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L’intervista. De Benoist: “Luci e ombre del cospirazionismo oltre le semplificazioni”

Pubblicato il 5 settembre 2013 da Nicolas Gauthier
Categorie : Le interviste

Alain de BenoistComplotti: gesuitico, massonico o «giudeo-massonico», sinarchico, bolscevico, neonazista, islamista… Sempre complotti. Da dove vengono le teorie complottiste, signor de Benoist?

“Non ci sono teorie del complotto. Da un lato c’è la mentalità cospirativa e dall’altro la serie di interpretazioni cospiratorie di certi eventi. Nel 1992 avevo pubblicato uno studio sulla psicologia del cospirazionismo. Da allora, Pierre-André Taguieff ha dedicato al tema opere definitive. La mentalità cospirazionista sta innanzitutto nel ritenere menzogna ogni discorso ufficiale: tutto ciò che conta sarebbe dissimulato, insomma che ‘la verità stia altrove’. E poi sta nel dire che veri autori degli eventi sono potenze maligne, ‘forze oscure’ celate nell’ombra, che ‘manovrano tra le quinte’ e agiscono in modo sotterraneo con fini inconfessabili. Ed ecco così un capro espiatorio atemporale, trans-storico, onnipresente – ‘Sono ovunque!’ –, che persegue il suo interesse a danno dell’umanità. Tali potenze tenebrose s’incarnano generalmente in una categoria d’uomini che basterebbe eliminare perché le cose tornino normali. Questa categoria repulsiva corrisponde a ciò che Claude Lefort chiama giustamente ‘uomini di troppo’.

“Affiorano i risvolti religiosi di questa mentalità. Qualunque etichetta si dia loro, gli uomini di troppo sono una figura del Diavolo, di cui del resto hanno gli attributi. Ma nella mentalità cospirazionista traspare anche l’eco del mito della ‘caverna’ in Platone: ciò che vediamo e che crediamo reale sono illusioni e inganno. E’ un teatro di ombre. Da qui la cesura dualista che sdoppia il mondo, decretato illusorio, in un retro-mondo di ‘invisibili direttori d’orchestra’. Quello cospirazionista è il discorso dell’apparenza e della maschera”.

Interrogarsi sul cospirazionismo non espone all’accusa di complottismo?

“In effetti criticare il cospirazionismo vi pone o tra i complici o tra gli utili idioti. Per la mentalità cospirazionista nulla è neutro: qui gli agenti del complotto, lì i creduloni. Contraddizioni, smentite confermano il complotto. Si sa che l’astuzia del diavolo è far credere di non esistere! E così per i cospirazionisti nulla nella storia avviene per caso. L’azione sociale-storica non ha alea grazie alla teoria lineare della causalità, ritenuta capace di spiegare tutto: gli eventi sono prodotti meccanicamente da agenti occulti, che manipolano gli uomini come si schiaccia un bottone per aver l’effetto desiderato. Nessun margine d’errore, nessuna zona d’incertezza: tutto previsto, ‘orchestrato’. Semplicismo che esclude ciò che Jules Monnerot chiamava eterotelìa, gli ‘effetti perversi’, l’incidente, l’eccezione, le dinamiche sistemiche, ecc., insomma tutto ciò che rende complessa la vita socio-storica reale. Quanto ai cospirazionisti, si credono un’élite d’iniziati, autoproclamati esperti, titolari di un sapere sovrastante il sapere occulto di coloro contro i quali essi si ergono. Immuni come per magia dall’alienazione dei contemporanei, loro ‘sanno’ (ma in base a che cosa?) e sprezzano gli ‘ingenui’ che si ‘fanno raggirare’».

Comunque la storia abbonda di veri complotti. Innanzitutto assassini politici, riusciti (Enrico IV, John Kennedy o Sadat) o falliti (Reagan, Giovanni Paolo II o Chirac). Ma come distinguere veri e falsi complotti?

“Certo, ci sono veri complotti. Come ci sono segreti di Stato, menzogne di Stato, azioni segrete condotte dai servizi d’informazione, dalle lobbies, dai gruppi d’influenza, attentati la cui responsabilità ricada su chi non è responsabile, ecc. Se il cospirazionismo si limitasse a voler chiarire gli eventi, o a interrogarsi sui retroscena, non ci sarebbe nulla da rimproverargli. Invece si può criticarne l’ossessivo sistematismo, la ‘logica’ paranoica, le interpretazioni fantasmagoriche”.

Sull’11 settembre 2001, Roland Dumas, ex ministro degli Esteri francese, non crede alla versione ufficiale, né al suo avatar cospirazionista…

“La posizione di Roland Dumas mi pare abbastanza saggia. Non occorre essere cospirazionista per constatare che la versione ufficiale degli attentati dell’11 settembre lascia a desiderare o per pensare che Lee Harvey Oswald non era il solo implicato nel complotto per uccidere Kennedy. C’è una virtù del dubbio e il ‘dubitazionismo’ va spesso di pari passo con lo spirito critico. Ma i cospirazionisti dubitano unilateralmente. Ipercritici delle ‘versioni ufficiali’, credono subito alle ‘versioni alternative’. Poiché lo spirito critico non si condivide, le une e le altre vanno parimenti esaminate. Ciò detto, siamo in un’epoca propizia al cospirazionismo: quando non si ‘capisce più ciò che accade’, perché sono caduti i punti di riferimento, le ‘spiegazioni’ semplicistiche, convinte di rendere intelligibile ciò che pare incoerente, trovano sempre più ascolto”.

                                                                                                   (Traduzione di Maurizio Cabona)

Di Nicolas Gauthier

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