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Milan. L’ira di Allegri: dimissioni annunciate (poi smentite) come rivincita per il tecnico

Pubblicato il 29 agosto 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

allegriGente Allegri il ciel l’aiuta. Il tecnico del Milan depone il sorriso d’ordinanza e lancia la provocazione: “Forse mi dimetto” inducendo Adriano ‘zio Fester’ Galliani ad una sessione di lavoro straordinaria tra microfoni e giornalisti nel dopo partita contro il Psv che ha decretato il passaggio del turno dei rossoneri grazie al rotondo 3-0 rifilato ai belli ma inconsistenti olandesi. Che peraltro si inguaiano anche le celebrazioni del loro primo secolo di storia sportiva. Balotelli e Boateng rovinano la festa dei cent’anni al Psv che ricorre il 31 agosto.

Max Allegri si è tolto la prima pietra dalla scarpa. E siamo solo al 28 agosto. L’allenatore ha spiegato: “Con la vittoria di oggi si chiude la stagione iniziata a gennaio. Stanotte posso pensare serenamente se è il caso di dimettersi”. Il livornese si è tenuto dentro la salsedine amara delle critiche piovutegli addosso nel corso del campionato scorso e, dopo le disastrose apparizioni di quest’anno (andata ad Eindhoven e disfatta di Verona) ha riversato la sua collera contro chi continua a pensare che lui, in fondo, non sia davvero all’altezza del Milan e di chi lo ha preceduto sulla panca rossonera come Fabio Capello, Arrigo Sacchi e Carletto Ancellotti.

La sua storia da tecnico sembra quasi ricalcare quella da calciatore: un’eterna promessa mai davvero sbocciata. Lo volevano sostituire con uno che ancora sta giocando, Clarence Seedorf, e se non fosse stato per la disastrosa esperienza da timoniere in Svizzera, magari quest’anno sarebbe stato soppiantato in cabina di regia da Rino Gattuso.

In fondo, Allegri, è un tecnico della nouvelle vague ‘giovane’ che però si è fatto le ossa nelle serie minori. Il Sassuolo dei miracoli, ad esempio, è anche ‘figlio’ suo. Ma tant’è: nessuno gli perdona le disastrose false partenze del Milan che hanno reso la squadra rossonera poco credibile al cospetto della Juve dei cannibali guidata dal sanguinoso capotribù Antonio Conte o del Napoli di celluloide che quest’anno ha affidato a Rafa Benitez la regia del sequel del film d’amore iniziato con Walter Mazzarri, stavolta alle prese con i giovanissimi della leva Moratti nella ridotta interista che attende notizie dall’Indonesia del bel Thohir.

Da parte sua Adriano Galliani ha dovuto dar fondo a tutta la sua flemma per smorzare subito le polemiche. “Ha fatto la battuta”, ha detto, quasi si trattasse di uno sketch da cabaret. Chissà come l’avrà presa Max l’incompreso…

Di Giovanni Vasso

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