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L’analisi. Se al Meeting di Cl si mette la sordina sulla “legge bavaglio”

Pubblicato il 25 agosto 2013 da Marco Mancini
Categorie : Cronache

meeting«L’unica raccolta di firme che il Meeting di Rimini sta facendo è quella contro la persecuzione dei cristiani nel mondo. La raccolta di firme sull’omofobia è una iniziativa del settimanale “Tempi”». Con queste parole i vertici ciellini si sono dissociati dalla donchisciottesca battaglia della rivista diretta da Luigi Amicone contro il ddl sull’omofobia: infatti, spiegano ancora i responsabili della kermesse romagnola, «che il Meeting non abbia paura dell’altro o della diversità, qualunque essa sia, lo documentano le decine di migliaia di persone che affollano in questi giorni la fiera di Rimini, visitatori, relatori o ospiti, che vivono il Meeting come fosse casa propria».

Poche righe ma confuse, verrebbe da commentare. Gli estensori del comunicato sembrano non accorgersi della portata liberticida del ddl Scalfarotto, delle conseguenze che progetti normativi come questo potranno avere in termini di persecuzione, magari non violenta ma strisciante, proprio dei “cristiani” che ci si propone di difendere in altre parti del mondo. I grandi capi del Meeting, dunque, non raccolgono firme contro la legge sull’omofobia, perché non hanno paura della “diversità”; ne segue logicamente che chi lo fa sia invece intollerante, insomma un tipaccio da cui prendere opportunamente le distanze. Una conferma implicita proprio del falso teorema messo in campo dai sostenitori della legge, uno sconcertante segno di subalternità culturale che non ci si aspetterebbe dai presunti eredi di don Giussani.

Sembrano lontani i tempi in cui il Fondatore accusava la modernità illuminista e secolarizzata di aver prodotto una vera e propria “scomunica”, ben più violenta di quelle comminate in passato dalla Chiesa, contro il cattolicesimo. Lontanissimi i tempi in cui CL e il Movimento Popolare erano attraversati da pulsioni anticapitaliste, antiamericane e anche un po’ terzomondiste. Oggi trionfa il “politicamente corretto”, come confermato dall’imbarazzante e sibillina chiusa del comunicato, laddove si afferma che, nel merito della questione omofobia, «possiamo solo auspicare che le sedi parlamentari affrontino la vicenda secondo quello spirito di responsabilità auspicato dal Presidente Napolitano che ha invitato a “parlare il linguaggio della verità” nell’interesse di tutti e di ciascuno». Ecco, non pretendevamo certo che si nominasse il Catechismo, ma almeno una citazione da don Gius. Dal Fondatore a Re Giorgio, il passo è stato più breve del previsto: la sete di “Assoluto” ha forse prodotto qualche volo pindarico di troppo.

Nessuna battaglia contro la legge sull’omofobia, dunque: sia mai che qualche ricco sponsor – che so, Legacoop – ritiri il suo contributo finanziario al prossimo Meeting, come suggerito con mentalità mafiosetta da Franco Grillini. Eppure Qualcuno aveva messo in guardia: “Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e Mammona!”. Un invito sempre attuale, sul quale i signori del Meeting farebbero bene a riflettere.

Di Marco Mancini

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