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Libri. “Il contagio” di Walter Siti e l’Italia post-berlusconiana (che non ha nulla di destra)

Pubblicato il 1 settembre 2013 da Renato de Robertis
Categorie : Libri

Walter SitiSiamo tutti  personaggi di un libro di Walter Siti,  lo scrittore – vincitore del Premio Strega 2013 – che, con  il romanzo  Resistere non serve a niente,  racconta  la nostra epoca. Siamo personaggi di Siti  perché viviamo una realtà in cui  ci sembra di non conoscer più  onestà e vergogna. E, più o meno, viviamo esperienze  border-lines  in ufficio, a scuola,  e  on-line. La società post-berlusconiana  non ci ha lasciato in eredità grandi riserve morali. Abbiamo cambiato pelle e non ce ne siamo accorti. Abbiamo evaso il fisco. Pasticciato con la finanza sporca. Ammirato  le signore della televisione, le  nuove guide  del paese!,   Barbara   D’Urso e  Maria de Filippi. Quindi non ci rimane che un  futuro spento, lo stesso  dell’ultimo romanzo di Siti,  in vendita nelle librerie, nelle edicole, nelle pescherie…

In questa opera, poi,  il personaggio principale, Tommaso, ben compendia la  filosofia del…  Io  frego  tutti,  perché  gli altri  fregano me! Così  ognuno di noi  vive un po’ in sintonia  con il mondo di Siti. In sintonia perché vorremmo avere a che fare… con  una olgettinaConoscere, al meno, un amico potente nell’alta finanza.  Sognare soluzioni, anche trasversali, ad  una  realtà mediocre. Auspicare,  insomma,  i nostri  quindici  minuti di  notorietà,  ma  anche  trenta, sessanta, centoventi minuti…

“Siti ha scritto  il grande romanzo storico del nostro tempo” (Marco Lodoli).  Questo è il punto.  Con il favore dei lettori, la  letteratura sitiana  esiste come  fotocopia della realtà  – come la  fiction di un paese in crisi –  e vuole ritornare ad incidere, raccontando storie di noti vip esistenti in una cornice narrativa di fantasia. Però andiamo oltre.  Da tempo  stiamo cercando   una letteratura di successo che non sia la sublimazione  di una realtà  storica  degradata e irreversibile.  Cioè  stiamo auspicando  il romanzo  che non sia  un   presente da fiction  o  un’idea nata nella letteratura   giornalistica.  In più, qui,  non si vede neanche l’ombra di una scrittura  potente.  Tutto è  fredda paratassi o  letteraria  mimesi  di sogni, bisogni, mascalzonate, e mode   post-moderne.

Già Nuovi Argomenti (‘Presente storico’, Aprile/Giugno 2013) ha ribadito un’ idea analoga:  Noi, i bravi  della sinistra per bene, vogliano una letteratura della verosimiglianza. Per questo,  ecco  tutte le preghiere a San Saviano Roberto, ormai   luce della  bella e buona scrittura!   E San Saviano   scrive libri partendo proprio dai realissimi fatti giudiziari.  Ecco Cerbero Siti  Walter  che racconta  le pochezze degli odierni conduttori  televisivi o  la  voracità  finanziaria della  mafia italiana.  Con le dovute differenze, lo  hanno già  fatto Antonio Scurati  e   Giuseppe Genna  veleggiando nei  mari  dei nostri anni  di  plastica.

All’interno di uno sforzo pur significativo,  Siti   ci fa viaggiare  in un mondo di affaristi, di manager, di palestrati, di signorine  berlusconiane, di esperienze di sesso e prostituzione intellettuale.  E  qualche critico pensa che questo  mondo sia  una  realtà di  destra, una destra di potere, televisiva e  depressa.    Smettiamola! Di destra qua non c’è niente. Se volete una letteratura che faccia vedere quanta  merda  galleggia,  molto bene, leggete Walter Siti. Se volete regalarvi  la lettura della  catastrofe  etica della contemporaneità, benissimo,  accomodatevi in un libro di Siti, cioè  Il contagio (2009)  o Troppi paradisi  (2006). 

Se, invece, partite da una diversa  premessa, la differenza sta in poche domande:  Siete per una letteratura senza destino? O per una letteratura con un destino?

La letteratura va verso  l’estinzione.  Ma si tenta di farla vivere nel  ‘presente storico’  o  nella neo-letteratura della  verosimiglianza,  la quale, tuttavia, sta generando due risultati:  il primo, la  debolezza  di una   forma letteraria  descrittiva; il  secondo,  il   vizio   umano come  orizzonte unico.

Ciò nonostante,  non ci resta che resistere.  Perché resistere  serve  a qualcosa.  Resistere anche per farsi cacciare…    Resistere  per  andare  alla ricerca di un romanzo di  simboli, di positività, di nuovi imprenditori, di alberi da difendere, di storiche famiglie normali che, ogni giorno, si battono contro un  presente liquido, e  di ragazzi che, valorosamente,  continuano a studiare  pur sapendo  che il  loro futuro sarà in  un  paese senza lavoro,  vuoto, dimenticato e  rissoso.

Di Renato de Robertis

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