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Reportage. Beirut la fine del Ramadam e sentirsi nel Vicino Oriente come a casa

Pubblicato il 17 agosto 2013 da Tommaso Della Longa
Categorie : Esteri Reportage non conformi

beirut

*Mentre si infiamma lo scacchiere arabo, con l’Egitto sull’orlo di una guerra civile, Barbadillo.it racconta con un servizio di Tommaso Della Longa un’altro Medio Oriente: quello della tolleranza e delle fedi che si rispettano. A Beirut.

Il mese del grande Digiuno sta finendo, mentre il mio volo atterra all’aeroporto di Beirut. In taxi si susseguono i quartieri della capitale libanese, tra bandiere gialle di Hezbollah ed effigi dell’esercito,tra chiese e moschee, con sullo sfondo il mare. La sensazione è quella che provo ogni volta in Vicino Oriente, quella del sentirsi a casa, con popoli che per storia e cultura hanno vissuto accanto a noi e con noi da sempre. Sono qui per la crisi siriana, per i profughi nell’area e per gli sfollati interni: milioni di persone che cercano di scappare dalla guerra e la Croce Rossa Italiana cerca di fare la sua parte per aiutare chi ha bisogno. Questi sono giorni particolari: in Libano perché il confine tra la normalità e il ritorno verso una simil-guerra civile da queste parti rischia di essere sempre troppo labile. Nell’area perché gli sforzi della Comunità internazionale sono troppo pochi di fronte alla più grande catastrofe umanitaria degli ultimi trent’anni: si parla troppo di armi e troppo poco di aiuti umanitari. Si cerca sempre il sangue per fare share in televisione, ma ci si dimentica che quel sangue appartiene a esseri umani che hanno bisogno di tutto.

Qui a Beirut, la New York del Vicino e Medio Oriente, l’atmosfera è sempre strana: si può gustare del sushi e entrare in locali dove nel parcheggio ci sono solo Ferrari e Porsche, eppure a un’ora e mezzo di macchina c’è il conflitto armato siriano.

Io ho avuto il piacere e la fortuna di vivere gli ultimi iftar, momento in cui tutti rompono il digiuno dopo il tramonto e si incontrano in famiglia per mangiare tutti insieme e celebrare il mese di purificazione e di vicinanza con l’Altissimo. Ma soprattutto, per la prima volta nella mia vita, vivere in prima persona la fine definitiva del Ramadan, l’Eid al-Fitr, qualcosa che è forse paragonabile alle festività natalizie cristiane. Due giorni di festa, due giorni di preghiera, due giorni dove le comunità si ritrovano, le famiglie si incontrano, la convivialità sublima lo Sforzo fatto in nome di Dio.

Per l’ennesima volta si impossessa di me la sensazione dello “stare a casa”, in barba a chi pontifica di fantomatici scontri di civiltà. Qui tutte le confessioni si ritrovano per strada in un’atmosfera di festa. Qui, tra un dolcetto tradizionale e un favoloso piatto di hoummus, si comprende fino in fondo quanto le semplificazioni occidentali non abbiano cittadinanza da queste parti, quanto il raccontare gli scontri in atto in questa zona del mondo come una guerra tra Sciiti e Sunniti sia una bufala colossale, quanto i nostri governi rischino quotidianamente di gettare benzina sul fuoco proprio per la poca comprensione (il più delle volutamente in mala fede ça va sans dire) di cosa succede da queste parti.

E mentre si continua nella cena fino all’alba, mentre si aspetta l’arrivo di qualche altra parte della famiglia, mi spiegano come le stelle e la luna siano fondamentali nel determinare l’inizio e la fine del sacro mese di Ramadan. E come siano importanti i pensieri e gli insegnamenti dell’Imam Sayyid Musa al Sadr, scomparso tra Libia e Italia nel 1978, in una storia ancora tutta da chiarire. O ancora le parole e gli scritti di Sayed Muhammad Husayn Fadlallah. Personaggi e storie che difficilmente si sentirebbero dalle nostre parti e che invece sono forti, interessanti, piene di energia e sapienza.

Cibo su una tavola libanese

Basta astrarsi un attimo, guardare le scene di fronte a sé per pensare alle festività italiane in famiglia, soprattutto quelle del sud, dove addirittura certi dolci e certi sapori sono identici. Poi arriva il momento dei saluti: “hamdulillah, grazie a Dio, quest’anno abbiamo festeggiato insieme l’Eid al-Fitr”. Civiltà così vicine ma troppe volte così lontane si sono ritrovate per un momento di festa e riflessione. Al prossimo anno, Inshallah.

http://www.lavocedinewyork.com/Eid-al-Fitr-nella-New-York-del-Medio-Oriente/d/2241/

Di Tommaso Della Longa

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