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Da l’Havana. José Martì eroe nazionale di Cuba amato in tutta l’America Latina

Pubblicato il 3 settembre 2013 da Andrea Virga
Categorie : Esteri Reportage non conformi

MartiTomba«Vivere umilmente, lavorare molto, rendere grande l’America, studiare le sue forze e rivelargliele, pagare ai popoli il bene che mi fanno: questo è il mio compito. Niente mi abbatterà, nessuno me lo impedirà.» (José Martí)

Chiunque visiti Cuba non può non restare colpito dalla frequenza in cui ci si imbatte nel nome e nella figura di José Martí, a partire dall’aeroporto internazionale dell’Avana, fino al monumento di Plaza de la Revolución. Mentre il culto della personalità di Fidel Castro è minimo, non c’è invece edificio pubblico in cui manchi un busto o una statua di Martí, inconfondibile con l’ampia fronte e i folti baffi. Ma chi è José Martí, il Padre della Patria, l’Eroe Nazionale venerato da tutti i Cubani, ma onorato in tutta l’America Latina?

MartiPicoTurquino (1)José Julián Martí Peréz nasce in un’abitazione dell’Avana Vecchia il 28 gennaio 1853, figlio di due spagnoli, il valenzano Mariano Martí e la canariana Leonor Pérez, appartenenti alla classe media. La sua istruzione si svolge all’Avana sotto l’influenza del poeta e patriota Rafael María de Mendive. Intanto, il 10 ottobre 1868, Cuba si solleva contro la dominazione spagnola e le simpatie del giovane vanno naturalmente agli insorti. Le sue prime manifestazioni letterarie, nel 1869, sono, infatti, a favore della causa della sua patria.

A soli sedici anni, nell’ottobre dello stesso anno, è arrestato per aver scritto, con altri suoi compagni di scuola, una lettera contro un loro compagno, reo di essersi arruolato fra i volontari collaborazionisti. Il tribunale militare lo giudica «un nemico dichiarato della Spagna» e lo condanna quindi a sei anni di lavori forzati. La pena viene poi commutata con la deportazione in Spagna, nel 1871. Qui, il giovane Martí prosegue la sua attività letteraria e pubblicistica e studia presso le Università di Madrid e Saragozza, dove si laureerà in Lettere e Filosofia nel 1874.

Negli anni successivi, impossibilitato a tornare in Patria, soggiorna in Messico (1875 – 1877) e poi in Guatemala (1877 – 1878). A Città del Messico conosce e sposa la sua compatriota Carmen Zayas y Bazan, da cui avrà il figlio José Francisco, nato nel 1878 all’Avana. In entrambi i Paesi, già indipendenti, partecipa alla vita intellettuale e politica, maturando le sue convinzioni di patriota non solo cubano ma latinoamericano. In questo periodo è iniziato alla massoneria, che considera «nulla più che una forma attiva del pensiero liberale», la cui segretezza è assurda in un Paese libero. Il suo ritorno a casa dura però poco, dato che nel settembre 1879 è di nuovo messo agli arresti, accusato di cospirare per l’indipendenza del Paese.

Martí sceglie nuovamente l’esilio, giungendo a New York nei primi giorni dell’anno seguente, venendo subito nominato portavoce del Comitato Rivoluzionario Cubano, colà attivo. Si dedica quindi anima e corpo alla causa dell’indipendenza cubana, a costo di trascurare la famiglia, che torna all’Avana. Il suo impegno lo porta però a battersi per tutte le nazioni americane, viaggiando in Venezuela (1881) e divenendo console dell’Uruguay (1887), dell’Argentina e del Paraguay (1890). Pubblica a questo proposito il saggio “Nuestra America” e la rivista per l’infanzia “La edad de oro”. Escono, invece, nel 1891 i “Versos Sencillos”, summa in versi della sua opera poetica e filosofica.

MartiPlazaRevolucionNel 1892, fonda il Partito Rivoluzionario Cubano, di cui è presidente. Finalmente, nel 1895, scoppia la guerra d’indipendenza tanto a lungo preparata ed attesa. Martí sbarca a Cuba il 10 aprile e si unisce alle forze ribelli del Generale mulatto Antonio Maceo, il Titano di Bronzo. Il 19 maggio, a Dos Ríos, tra Bayamo e Holguín, cade ucciso in un’imboscata. I suoi resti, sepolti dal nemico nel Cimitero di S. Ifigenia a Santiago, saranno collocati nell’attuale solenne mausoleo nel 1951.

La grandezza e l’importanza di Martí per la nazione cubana deriva principalmente da due fattori. In primo luogo, la sua opera instancabile ha coinvolto molti campi, dalla poesia al giornalismo, dalla pedagogia alla diplomazia, dalla filosofia alla guerra. Citando il motto dell’Unione dei Giovani Comunisti cubana, si può davvero dire che egli abbia saputo coniugare «lo studio, il lavoro, il fucile», in maniera mirabile. Per tracciare un’analogia col Risorgimento italiano, è come se Cavour, Mazzini, Garibaldi e Carducci fossero stati riuniti in un’unica persona.

In secondo luogo, Martí ha elaborato un pensiero politico coerente ed originale, difficile ad inquadrarsi in schemi precostituiti, ma di grande importanza non solo per Cuba, ma per tutte le nazioni americane. Infatti, ciò che egli scrive per la sua Patria, vale anche per tutte le altre Patrie americane, ugualmente in lotta per la loro libertà e il loro sviluppo, di contro alla dominazione coloniale o neocoloniale straniera. Questo mito internazionalista (in senso né cosmopolita né classista) della “Nuestra America” si riallaccia agli altri Libertadores, da Bolívar e San Martín, fino all’odierno sforzo verso l’integrazione continentale.

Il pensiero martíano però non è riducibile al liberalismo democratico ottocentesco, ma mantiene una sua forte tensione sociale e nazionale, come mostrano l’influenza dell’idealismo tedesco e l’apprezzamento per Marx. Tuttavia, egli non era per nulla un materialista ma, da deista, riaffermava l’importanza della religione e della morale per lo sviluppo integrale dell’uomo e dei popoli. Inoltre, la sua filosofia politica si fonda sul primato della cultura, finalizzata però all’azione, come espresso magnificamente dalla massima «Essere istruiti per essere liberi». Ciò spiega perché egli è sempre stato venerato dai patrioti cubani al punto da essere il principale ispiratore della politica nazionale, nonostante il tradimento dei suoi ideali da parte della Repubblica liberale, instaurata dalle cannoniere statunitensi nel 1898.

Quindi, nonostante sia caduto a soli quarantadue anni e abbia trascorso più tempo in esilio che in Patria, l’impatto di José Martí sulla cultura cubana è impressionante. Basti pensare che i suoi versi più famosi, popolarizzati dalla canzone “Guantanamera”, sono noti anche a chi non l’ha mai sentito nominare; che i suoi libri per l’infanzia sono letture obbligate nelle scuole cubane; che persino i Papi in visita a Cuba hanno elogiato le sue virtù civili, benché massone e anticlericale (!); e che la stessa Rivoluzione socialista, pur essendosi dichiarata in ugual misura marxista-leninista e martíana, è debitrice molto di più a quest’ultimo che non al filosofo di Treviri.

Di Andrea Virga

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