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Saviano antieroe pantofolaio, simbolo dell’imborghesimento di una nazione

Pubblicato il 30 luglio 2012 da Giacomo Petrella
Categorie : Scritti

Questa non vuol essere l’ennesima polemica contro Roberto Saviano. Anzi. Ci sono già state tante e troppe cadute di stile nei suoi confronti. Soprattutto fra i giornali di centro-destra: troppa invidia e troppo livore nascosti dalla retorica dell’anti-anti-mafia. Un vizio a cui l’editoria berlusconista difficilmente potrà rinunciare; per comodità intellettuale, per target politico-sociale. Lo diciamo a costo di sembrare forcaioli e radical-chic. Massì. Chissenefrega. Anche perchè in poche righe vorremmo usare un tweet di Saviano per spiegare in modo scorretto Saviano stesso e la sua Italia. L’Italia priva di eroi. Perché se da un lato l’archetipo resta Mangano, dall’altro pare inevitabile il richiamo alla banalità del bene: guai alla nazione che ha bisogno di eroi. A sinisitra non si esce dalla retorica piccolo-borghese del progressismo accademico: guai agli eroi. Eroi coi fatti, eroi di carne. Uomini che trascinano uomini. Uomini che fanno uomini nuovi. Puzza già di fascismo. A sinistra, quindi, basta e avanza la dialettica (loro): i libri, i giornali, la tv. Basta la denuncia e il giudizio morale della parte sana della patria. Ma gli eroi? No. Meglio distruggere quelli marci e malati, meglio ricordare quelli martitizzati. Che tanto sono già morti, ecco il punto. Ma guai a volerne di veri e di nuovi, qui e adesso. Non fa bello. Così, inevitabile nevrosi del dover essere, la dialettica lascia spazio alla malinconia: “Per chi vive sotto protezione il sabato e la domenica sono i giorni più duri, dove senti di più il vincolo della vita costretta.” Un tweet tanto piccolo-borghese: una rivoluzione di parole finita nel vuoto del fine-settimana, nel weekend americano, nell’impotenza impiegatizia di una società sterile e invertebrata.

In altre epoche, in altre storie, uomini come Saviano sarebbero liberi e avrebbero creato altri uomini. Più forti, più belli e più decisi. Oggi, invece, finisce tutto così: nella claustrofobia di un impossibile sabato-domenica. Precari e piccolo-borghesi senza eroi. Ecco cosa siamo. E lo siamo per contratto.

Di Giacomo Petrella

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