attraverso l’ormai chiaro approccio identitario e liberale: sovranità nazionale contro l’eurocrazia, sovranità economica per l’equità fiscale. Un deciso passo avanti se si pensa all’omertà, anzi, dovremmo dire alla contiguità, del recente passato pidiellino su votazioni storiche come patto di stabilità ed Esm.

E’ chiara la strategia percorribile dai FdI: denuncia delle politiche d’austerità in nome della crescita e rivendicazione nazionale di una qualche forma di sovranità politica sulla leva monetaria. Sentiero questo già battuto con successo da Marine Le Pen in Francia. Il Fronte veleggia così su percentuali mai toccate prima. Porterà lo stesso successo il progetto meloniano? Difficile a dirsi, per due motivi.

Il primo è di tipo elettoralistico: Forza Italia ri-nasce appositamente per smarcare Berlusconi da se stesso, cioè dal quinquennio catastrofico 2008-2013, corrispondente all’esplosione delle bolle monetarie internazionali e relativa recessione. Il secondo è di tipo oggettivo, o tecnico se si vuole: siamo tutti sicuri che questa crisi di lungo periodo derivi dalla mancanza di sovranità monetaria? O, al contrario, esattamente dall’eccesso di essa?

Teorici alternativi legati al pensiero libertario da tempo sostengono proprio questo: non staremmo che pagando, con enormi sacrifici, nulla di diverso dall’infinita massa inflazionistica messa in circolo dalle politiche espansionistiche della sovranissima Federal Reserve americana. L’idea di controbilanciare tanta carta straccia con altrettanta nuova Lira o con altrettanto Euro forte, appare, così, a conti fatti, un progetto si vendibile alle prossime elezioni, ma davvero poco credibile nella costruzione di un programma politico di lungo respiro.

In quest’ottica, se nell’Officina per l’Italia lanciata ad Atreju, oltre alle teorie classiche del liberalismo mainstream, si cominciasse a masticare di Gold Standard, di Emissione competitiva, se si leggesse End the Fed, ad esempio, del già citato Ron Paul, forse il concetto stesso di sovranità troverebbe strade differenti di elaborazione, strade più adatte ad una destra nata dalle ceneri di politiche monetariste clamorosamente fallimentari.

Di Giacomo Petrella

5 risposte a La provocazione. Se la destra italiana leggesse le teorie auree di “End the Fed”

  1. Francamente quello che manca nella nostra area è un serio dibattito sulle cause della crisi. Il sistema economico-finanziario fondato sulla crescita è entrato in crisi irreversibile. Cercare di uscire dalla crisi stimolando la crescita è come cercare di rianimare un moribondo, perché la crescita non è la soluzione ma la causa della crisi. A mio avviso, bisogna finirla col liberalismo e col liberismo.
    È ora di cambiare rotta, di passare dalla crescita insostenibile alla decrescita felice. La catastrofe ecologica, economica, sociale è dietro l’angolo!

  2. Tenace propugnatore sul terreno politico del pensiero di von Mises, di von Hayek e di Rothbard, Ron Paul sollecita da anni l’abolizione della banca centrale…cioè Fdi dovrebbe diventare ultra-liberista?!?!?!?!?!

  3. “cioè Fdi dovrebbe diventare ultra-liberista?!”

    Gli autori citati in verità costituiscono i “classici” del pensiero liberista in economia (anche se capisco che ultimamente fa figo aggiunger sempre un “ultra” o un “turbo”). Non capisco poi cosa ci sarebbe di così scandaloso, decenni di economia in mani statali ci hanno portato un debito pubblico enorme e servizi pessimi (oltre ad una pressione fiscale spaventosa)…sarebbe così terribile far si che chi ha capacità di impresa e voglia di fare non sia massacrato da burocrazia e tasse?

  4. Vorrei sommessamente fare presente che Marine Le Pen si esprime costantemente CONTRO le ricette economiche liberali…
    Per cui delle due l’una: a) si prende ad esempio il F.N. francese (dunque, si sceglie una linea di interventismo statale in economia, di protezionismo doganale, di difesa dello stato sociale, di subordinazione al potere esecutivo della banca centrale); b) si seguono le teorie dei liberali repubblicani americani (dunque, in Italia, ci si allea con con i liberali de noantri).
    Dunque, bene ha fatto l’Autore dell’articolo ad usare un approccio problematico… Io mi spingo oltre, poiché, a mio parere, le due linee sono decisamente incompatibili fra loro.
    Volerle sostenere entrambe significherebbe solo prendere in giro gli elettori (cosa abbondantemente praticata in questi anni tanto dal sedicente “centro-destra” quanto dal sedicente “centro-sinistra”).
    Speriamo, dunque, in un ritorno alla legge elettorale proporzionale, in modo da evitare le ammucchiate incoerenti degli ultimi venti anni.
    Saluti

  5. A me Ron Paul e i libertariani stanno simpatici, ma nel contesto americano, perché rappresentano quel poco che è rimasto dello spirito originario dell’America; sono decisamente il “meno peggio” rispetto al premio Nobel per i droni e ai neocon. Ma si tratta appunto di un fenomeno americano, che vedo difficilmente esportabile in Europa e che oltretutto mal si concilia, per le ragioni espresse dal commento sopra il mio, con istanze di tipo “sociale” che stanno molto care a una certa area.

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