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Se i neodestri in politica sono ‘finiti’ liberali, il pensiero di de Benoist resta lungimirante

Pubblicato il 13 settembre 2012 da Giacomo Petrella
Categorie : Corsivi Scritti

Perché la Nuova Destra è morta liberale? Non stiamo parlando dei suoi leader intellettuali. Né di Marco Tarchi né di Alain de Benoist, i quali, anzi, continuano indefessi in una coerente ed elevata produzione intellettuale. Parliamo della Nd come fenomeno generazionale capace di formare gran parte della giovane classe dirigente della destra post-fascista. Che è successo? Che è successo, tralasciando la scontata e banale scusa del potere distruttivo del potere stesso?

In buona sostanza si è dato seguito ad un’operazione eguale e contraria a quella che solitamente viene detta del “buttar via il bambino con l’acqua sporca”; negli ultimi trent’anni, infatti, del pensiero del Grece e di Diorama letterario si è tenuto e utilizzato solo ciò che conveniva: la predisposizione alla dialettica, all’egemonia culturale, alla metapolitica, in un coacervo di temi post-moderni divenuti, ben presto, argomento di sintesi capitalista.

Così la dimensione gramsciana dell’egemonia e della metapolitica, priva di una coerente e sentita analisi critica, ha perso la sua ragion d’essere, divenendo una sorta di brutta copia dei modelli comunisti e pannelliani; l’esasperante voglia di dialettica, allo stesso modo, è divenuta una rincorsa dell’avversario sul delicato campo degli ideali universali.

Questa Nuova Destra ha deliberatamente dimenticato Nietzsche, il suo volontarismo, la sua imposizione di valori e forme, tralasciando tutto il lavoro che de Benoist aveva approntato per separarlo filosoficamente dal ‘900 totalitario; la critica ai monoteismi è stata addirittura soffocata, nel nome di una imprecisata identità occidentalista, esatto contrario del differenzialismo europeo; o peggio, essa è stata contrabbandata per giustificare antistoriche pulsioni progressiste.

Priva di volontà e forma, priva di una vera teoria anti-capitalista, incastrata nel razzismo dell’occidente progressista, la generazione post-missina cresciuta nell’idea di rinnovamento è finita per morire liberale: conservatrice da una parte, liberal dall’altra. Eppure ciò non toglie merito ad un percorso intellettuale ancora ricco di risposte alla fine della società industriale: percorso forse in grado di proseguire oltre le ultime stagioni politiche.

Di Giacomo Petrella

3 risposte a Se i neodestri in politica sono ‘finiti’ liberali, il pensiero di de Benoist resta lungimirante

  1. Non morirò nè democristiano nè liberale. E’ vera una parte della mia generazione innamorata della ND, di Tarchi, del GRECE, ma sopratutto di De Benoist, per voglia di potere, per servilismo non è stata coerente con quanto aveva prima letto e poi detto…Altri hanno continuato a leggere, hanno tentato di portare i più giovani verso queste idee, ma non sono stati nè candidati, nè nominati. Pertanto mi appello a quest’ultimi, figli di un dio minore, affinchè dopo tanti anni nelle torri di avorio di evoliana memoria, si scenda insieme a costruire un progetto comune basato sull’ecologia, sul localismo, sul distributismo, creando in questa Nazione una destra nuova, ma veramente……Grazie

  2. Desidero ricordare la risposta che Marco Tarchi diede a Fiorella Licitra in un’intervista del giugno di due anni fa ( sito di Miro Renzaglia):
    E la “destra nuova” di Fini?

    Con la Nuova Destra non ha nessun rapporto di continuità o evolutivo. Basta leggere qualcuna delle migliaia di pagine scaturite da quella esperienza per sincerarsene. Chi avversava il modello di sviluppo occidentale, l’egemonia degli Usa, la Nato, la tirannia del mercato, lo statalismo, il nazionalismo patriottardo, il culto del militarismo e dell’ordine ad ogni costo, non ha niente in cui riconoscersi nei dintorni di questa “destra nuova”.

  3. Questa sedicente Nuova Destra è esattamente l’opposto di quella teorizzata trent’anni fa da De Benoist e in Italia dal gruppo Tarchi, Solinas etc etc. Non mi sembra ci siano dubbi. E non c’erano neppure due anni fa, a dire il vero; anche se taluni reduci di quell’esperienza – più o meno in buona fede – decisero di ribattezzare così i conati di sopravvivenza del presidente della Camera. Ora nella migliore delle ipotesi si trovano a fare i portaborracce di Casini…
    Detto questo, le categorie interpretative del pensiero della ND (chiamiamola così per comodità e anche perché in effetti non ha mai saputo darsi un altro nome efficace) sono ancora valide e attuali. Per restare alla cronaca del giorno, basti pensare alle “primavere arabe”, alle questioni che agitano il Mediterraneo, il Medio Oriente.

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