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Il caso. Balotelli a Verona: la satira gialloblù spiazza il conformismo preventivo

Pubblicato il 28 agosto 2013 da Giuseppe Salinari
Categorie : Sport/identità/passioni

balotelli milanPer la grande overture del campionato di Serie A, Verona-Milan di sabato scorso, tutti temevano la valanga di buuh razzisti per il “bresciano” Balotelli” dagli spalti dello stadio Bentegodi. In settimana, sui media, hanno tenuto banco i baldanzosi e intelligentissimi tweet del giocatore rossonero (“veronesi… vi presento un bresciano”). E i commentatori italiani erano già pronti a versare il solito fiume di parole, grondante buonismo e retorica, contro gli irriducibili cattivoni della tifoseria scaligera, la deriva della gioventù italiana, il radicato problema del feroce razzismo che serpeggia tra le italiche genti.

E invece? E invece un mortale abbraccio di sarcasmo ha stretto il giocatore ghanese, non appena ha messo piede sul verde del Bentegodi: scroscianti applausi di giubilo, carichi d’ironia fin troppo riconoscibile, in pieno stile italiano. E la cosa è andata avanti per tutto il match, fino al fotogramma finale: un Mario Balotelli sconsolato, disorientato in mezzo al campo scaligero, con tutto lo stadio che inneggia al suo nome. I “butei” dell’Hellas hanno colto nel segno e ancora una volta hanno ferito la stupidità. Tanto che il sindaco Flavio Tosi a fine partita può affermare che è stata “una splendida dimostrazione di correttezza da parte del nostro pubblico”.

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E deve aver fatto particolarmente male quest’abbraccio velenoso, se Mario Balotelli – questo va detto a sua parziale discolpa – sul suo Twitter è passato dall’atteggiamento spavaldo del pre-partita, alla coda tra le gambe (“Complimenti al Verona (calciatori) mi colpevolizzo della nostra sconfitta. Comunque complimenti Verona ancora”). Con quel “calciatori” tra parentesi che –  qualora ve ne fosse bisogno – suggella il successo della perfida mossa dei tifosi gialloblù. Balotelli cornuto e mazziato, quindi. Non insultato dagli avversari per il colore della sua pelle, ma dai suoi stessi tifosi per l’incolore prestazione; irriso e sbeffeggiato dalla curva veronese, per la sua pochezza di spirito e per il suo scarso senso dell’ironia. Proprio come quando qualche giorno fa a Lugano s’è trovato la sua Ferrari infiocchettata di carta igienica da alcuni tifosi ai quali aveva negato la piccola gioia di un autografo. Forse è il caso che il ministro Kienge, che ha affermato di volerlo come “testimonial” della legge sull’immigrazione – sì, proprio così, testimonial, testuale parola – provi a guardarsi un po’ in giro in cerca di qualcosa di più interessante. Quanto al calciatore Balotelli ci sarebbe sempre la possibilità di aggrapparsi alle parole del suo mister Allegri, che in un’intervista ha portato Luca Toni – splendida doppietta per lui – come esempio per “i suoi ragazzotti”, con riferimento neanche troppo velato proprio alla punta incolore del Milan e della nazionale. O meglio ancora sarebbe se riuscisse a far sue le parole di Zeno (vecchia quercia della tifoseria veronese): “Per noi quello che conta in una persona non è se sia bianca, nera o gialla, ma che abbia una sua identità e che sia una persona degna di rispetto”. Bentornati butei.

Di Giuseppe Salinari

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