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Le conseguenze dell’amore afflitto dall’eterna connessione

Pubblicato il 10 agosto 2012 da Claudio Risè
Categorie : Rassegna stampa

Tra lui e lei quasi sempre, c’è un altro. La sua presenza non fa bene al rapporto, lo indebolisce sempre di più. Ruba attenzione, concentrazione, distrae. Non si tratta però di una persona fisica, ma di un gadget tecnologico: generalmente un cellulare, uno smart phone, un tablet. La sua presenza, sempre più invadente, sta profondamente trasformando i rapporti di coppia. Il discorso, l’intimità, ilsilenzio è sempre più spesso rotto da uno squillo, un sms, una schermata sul mondo, fuori.
Non è un cambiamento da poco. L’innamoramento, il corteggiamento, lo stare insieme è sempre meno una vicenda dei due della coppia, e sempre di più un fatto sociale, nel quale entrano in continuazione altre persone, informazioni, notizie. Tutta roba che mette in fuga quelloche una volta veniva definito l’incanto dell’amore.
L’agghiacciante statistica secondo la quale circa un quarto delle americane sposate parla al cellulare durante i rapporti sessuali può essere messa sul conto delle patologie che si sviluppano nei matrimoni in crisi, come illustrato nelle serie televisive dedicate alle casalinghe disperate. Ma questo è solo il risultato di molte cose chesono già accadute prima, quando i due hanno cominciato a frequentarsi. E’ durante quei “magic moments”, illustrati de una canzone evergreen degli anni 60, che si può sentire se davvero si è fatti l’uno per l’altro.
Per questo, però, è necessario essere totalmente presenti alla situazione, all’altro, vederlo veramente, e lasciarsi vedere, fin nel profondo. Serve insomma concentrazione, profondità. Persino silenzio, oppure colonne sonore adatte all’ascolto e accoglimento dell’altro, come erano le musichediffuse, o eseguite dal vivo nei piano bar dove ci si corteggiava e ci si innamorava prima dell’avvento della connessione perenne.
A quei luoghi ovattati sono da tempo subentrati gli happy hour, gli “aperitivi” squillanti di cento suonerie, luoghi dove l’intimità e l’ascolto dell’altro sono sovrastati dall’esibizione, il mostrarsi, il dover essere “brillanti” nella compagnia, più che interessanti e interessati all’altro chepotrebbe amarti.
La “connessione” col mondo ha così scavalcato l’attenzione all’altro. Lei risponde allo squillo dell’amica, o della mamma, lui non resiste a controllare dal tablet gli ultimi sviluppi della partita. La tensione amorosa si trasforma in scambi episodici, curiosità , qualche battuta. Il sentimento sbiadisce e il desiderio rimane come espressione del sistema nervoso, più che come slancio del cuore.
Non tutto, nella trasformazione informatica dell’innamoramento, è però da buttare. La presenza continua degli altri, della società, delle informazioni sul mondo, ad esempio, rende più difficile quel chiudersi nella coppia frequente negli adolescenti timidi o in difficoltà, chefino a non molto tempo fa sequestrava gli innamorati separandoli dagli altri e dal loro tempo, e metteva così in pericolo il loro benessere psicologico successivo.
La connessione ti aiuta a non perderti completamente nella tua fiaba d’amore. Ma se non la tieni a bada impedisce del tutto che la fiaba nasca, trasformando la persona chepotrebbe amarti in una conoscenza come le altre.

* da rassegna stampa di Arianna editrice

Di Claudio Risè

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