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Pugilato. Addio a Tommy Morrison: interpretò l’allievo traditore in Rocky 5

Pubblicato il 3 settembre 2013 da Carlos Monzòn
Categorie : Sport/identità/passioni

Tommy Morrison Rocky VIl mondo della boxe a lutto: addio a Tommy Morrison, il pugile che interpretò al cinema il ruolo dell’allievo ‘traditore’ in Rocky 5. Morrison è spirato nel Nebraska a soli 44 anni. La sua morte è un giallo, le cause del decesso sono ancora ammantate di mistero. E torna il tarlo maledetto dell’Hiv, dell’Aids e della malattia. Ma Tommy, quella diagnosi (che risalirebbe al 1997) l’ha sempre smentita. Anche a suon di pugni, sul ring dove, nel 2007, coronando il suo sogno è tornato a combattere battendo alla seconda ripresa John Castle bissando, poi, il successo nel successivo incontro in cui affrontò, surclassandolo col Ko tecnico al terzo round, il boxeur Matt Weishaar. Per tornare a combattere, Tommy, dovette sostenere per ben altre quattro volte il test dell’Aids e, in tutte le occasioni in questione, risultò completamente negativo. Così gli venne restituita la licenza pugilistica. Nel 2006, appena sette anni fa.

Tommy Morrison è stata una bella favola del pugilato internazionale che, per diverse ragioni, non riuscì a trasformarsi in leggenda. A 24 anni, nel 1993, batté a Las Vegas un autentico titano della boxe: il ‘reverendo’ George Foreman, il più anziano campione del mondo capace, a 45 anni suonati, di riprendersi e difendere la cintura del Wbo vent’anni dopo averla perduta. Battere un tipo così ti lancia nell’Olimpo e ti piazza vicino a gente del calibro di Cassius Clay (o Muhammad Alì). Hai un posto assicurato solo per questo, nella Storia sportiva, e poco importa il resto.

Il momento magico di Morrison durò altri due anni poi venne sfidato dal Leone anglo-canadese Lennox Lewis che, era il 1995, gli sfilò il titolo di campione del mondo. Poi il declino, le voci sulla sua presunta sieropositività e il ritorno in campo proprio per zittire le male lingue a colpi di pugni.

La celebrità, Tommy, l’aveva guadagnata grazie a Rocky Balboa, nel 1990. Nell’ultimo episodio della saga (almeno fino all’ultima improbabile avventura dello Stallone di Filadelfia piovuta tra capo e collo degli appassionati una manciata d’anni fa…) Morrison interpreta Tommy Gunn, un giovane e baldanzoso giovanotto che si intrufola nella famiglia Balboa, nel frattempo caduta in disgrazia e in seri guai economici, per imparare da Rocky a diventare un campione. Tommy, nel film come nella vita, affronterà tutti gli avversari fino a competere per il primato mondiale. In Rocky 5, però, il personaggio di Tommy ‘Machine’ Gunn dimostra di essere divenuto un atleta eccellente ma un uomo a dir poco scarso e così, incantato dalle sirene del corrotto e cinico mondo della boxe spettacolo, arriva addirittura a sfidare il suo ex maestro. Che gliele suonerà di santa ragione non sul ring, come avrebbero voluto i ‘Don King’ di celluloide, ma per strada.

Nella vita di chi resta, invece, rimarrà il ricordo di un campione che ha saputo sfidare pure le malelingue a colpi di cazzotti.

@barbadilloit

Di Carlos Monzòn

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