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Il caso. E adesso Grillo “tifa” Porcellum: il sistema della “casta” (che adesso gli fa gola)

Pubblicato il 24 agosto 2013 da Fernando Massimo Adonia
Categorie : Grilleide

grilloCasta 1 – Grillo 0. E palla al centro. A mettere “ko” le pretese puriste del leader a-cinque-stelle è il Porcellum. Sì, proprio la legge elettorale disegnata dal leghista Roberto Calderoli.  Il Porcellum è quella legge che, equiparando l’Italia alle altre democrazie occidentali, aveva tolto ai cittadini-clienti la possibilità di esprimere la propria preferenza personale. Un dettaglio sopra il quale in tanti, anche in maniera molto poco convinta, si sono stracciati le vesti. Ma è anche la medesima legge che ha introdotto quell’articolato meccanismo di premi di maggioranza utile (mica tanto, poi) a garantire quella stabilità di governo che in Italia non sappiamo neanche che forma abbia.

Ed è proprio questo strumento, infatti, a fare gola a Grillo. Insomma, bisogna essere proprio degli stolti a non avere invidia per il centrosinistra guidato da Bersani che, con solo il 29,5% dei suffragi, ovvero l’0,4% in più rispetto alla coalizione del Cav, ha ottenuto un pacchetto di 340 deputati, ovvero il 55% dei seggi a disposizione. Un aiutino non da poco che proprio stavolta potrebbe venire in soccorso delle truppe pentastellate, qualora si andasse – con il consenso di Re Giorgio, ovviamente – prematuramente al voto.

Diciamolo apertamente, al momento è tutt’altro che remota la possibilità che il soggetto grillista possa diventare davvero il primo partito d’Italia, nonostante le goffaggini d’inizio legislatura. Sono tre gli ingredienti che potrebbero determinare tale primato. Da sinistra, lo smarrimento per il triste epilogo della leadership di Bersani, continuato poi dalla prorogatio indefinita dell’esperienza Epifani, condita pure dalle diatriba persistente sulle regoli congressuali, è palese. A destra, poi, tra una Forza Italia che torna, un Pdl che va e gli ex An che affondano, la scelta di Berlusconi di non bere la cicuta non porterà sicuramente giovamento, anche in termini elettorali, alla fondazione del suo mito personale. Sullo sfondo c’è poi la presa d’atto che l’esperimento Letta, finora, non ha prodotto nulla di significato. Anzi, se c’è uno stato che può descrivere l’azione dell’esecutivo in carica, questo si chiama immobilismo.

Tre fattori di malcontento, dunque, che se gestiti come solo Grillo ha dimostrato di saper fare alle scorse politiche, riempiendo le piazze a suon di battute anche in contraddizione tra loro, è possibile che il M5S, grazie proprio all’odiato Porcellum, possa varcare le soglie di Palazzo Chigi. Sarebbe il coronamento di un sogno monocolore, ma – sia chiaro- dalle suggestioni più democristiane che mussoliniane. Non fosse per altro perché il Fascismo, della Democrazia, non ne ha mai fatto bandiera.

Come farà però Grillo a giustificare a suoi elettori una opzione elettorale che anche stavolta non prevederà preferenze? Facile, il rimedio si chiama “parlamentarie”. Un esperimento per molti aspetti ancora da studiare. Visti i risultati, però, si può dire tranquillamente che qualora esso sarebbe dovuto servire a favorire una maggiore selezione della classe dirigente, beh, non c’è riuscito minimamente.

Di Fernando Massimo Adonia

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