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Scenari. Destra oltre la dicotomia comunitari/liberal: le intuizioni di Junger e dei libertari

Pubblicato il 6 settembre 2013 da Giacomo Petrella
Categorie : Cultura Politica

jungerNegli ultimi decenni l’ideario della destra è rimasto impantanato in una sorta di palude schizofrenica: da un lato il consolidamento delle posizioni nuovo destre, dall’altro l’inserimento di queste ultime nel variegato cosmo liberale. Si è creata così una nuova torre d’avorio, un nuovo mito incapacitante, dentro il quale molti dei nostri autori hanno confermato intuizioni del passato (comunitari vs liberal, identitari vs global), perdendo di vista le accelerazioni politiche e sociali che proprio il liberalismo, in quanto ideologia del potere, andava compiendo.

La crisi finanziaria del 2008 ha cambiato tutto. O meglio, ha palesato tutto. Dimostrando come la dicotomia fra comunitari e liberal, altro non fosse che un mero auspicio intellettuale e non un concreto fatto politico o sociale. La capacità degli Usa, in particolare della Fed, di rovesciare sul mondo intero il proprio default, innescando politiche di austerity al di là di ogni identità, istituzione, confine e cultura ha aperto una fase di transizione differente dal semplice neo-imperialismo. Lo dimostrano anche le sincretiche guerre del premio Nobel per la pace: il modello distopico di uno Stato Mondiale, individuato da Junger già nel 1960, capace di bloccare e ridistribuire risorse; punire o premiare, controllare ed eliminare le non funzionalità a livello globale, è hic et nunc la tragica realtà dei fatti.

Il liberalismo si è confermato così non un ideologismo debole penetrabile, ma al contrario, l’ideologismo più pervasivo della storia sociale, capace di creare appunto uno Stato onnipotente, onnicomprensivo, dentro al quale nessuna identità, a partire da quelle personale può definirsi libera. Così, mentre la destra intendeva combattere la battaglia fra comunitari e liberal, all’interno del sistema, all’interno del variopinto cosmo liberale, la guerra era semplicemente già persa.

In buona sostanza, la preveggenza assoluta di Junger, nei cui romanzi il modello distopico di tirannide anti-personale diventa monito alla generazione del solstizio invernale 2012, non è stata presa sul serio da chi Junger avrebbe dovuto leggerlo con maggiore attenzione, evitando di trasformarlo ora in un fantoccio neo-conservatore, ora in un vizioso libertino veltroniano.

Tuttavia i suoi moniti la destra li può ritrovare in posizioni politiche ancora concrete, che da qualche anno stuzzicano l’appetito di alcuni lupi in cerca di coraggio: sono le posizioni libertarie, paleo-libertarie del leader americano Ron Paul e di suo figlio, il senatore Rand Paul; voci forti contro i trucchi della Federal Reserve, voci forti contro la dottrina poliziesca internazionale di Bush prima e di Obama oggi. Buoni esempi di un libertarismo non ottuso, non figlio di un dio minore, fratellino risentito del caino liberale, non un libertarismo intransigente e meccanicistico. Roba buona per chi in italia cerca di rilanciare un’idea di destra in grado di capire una volta per tutte che, superato il tempo mitico dei fascismi, lo Stato è il più freddo dei più freddi mostri.

Giacomo Petrella

Di Giacomo Petrella

4 risposte a Scenari. Destra oltre la dicotomia comunitari/liberal: le intuizioni di Junger e dei libertari

  1. Ah sì, certo, distruggiamo lo stato, soprattutto lo stato sociale, e mettiamoci in mano ai mercati… proprio un ottima idea :-)
    Mi sembra, però, che lei Petrella arrivi un tantino in ritardo… in Europa la distruzione degli stati sociali è già in corso grazie al sistema euro – bce.
    Penso che suo modello di destra liberale e liberista – per quanto rispettabile per la sua coerenza – sia in totale antitesi con la destra sociale nazional rivoluzionaria.
    Magari, provi ad allearsi con “Fare per fermare il declino” dell’ottimo dott. Giannino.
    Saluti

  2. Caro Cambronne, la invito a rileggere con più attenzione senza farsi prendere dal panico. Liberale e liberista sono categorie ampiamente criticate nel testo. Saluti

  3. Ho seguito il suo consiglio, ma restano intatte le mie perplessità.
    Innanzitutto, nell’articolo si elogia il “paleolibertario” Ron Paul. Per quel poco che ne so, è una persona seria e coerente, ma riesce un po’ difficile non definirlo liberale e liberista. Anzi, a differenza della cupola affaristica che ha governato gli Stati Uniti – tanto coi rep. quanto coi dem. -, lui è un vero e coerente liberista. Per questo l’ho definito sopra “rispettabile”.
    In secondo luogo, l’articolo si conclude con l’apodittica affermazione “lo stato è il più freddo dei più freddi mostri”. E’ questo un tipico concetto della destra libertaria e liberista, o no?
    Se si mettono insieme i due concetti, mi pare che la figura politica italiana più affine ad essi sia quella di Oscar Giannino. Non è mica un’offesa, semplicemente parliamo di un tipo di “destra” che non voterei.

  4. Uno: il signor Ron Paul non è un liberista ma un libertario. Legga il suo libro End the Fed per cogliere la non sottile differenza. Due: la frase in questione è una nota citazione di Nietzsche. Non certo un liberale. Saluti

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