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Cultura. Pasolini fontana nicciana critica della modernità (da destra?)

Pubblicato il 16 agosto 2013 da Renato de Robertis
Categorie : Cultura

pier-paolo-pasoliniPost-comunista. Reazionario. Cattolico. Un intellettuale ideologicamente ri-usato. Molto citato a destra. Meno a sinistra. Per essere anti-televisivi, si ricorda Pasolini. Per spiegare  il fascismo, si tira fuori una frase di PPP. Per meglio caratterizzare il linguaggio, i grillini  usano la terminologia pasoliniana  “Fuori dal palazzo”  o “Dentro il palazzo”.

In più, tra pochi giorni, nell’ambito della Settantesima Mostra del Cinema di Venezia, parte un omaggio alla sua filmografia, con un’ attenzione al film ‘Uccellaci e uccellini’.

Dopo tanti anni dalla morte, per lui si rincorrono eventi e citazioni.  Così la cultura italiana  continua ad elaborare il lutto, l’assassinio di un poeta,  la soffocazione di una voce libera.

Allora PPP è come la fontana nicciana. Scriveva Nietzsche che i   pensatori  sono  fontane  sul ciglio della strada; chiunque può fermarsi e  abbeverarsi  a quelle fonti di pensiero;  e la  fonte pasoliniana – insieme progressista  e reazionaria,  rossa  o  nera  –  offre sempre acqua.

Ma se il poeta friulano non fosse morto, come sarebbe continuata la sua carriera intellettuale?  

A sinistra questo ragionamento non piacerebbe di sicuro (!) Nella seconda parte degli anni settanta, negli anni ottanta, da  settantenne negli anni novanta, Pasolini come avrebbe elaborato il suo pensiero?  Risposte certe sono impossibili. Però. Senza un grande azzardo,  piace   ipotizzare un intellettuale  critico con il Pci  (“Il Psi e il Pci  non possiedono più una interpretazione culturale della realtà…” Lettere luterane, 1975) Piace supporre il suo disaccordo con il  Compromesso storico; egli aveva fiutato che il Pci e la Dc stavano imparando la prassi politica uno dall’altra.  E piace pensare ad una sua risposta in difesa dei ragazzi uccisi dal terrorismo rosso; egli, come Sandro Pertini, con la stessa onesta morale, avrebbe abbracciato i familiari dei fascisti o dei poliziotti crivellati dall’odio (così come fu crivellato suo fratello dai partigiani slavi comunisti).

Tuttavia,  le  uniche certezze  sono  i suoi testi. Gli ultimi. Vale a dire, Lettere luterane, nate dalla collaborazione con il Corriere della Sera (gennaio/ottobre 1975) e Petrolio,  il romanzo non terminato (1973/1975). In queste due opere sono leggibili i contenuti terminali  dell’ideologia pasoliniana, per la quale sorgono indiscutibili  considerazioni  in  una  prospettiva  di destra.   

Primo: Un contenuto centrale resta la  battaglia pasoliniana  di conservazione dei luoghi del patrimonio nazionale (contro “…ogni distruzione  paesaggistica  e urbanistica  dell’Italia”, Lettere luterane);  un’ idea questa da tener presente in un  paese liquido che sta sciupando  tutto.

Secondo:  il Fascismo è principalmente una questione culturale (‘Il fascino del  Fascismo’, Petrolio).

Oggi come ieri,  è  possibile spiegare il consenso dei giovani ai movimenti di destra  attraverso un’analisi  sulla cultura del passato, sulla memoria dei padri, sulla corporalità attiva e ideale della gioventù ( “Il Fascismo … dà il primo posto alla filosofia  irrazionale  e all’azione, che sono le forme attuali e logiche  del Mistero corporale. Nessuno di noi  ne è esente, indenne o libero. Anche quando  non lo vogliamo  il Passato determina  le forme di vita che  immaginiamo  e  progettiamo per il futuro”,  Petrolio).

Terzo:  Sembra  superatissima  la disapprovazione di sinistra ( cfr. A.L. de Castris) contro un Pasolini che difende “poesia della  tradizione”.   Se  Pasolini  tentava di custodire la  verginità della  poesia dalla contestazione sessantottesca, probabilmente egli difenderebbe una  poesia eroica  dall’attacco di un individualismo di massa  in cui siam  tutti scrittori e poeti.

PPP di sicuro rifletterebbe sui processi culturali in corso nella Rete. Sarebbe pronto a chiarire i significati del vociare illimitato di un Network.  Alla ricerca di voci innocenti. Alla ricerca di quella innocenza che, a volte, gli sembrava vedere negli occhi di un giovane fascista innamorato della Patria.

Egli, da sinistra per arrivare a destra, denuncerebbe la distruzione dell’ultimo ventennio con  “la responsabilità della stupidità delittuosa della televisione” e con la  “distruzione borbonica  di cariche pubbliche ad adulatori.” (Lettere luterane)

E  PPP  si sarebbe divertito… a  massacrare gli adulatori di questo evo  berlusconiano.

Di Renato de Robertis

Una risposta a Cultura. Pasolini fontana nicciana critica della modernità (da destra?)

  1. Di Pasolini mi piacciono le Lettere luterane e gli Scritti corsari. Trovo illeggibili i suoi romanzi (con una riserva su Petrolio che non ho mai letto, né pensato di leggere), incedibili i suoi film. Fu senz’altro un intellettuale impegnato (come si diceva) ma non organico (come si sarebbe voluto). Colse ed espresse in modo originale e convincente le contraddizioni del vivere attuale, della politica, della cultura del suo tempo. Oggi sarebbe una voce importante e stimolante. Non mi condiziona né la sua scelta di campo politica opposta alla mia, né la sua omosessualità vissuta, peraltro, in maniera cruda e indecente. Ma diciamocelo una volta con chiarezza, bello il richiamo alle lucciole, ma su Valle Giulia non capì.

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