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Ritratti. Fidel Castro la vita spericolata da un rivoluzionario che legge Guareschi e Dostoevski

Pubblicato il 18 agosto 2013 da Andrea Virga
Categorie : Esteri Ritratti non conformi

castroIl 13 agosto, Fidel Castro ha compiuto 87 anni. Si tratta indubbiamente di un’età venerabile, anche se resta indietro di un anno rispetto a Napolitano. A differenza di quest’ultimo, ha lasciato la carica di Presidente della Repubblica sette anni fa, a causa di una grave diverticolite. Ora sta meglio, ma è opportuno che eviti a tutti i costi lo stress e l’ansia legati alla vita pubblica. Perciò, egli vive ritirato in una località segreta, che cambia regolarmente ogni pochi mesi. È un’abitudine che non l’ha abbandonato fin dal tempo della sua Presidenza, nel corso della quale è sfuggito a ben 638 attentati da parte statunitense. Al riguardo, nel 2010, era stata anche girata una serie televisiva cubana, intitolata significativamente “El que debe vívir”.

In questi anni ha visto passare dieci Presidenti statunitensi, e ha visto morire molti amici e camerati, dall’intima confidente Celia Sánchez (1982) alla cognata Vilma Éspin (2007), dal consigliere Pepin Naranjo (1995) al medico personale René Vallejo (1969). Particolarmente strazianti devono essere state le tragiche morti del compagno d’arme Ernesto Guevara (1967) e dell’allievo e alleato di ferro, Hugo Chávez (2013).

Anche se non è più in grado di sostenere i discorsi fluviali alle masse per cui era noto, resta del tutto lucido e non manca di tanto in tanto di diffondere le proprie riflessioni sulla politica internazionale. Anche se è raro che compaia negli eventi pubblici, lo scorso maggio si è recato alle urne per le elezioni generali, dando conferma ai media di essere vivo e vegeto. A questo riguardo, avverte sicuramente il peso di una vita spericolata: dall’attività politica e la guerriglia, fino a vizi più mondani come i sigari e le donne.

Oltre alle due mogli legittime, Mirta Díaz-Balart e Dalia Soto del Valle, da cui ha avuto rispettivamente uno e cinque figli maschi, Fidel ha avuto un gran numero di amanti, tanto che il cantante Benny Moré lo chiamava El Caballo. Dei suoi numerosi figli naturali, la più famosa è Alina Fernández-Revuelta, che nel 1993 si è unita ai suoi nemici, a Miami, spezzandogli il cuore. Nessun altro dei suoi figli si occupa di politica.

Nasce a Birán, remoto paesino dell’Oriente Cubano, come figlio naturale, poi legittimato, di un ricco piantatore galiziano (don Ángel) e di una cameriera (Lina Ruz). Ha cinque fratelli e sorelle uterine, tra cui Raúl, il compagno di sempre, e Juana, irriducibile nemica da quando ha nazionalizzato la tenuta di famiglia. Nonostante sia stato educato da gesuiti falangisti, a base di onore, disciplina e Hispanidad, è sempre stato piuttosto volitivo e irruento, fin dai tempi dell’Università, quando girava armato e partecipava a insurrezioni nella Repubblica Dominicana (1947) e in Colombia (1948). A ventisei anni dà inizio alla Rivoluzione, col fallito assalto al Moncada; sconfitto, ritenta la sorte a trenta, e in meno di tre anni è al potere.

Gli bastano poco più di sei mesi per mettere da parte i moderati e assumere il pieno controllo della Rivoluzione, e meno di cinque anni per diventare una spina nel fianco degli Stati Uniti d’America, il più potente Stato del mondo, e un protagonista indiscusso della politica mondiale. Grazie a lui, la piccola isola di Cuba ha assunto un’importanza geopolitica priva di precedenti. Da oltre cinquant’anni rappresenta uno spauracchio o un esempio (a seconda del punto di vista) non solo in America Latina, ma in tutto il Terzo Mondo. Il Presidente angolano Santos, ad esempio, gli deve – senza esagerazioni – il potere.

I suoi detrattori lo chiamano “tiranno”, senza rendersi conto quanto egli sia vicino come stile al significato originario di questa parola: i tyrannoi greci che abbattevano le oligarchie e governavano col sostegno del popolo. Il carattere invece è autenticamente spagnolo: fiero, coraggioso e idealista come un celta ma non senza una buona dose di machismo, pragmatismo e orgoglio latino. Ad ogni modo, il suo amor proprio non si è mai mutato in culto della personalità, tanto che in tutta Cuba non c’è un solo monumento a lui esplicitamente dedicato.

È semmai mosso da un grande amore verso la sua Patria, ma ritiene paternalisticamente di sapere cosa sia meglio, al punto da prestare poca attenzione ai consigli. É spietato coi propri nemici e con chiunque possa, a suo parere, minacciare la sua Rivoluzione, ma generoso e alla mano con i propri amici e con il popolo. Su queste basi, è rimasto al potere finché la salute glielo ha consentito, mantenendo il controllo su Cuba, a scapito di ogni ricambio generazionale. Ciononostante ha costantemente avuto l’intelligenza e la flessibilità di rendersi conto dei propri errori – dalla persecuzione di cattolici e omosessuali, al collettivismo in agricoltura ­­– e di cambiare politica ove necessario. Anni prima di Gorbaciov, inizia un processo di “rettificazione” e dinanzi al collasso del mondo sovietico, non si arrende, ma vara una serie impressionante di riforme, proseguite da suo fratello Raúl, con l’obiettivo di salvare il socialismo, correggendone i difetti.

Sul piano intellettuale, di fatto, pare non sia mai andato oltre a pagina 20 del Capitale di Marx, ma continua a leggere e scrivere molto. Le sue letture vanno da Freud e Dostoevski a Guareschi e Hemingway. Si può ben dire che il castrismo non è tanto una dottrina precisa quanto il suo pensiero eclettico tradotto in pratica: molto José Martí, ampie pennellate di Marx e Lenin, una spruzzata di Teologia della Liberazione, un goccio di Primo de Rivera. Malgrado l’educazione religiosa ricevuta (o forse proprio per quello), si professa ateo, sia pure con simpatie per il cristianesimo rivoluzionario, e nondimeno pare sia stato visto pregare durante la malattia. Certo è che ha ricevuto con favore sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI.

È anche grazie a queste contraddizioni, che si può affermare che Fidel Alejandro Castro Ruz resta non solo uno dei maggiori statisti viventi, ma uno dei grandi personaggi che hanno segnato la storia contemporanea.

Di Andrea Virga

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